“Saggi Pop” di Claudio Sottocornola: il pop come chiave ermeneutica della realtà

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Saggi Pop (Marna, 2018) è il nuovo libro di Claudio Sottocornola, da molti denominato il “filosofo del pop. Poche settimane fa, in occasione della Fiera dei Librai di Bergamo, è stato possibile incontrarlo e apprendere meglio il suo pensiero per cogliere la filosofia del suo lavoro. La ricerca personale dell’artista ha preso avvio da una considerazione del pop come lente ermeneutica per interpretare i grandi temi contemporanei: ciò che emerge dai suoi studi infatti – e sono assolutamente d’accordo – è che la cultura è un valido strumento per capire meglio la nostra società, la nostra storia, che non è fatta solo di trattati e guerre.

Professore, che cosa si è proposto con la composizione di questi Saggi Pop?

Spesso, parlando del Medioevo, presento ai miei alunni un testo delle Antichità italiche del grande storico Muratori, che si proponeva di leggere la Storia del Medioevo italiano alla luce di aspetti sociali, culturali e di costumi. Ecco, allo stesso modo cerco di parlare di Storia contemporanea raccontando dell’evoluzione dei giovani e delle donne, dei mutamenti del gusto nella musica e nella moda, delle attuali tendenze in ambito filosofico e artistico. Ho guardato allora al mondo del pop che per me è quello del popular, del tutto lontano dal “pop” del marketing, insidiato da strategie corruttive strutturali al sistema socioeconomico in cui viviamo. Lo scopo di questi Saggi Pop allora è quello di recuperare memoria storica e senso di appartenenza insieme alla consapevolezza non scontata e non retorica di quanto sia bella l’identità del popular italiano.

Ma perché proprio il pop? È davvero valido per interpretare la realtà contemporanea?

Guardiamo alle icone del pop, cantanti, attori, divi del cinema: con il loro lavoro artistico – se di qualità, naturalmente – esprimono in anticipo lo spirito dei tempi, incarnano tendenze, contraddizioni e interpretazioni della società in cui vivono. Come dice King, grande studioso del divismo hollywoodiano, operano in sé «una magica riconciliazione di opposti», indicandoci una possibile sintesi o via d’uscita all’impasse che il pensiero razionale a volte non è in grado di formulare.

Spesso però il pop e i suoi divi sono associati all’idea di effimero o di banale, come si concilia questo con la sua teoria?

Claudio Sottocornola intervistato da Chiara Buratti

Per quanto mi riguarda, utilizzo il termine pop in senso estensivo e quindi vi includo non solo musica, ma anche cinema, televisione, giornali, pubblicità, a indicare tutte quelle manifestazioni che hanno a che vedere con la produzione industriale, quindi seriale, e la committenza o una destinazione di massa: qui alto e basso convivono, proprio come accadeva nel Barocco o nel Romanticismo. Ancora, il pop può essere visto anche come categoria metastorica, atta a designare il legame che la vera, grande cultura intrattiene con il popolo, con le masse: questo era il pop che piaceva a Pierpaolo Pasolini e don Lorenzo Milani, Umberto Saba e Giovanni Testori, ma anche Fabrizio de André e Lucio Dalla.

Torniamo ai Saggi Pop, al libro vero e proprio. Ci racconta come è strutturato?

Il corpus del libro è costituito da 18 saggi, raccolti tra tutte le pubblicazioni su riviste con cui ho collaborato: si va dal rapporto fra musica e giovani all’evoluzione dell’immagine femminile, dai cantautori alla ricerca del trascendente nella canzone. Ma ci sono anche saggi dedicati alla storia del cinema italiano, della televisione, della moda, delle controculture, della letteratura per ragazzi, o alle principali tendenze della filosofia, dell’estetica e della spiritualità guardate da approdi e naufragi del Terzo millennio. C’è poi una corposa appendice, costituita da interviste e lezioni-concerto. Quest’ultima sezione è la resa su carta di lezioni particolari in cui ho coinvolto i miei studenti: sono tenute infatti non in maniera frontale, ma su un palco, approfondendo attraverso la lente del pop i grandi temi contemporanei, come la condizione della donna o l’identità italiana. Infine, ultima parte è l’exit che contiene idee pop, disegni ispirati alla pop art che sono omaggio alle icone del pop, un divertissement che è viaggio per immagini attraverso i miti della mia infanzia, di un mondo paleo pop con Paul Anka e Rita Pavone accostati alle dive anni ’60.

Che significato ha allora per lei recuperare il mito del pop oggi, nell’età digitale e della globalizzazione?

Claudio Sottocornola

Recuperarne la memoria storica del pop significa per me essere fedele alle mie radici e contribuire a far maturare un senso d’appartenenza che ci manca in questo tempo di globalizzazione. Ognuno di noi ha un luogo della memoria e della appartenenza, il proprio mythos fondativo, che dobbiamo proteggere e coltivare se vogliamo garantire a noi e alle generazioni future condizioni di vivibilità dell’esistenza e di orientamento al valore. E in questo io scelgo il popular come espressione di una esperienza più autentica e vitale, capace di regalarmi energie nuove e motivazioni profonde.

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

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