La fantasia: colei che sola può rimanere eternamente giovane

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La fantasia e l’immaginazione nella speculazione filosofica hanno sempre avuto un ruolo di rilievo, ma spesso non positivo: per lungo tempo sono state condannate ad una posizione di inferiorità rispetto alle “facoltà più alte dell’intelletto”, relegate quindi ad una posizione di gnoseologia inferior. Considerate, inoltre, come facoltà pericolose nel caso fosse concessa loro troppa libertà, sia ai fini della conoscenza, in quanto conducevano a concezioni confuse, sia nell’ambito della moralità, perché potevano supportare uno sviluppo incontrollato delle passioni.

Cartesio

Uno dei padri di questa visione in merito all’immaginazione è certamente Cartesio: celebre la Sesta Meditazione, nella quale il filosofo divide la “sostanza estesa”, soggetta all’errore, dalla “sostanza pensante”, che sarà tanto più perfetta quanto più si saprà tenere a freno la fantasia. Immaginazione e sensazione sono qui considerati come modi del soggetto, che devono essere depotenziati per poter pervenire ad una conoscenza chiara e distinta. Ancora, Cartesio identifica nella facoltà immaginativa una forma conoscitiva reclusa all’ambito letterario e retorico, dove è libera di dare vita a creazioni fantastiche: si tratta però di un sapere prettamente tradizionale, che intralcia lo sviluppo delle scienze.

Esempi di speculazioni che vanno nella medesima direzione ve ne sono parecchi, tutti accomunati dal sospetto verse queste facoltà. Da un lato, considerate da un punto di vista creativo, esse sono una antidoto ai limiti costitutivi della ragione, dall’altro, però, risultano essere confinate all’ambito meramente espressivo, che sembra essere l’unico nel quale esse possano avere libertà d’azione.

Un passo decisivo in una direzione diversa è fatto da Baumgarten, il quale indaga l’ambito estetico, che diviene terreno critico per l’immaginazione. Il filosofo pone un ordine tra le facoltà, dal carattere teleologico esterno ed interno. Ciò significa che vi è una tensione crescente fra le diverse facoltà, che culmina con la metafisica, ma ognuna di esse risulta avere una sua finalità interna. In altre parole, ogni facoltà è legislatrice del proprio orizzonte tematico. Questo vale anche per la fantasia, che si pone al centro di una scienza imperfetta dal punto di vista logico, ma perfetta per quanto concerne quello estetico: qui l’immaginazione gode di una totale autonomia conoscitiva, risultando essere il modo della conoscenza più vicino ai poteri intuitivi dell’anima.

André Breton

Un’ulteriore svolta per una totale emancipazione delle facoltà immaginative dal ruolo marginale di gnoseologia inferior è fatto da Addison, il quale pone le basi per una fenomenologia dell’immaginazione, che non ha velleità metafisiche, ma che si limita a descrivere gli aspetti soggettivi della relazione fondamentale tra fantasia, bellezza e piacere. Per la prima volta l’immaginazione è collegata con un filo diretto alla bellezza, che da essa può essere conosciuta, e  attraverso cui la stessa fantasia si costituisce nei suoi tratti distintivi. L’immaginazione risulta qui essere legislatrice del sensibile, nell’ambito del quale è operativa e produttiva: è in grado, infatti, di raggruppare le impressioni e i piaceri che prova al fine di determinare specifici effetti. 

Progressivamente si assiste quindi ad una presa di coscienza circa i poteri della fantasia e dell’immaginazione, che acquisteranno un ruolo fondamentale soprattutto negli studi estetici. Tuttavia, esiste un ambito in cui da sempre queste due facoltà hanno regnato incontrastate, vedendosi riconosciuto il ruolo che spettava loro: l’arte. Qui la fantasia appare come il motore della creazione artistica, come veicolo che permette all’ispirazione di germogliare ed emergere dal profondo dell’anima e manifestarsi. L’arte, mediante l’attività dell’immaginazione, crea un collegamento tra il “dentro” e il “fuori”, tra la realtà esterna e quella intrinseca alla creazione fantastica, permettendo di trasportare – e soprattutto rielaborare – elementi appartenenti al mondo in una dimensione altra, quella artistica, appunto.

Nelle manifestazioni fantastiche elementi disparati, lontani fra loro, che mai nella realtà concreta avrebbero potuto trovarsi accostati, trovano vita comune e condivisa, permettendo così all’anima di avere uno sguardo diverso sul mondo. L’arte è esempio concreto della potenza espressiva – ma anche conoscitiva – che l’immaginazione può avere. Così ne parlava, con un tono di polemica e sfida, André Breton:

L’uomo che non riesce a visualizzare un cavallo al galoppo su un pomodoro è un idiota.

Max Ernst

L’ambito artistico merita una visione altra, che sia in grado di “inquadrarne” le sfumature e saperle collocare. Di questa necessità ne rende conto Husserl: quando ci si trova di fronte ad una manifestazione artistica, la coscienza di dispone in modo differente rispetto a quando si ha a che fare con la realtà concreta. Si tratta di uno “sguardo intenzionato”, nel quale un ruolo fondamentale è giocato ancora una volta dalla fantasia. In essa il sujet della rappresentazione è dato senza bisogno di alcuna intermediazione: l’immaginazione è in grado di giungere al cuore del reale, di coglierlo e prefigurarselo con nuove forme.

Ecco che quindi, forse, al contrario di quanto affermava Cartesio, queste facoltà vanno potenziate, per potere accrescere la nostra padronanza della realtà e imparare a rielaborarla in modo inedito e personale.

Francesca De Fanis per MIfacciodiCultura

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