Loro di Roma – Apollo e Giacinto: la nascita tragica di un fiore eterno

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Amore, passione e gelosia sono spesso ricorrenti nei miti classici: non fa eccezione quello di Apollo e Giacinto.

Il mito

Domenichino

Giacinto, figlio di Amicla re di Sparta, nel mito è presentato come un giovinetto bellissimo, ammirato e desiderato da Zefiro e soprattutto da Apollo, il quale se ne innamorò follemente, al punto da tralasciare tutte le sue principali attività. Non solo! Aveva perso completamente tanto la testa da seguirlo ovunque andasse, tenendo perfino i cani al guinzaglio quando il giovane andava a caccia. Un giorno i due si sfidarono in una gara di lancio col disco: Apollo lo fece volare in aria per primo e Giacinto corse subito a riprenderlo. Ma il disco, appena toccò terra, gli rimbalzò sul volto (forse per intervento del gelosissimo Zefiro), ferendolo a morte. Apollo cercò di salvarlo ma non poté nulla contro il feroce destino. Decise però di trasformare l’amato in un fiore color rosso porpora, proprio come il suo sangue, che chiamò con il suo stesso nome, giacinto, affinché del giovane e del profondo dolore del dio per la sua scomparsa si conservasse memoria in eterno.

Apollo e Giacinto nell’arte

Cellini

Un racconto così passionale non poteva non incuriosire numerosi artisti durante il corso dei secoli. Il Domenichino nel 1603 fu chiamato a Palazzo Farnese ad eseguire alcuni affreschi e tra questi vi è anche Apollo e Giacinto: il giovane è ritratto mentre perde sangue ed Apollo è lì a sostenerlo, cercando di salvarlo. Nel 1636 Peter Paul Rubens realizzò il suo La morte di Giacinto in un’opera carica di pathos e struggimento: sul viso del ragazzo si coglie un’espressione di terrore, mentre il dio amorevolmente tocca la ferita dell’amato, quasi a voler fermare la fine inesorabile. Nel 1753 Giovanni Battista Tiepolo realizzò il suo La morte di Giacinto rivisitando in parte il mito: Apollo infatti non abbraccia il corpo esanime dell’amato ma si dispera per la perdita del giovane. Un mito che è stato riprodotto anche in epoca moderna, nella seconda metà del XIX secolo, dall’artista russo Aleksandr Aleksandrovič Kiselëv, noto paesaggista, che ritrasse il momento più tragico del mito, la Morte di Giacinto (immagine di copertina), in una straordinaria ed emozionante campagna verdeggiante. Ma non solo pittura: tra le sculture più emozionanti vi è certamente l’Apollo e Giacinto di Benvenuto Cellini scolpito intorno alla metà del Cinquecento. È un gruppo marmoreo a tutto tondo molto potente dove il dio è ritratto stante in tutta la sua avvenenza e dietro di lui compare il giovane Giacinto, disperato con una mano alla testa.

Il significato del mito

Tiepolo

Secondo l’interpretazione del mito classico, questa storia è una metafora della morte e della rinascita della natura ed è molto simile al mito di Adone. Secondo alcuni studiosi, come per esempio l’antropologo francese Bernard Sergent, il mito potrebbe anche essere interpretato come una leggenda iniziatica, fondamento della pederastia spartana come convenzione sociale: Apollo insegna a Giacinto come diventare un giovane uomo compiuto attraverso la gara del lancio con il disco. Inoltre la morte del giovane e la sua “risurrezione” – la trasformazione in un fiore destinato ad esistere per l’eternità – potrebbero essere letti come una rappresentazione del passaggio stesso dalla fase adolescenziale all’età adulta.

L’Asino d’Oro – Associazione Culturale per MIfacciodiCultura

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