Festival di Cannes 2018: il trionfo del cinema italiano

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L’Italia torna finalmente ad essere protagonista al Festival di Cannes. La giuria, presieduta da Cate Blanchett, dell’edizione 2018 ha assegnato ben due premi ai nostri artisti: il premio come miglior attore a Marcello Fonte per Dogman di Matteo Garrone (in sala dal 17 maggio) e il premio per la miglior sceneggiatura ad Alice Rohrwacher per Lazzaro Felice.

Drogman

La Palma D’Oro è stata conquistata dal Giappone con il film Un Affare Di Famiglia, diretto da Hirokazu Kore-eda. Tuttavia, gli italiani hanno regalato momenti intensi sul palco della cerimonia, a cominciare proprio dal vincitore Fonte. L’interpretazione del “canaro della Magliana” ha colpito la giuria con la sua spontaneità e la sua umanità, elementi fondamentali per raccontare il delitto che trent’anni fa sconvolse la capitale. Una storia cruda che deve la sua fortuna proprio all’incontro casuale dell’attore con Garrone, un incontro che ha trasformato la storia da un racconto di cronaca ad una narrazione dell’umanità e della dolcezza. Paragonato dal regista a una sorta di Buster Keaton dei nostri giorni, Marcello Fonte ha emozionato tutti con il suo discorso di ringraziamento, in cui ha evocato i momenti passati a sognare le emozioni del cinema nella sua realtà fatta di tuguri e lavori difficili: «Quando abitavo in una baracca e sentivo la pioggia cadere sopra le lamiere, mi sembrava di sentire gli applausi. Adesso quegli applausi sono veri, siete voi. E io sento il calore di una famiglia. Mi sento a casa, la mia famiglia è il cinema». Premiato sul palco da Roberto Benigni, in fondo Marcello Fonte non è così diverso dal protagonista di questa “fiaba nera”: il suo lieto fine giunge dopo aver vissuto per anni nelle lamiere della Calabria, nelle cantine occupate, dopo aver trascorso giorni a rubare i cestini dai set per soddisfare la fame.

CannesE se da un lato abbiamo il trionfo degli umili e degli esclusi, dall’altra abbiamo di nuovo una favola, quella della Rohwacher, che ha definito la sua sceneggiatura “libera e bislacca”. Accolto da dieci minuti di applausi alla sua proiezione, Lazzaro Felice conserva un po’ di quel tono neorealista che tanto piace alla classe cinefila di Cannes, senza rinunciare a quel tocco fiabesco e incantato di questa storia di una “piccola santità senza miracoli”. Lazzaro Felice Dogman erano tra i titoli favoriti per questi premi, e il successo di critica non ha deluso le aspettative.

Ma l’Italia è stata protagonista anche in altre vesti, e in particolare nella voce critica e battagliera di Asia Argento che, in occasione degli Oscar e della nascita del movimento #MeToo, si scagliò contro l’ipocrisia hollywoodiana che non aveva dato nessuno spazio alle donne che, per prime, avevano gettato una luce sul caso Weinstein. Oggi, finalmente, la figlia del noto regista italiano ha avuto il suo momento sul palcoscenico: «Nel 1997 fui violentata da Harvey Weinstein qui a Cannes. Avevo 21 anni. Oggi voglio fare una previsione: Harvey Weinstein non sarà benvenuto qui mai più. Ma seduti in mezzo a voi stasera ci sono ancora quelli che devono rispondere delle loro azioni. A loro dico: non vi permetteremo più di farla franca».

Lazzaro felice

Tutti gli altri premi (tra cui anche quello a Spike Lee e Nadine Labaki) mostrano l’attenzione data alle problematiche più scottanti del mondo d’oggi, dal razzismo alle sofferenze e le guerre in alcune parti  del mondo. Ma soprattutto mostrano il grande potere del cinema: il cinema non può offrire soluzioni, ma regala emozioni e spunti di riflessioni. E questo non va mai dimenticato, neanche sotto lo sbrilluccichio dei red carpet e dei festival.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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