“Solo: A Star Wars Story”: le saghe parallele degli eroi dell’extramondo

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Per chi si fosse perso lo scontro ai confini della Galassia (leggi Festival di Cannes) tra gli avamposti del cinema tradizionale e la Netflix, e dopo la proiezione riparatrice sulla Croisette, il film Solo: a Star Wars Story esce nelle sale italiane.

Harrison Ford e il suo successore

L’universo creato da George Lucas, a cui è subentrato il regista Ron Howard, ha dato vita alla Star Wars Anthology, di cui Solo è il secondo episodio, grazie ad una serie di film spinoff. Tenicamente sono detti spinoff i film che, pur conservando l’ambientazione dell’opera principale, narrano vicende nuove allo scopo di aumentare l’interesse verso i protagonisti. Solo: a Star Wars Story è ambientato undici anni dopo Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith e fornisce dettagli sulla vita di Han Solo tra i diciotto e i ventiquattro anni. Indagare a fondo su un personaggio come Solo poteva intralciare il filone principale stimolando troppo la curiosità dei fan, così la produzione del film è intervenuta precisando che questo, e gli altri spinoff che seguiranno, non sostituiscono la saga ideata da George Lucas. Azzardando un paragone sono come file aperti per caso che si sono rivelati più interessanti del previsto. Per capirci, guardando la scena della cantina di Mos Eisley dove s’incontrano Han Solo, Luke Skywalker e Obi-wan Kenobi, chi si è chiesto cosa facesse prima Han Solo e dove avesse incontrato Chewbecca otterrà la risposta.

SoloGli sceneggiatori John e Lawrence Kasdan hanno puntato sulla ricostruzione dei legami di Han Solo e in accordo con Ron Howard hanno centrato il focus sulle relazioni umane. C’è una svolta esistenzialista nel cuore di Star Wars? Più che altro l’intenzione è offrire spunti e anche confronti ad esempio tra il leggendario Han Solo di Harrison Ford e l’attuale, che ha il volto di Alden Ehrenreich. L’attore è stato scelto dopo un casting estenuante ed essendo lui stesso fan della prima ora della saga, ha detto di essersi preparato ai provini recandosi nella Death Valley, per respirare l’atmosfera dei leggendari inseguimenti spaziali qui ambientati. Valorizzati senza dubbio della grande fotografia di Bradford Young, che ha il merito di giocare con toni che richiamano sia i western che il giallo seppia delle foto dei ricordi del passato che danno alle ambientazioni un tocco originale.

Tornando agli intrecci biografici senza spoilerare si può dire che sono essenzialmente tre: il primo è il rapporto tra Han Solo e Qi’ra, nel film Emilia Clarke. Cresciuti insieme, è probabile fantasticassero su un’evoluzione della loro amicizia, ma il motivo della loro separazione resta nel vago, forse è stato un tradimento, che ha catapultato Han Solo nel cinismo. La Clarke offre al personaggio la giusta dose di enigmaticità esaltata da una bellezza da ologramma. Per fortuna negli abissi spaziali resiste solida l’amicizia, quella fra Solo e Chewbecca, nel fim Joonas Suotamo, un wookiee a cui manca il linguaggio (appannaggio esclusivo degli umani) ma dotato di coraggio e scaltrezza. Tra i personaggi più amati il film, svela l’incontro con Han Solo e la conquista del Millenium Falcon di cui è copilota. Forse i wookiee hanno l’obbligo di dire la verità e Chewie spinge a dubitare che Solo abbia vinto il Millennium Falcon al gioco contro Lando Carlissian (nel fim Donald Glover) come ha sempre raccontato. Le galassie sono posti infidi e Carlissian è un avventuriero che Han Solo fronteggia con furbizia, consapevole che la vita non è un parco giochi e occorre glissare su facili moralismi. Si potrebbe pensare ad un richiamo ai tempi difficili che pure sulla Terra stiamo vivendo, ma è solo un’ipotesi.

Questi i filoni principali di questo film che, dopo la proiezione a Cannes, ha avuto critiche positive e negative. Il sito web Rotten Tomatoes, che aggrega le principali recensioni su film e serie TV, ha concluso la sua indagine affermando che le critiche favorevoli sono in maggioranza. Veloce e godibile il film è quindi adatto ai fan di tutte le età, se naturalmente non si chiede troppo a una storia nata per intrattenere. Gli entusiasti si sono spinti invece ad affermare che per la recitazione, la regia e il cast di attori il film avrebbe meritato di essere un episodio della saga e non un semplice spinoff. Infatti anche senza la Morte Nera e le spade laser, simboli indiscussi del potere di Star Wars, tiene il ritmo e fornisce informazioni agli interessati su prequel e sequel che abbondano. Decisamente pungenti le recensioni negative secondo le quali, dopo l’acquisizione di Star Wars da parte della Disney, il livello della narrazione si è abbassato fino a lambire un pubblico meno che adolescenziale. Gli equilibri tra le case di distribuzione americane si stanno ridisegnando e la Disney, con la Marvel e Star Wars tra le mani, si trova in una posizione forte che le consente di accontentare un mercato diversificato. Quanto questo inciderà sulle sceneggiature si valuterà in seguito, per adesso c’è chi andrà al cinema per godersi il film, chi per decidere se stroncarlo o osannarlo, chi lo farà seguendo il parere di Harrison Ford, che lo ha visto e lo ha trovato buono.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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