Albrecht Dürer, l’avventurosa storia di un genio melanconico

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Albrecht Dürer, La Festa del Rosario,1506 , olio su tavola

Il 21 maggio 1471 nasceva a Norimberga uno dei più celebri artisti del Rinascimento nordico: Albrecht Dürer. Figlio dell’ungherese Albrecht Dürer il Vecchio e di Barbara Holper, appartenente a un’agiata famiglia di orefici, viene avviato a soli quindici anni alla bottega del pittore Michel Wolgemut, da cui apprende l’importanza di inserire approfondimenti psicologici e interpretativi all’interno delle proprie opere, spesso nascosti ad un primo sguardo. Il suo lavoro comprende dipinti e disegni, ma saranno le sue minuziose e fortemente simboliste incisioni a renderlo ancora ai giorni nostri uno dei più influenti artisti della sua epoca.

Intorno al 1490, Dürer inizia un periodo di lunghi viaggi per l’Europa, dove entra in contatto con le diverse influenze regionali del tempo. Le prime tappe riguardano le Fiandre: Paesi Bassi, Alsazia, Basilea. Qui realizza numerose illustrazioni per libri e volumi. Al termine del maggio 1494, l’artista fa ritorno alla sua terra natale, dove presto sposa la figlia di un noto mercante, Agnes Frey. Nell’autunno di quello stesso anno intraprende il suo primo viaggio in Italia, dove rimane per quasi un anno. Le impressioni e gli spunti colti durante questo suo soggiorno italiano saranno fondamentali per il suo lavoro. Egli rimane infatti colpito dall’interpretazione rinascimentale del corpo umano e dalla forza espressiva delle opere italiane, in grado di trasmettere emozioni fino ad allora sconosciute. Nel 1496, Dürer entra in contatto con il principe elettore di Sassonia Federico il Saggio che, incantato dalle opere dell’artista, diventerà suo mecenate per il resto della vita.

Albrecht Dürer, Il Rinoceronte, 1516

Il secondo viaggio in Italia avviene tra il 1506 e il 1507. Questa nuova visita, molto probabilmente segnata dall’infuriare della peste, viene vissuta da Albrecht Dürer con uno spirito completamente differente rispetto alla precedente. Da ragazzo assetato di conoscenza e cultura, l’artista è ora un uomo affermato, nella sua prima maturità, le cui opere sono ormai celebri anche in territorio italiano. A Venezia trova  un ambiente cosmopolita, che offre a Dürer la possibilità di frequentare personaggi colti, estimatori d’arte e musicisti. Prima di rientrare in patria, si reca a Bologna, dove ha modo di imparare “la segreta arte della prospettiva”. Il 15 luglio 1520 Albrecht Dürer compie il suo ultimo viaggio, che ha come destinazione i Paesi Bassi. Per la prima volta porta con sé la moglie, che non partecipa però alla quotidianità dell’artista. Ad Anversa viene accolto tra i più grandi onori, con feste e ricevimenti organizzati dalla classe politica della città e dalle numerose confraternite di artisti. Dürer morirà il 6 aprile 1528. Da quel momento riposa sotto una lapide del cimitero di Norimberga.

Albrecht Dürer, Melencolia I, 1514, Incisione a bulino

Numerose sono le opere lasciate dal grande maestro tedesco e numerosi sono stati gli studiosi che hanno cercato di cercare un’interpretazione ai suoi capolavori (tra i vari nomi ricordiamo Erwin Panofsky e Fritz Saxl), le cui simbologie, in chiave tipicamente nordica, presentano spesso significati allegorici celati. Il suo contributo in ambito scientifico resta tra i maggiori del tempo, grazie a saggi e ricerche nei campi dell’anatomia, della geometria e dell’astrologia. Sicuramente quando si pensa ai capolavori realizzati da Dürer, giunge subito alla mente il ciclo di incisioni realizzate tra il 1513 e il 1514 di cui fanno parte Il cavaliere, la morte e il diavolo, San Girolamo nella cella e Melencolia I. Quest’ultima, intrisa di riferimenti esoterici e alchemici, contribuisce, in linea con le idee rinascimentali, a riqualificare la figura di Saturno (che per tutto il Medioevo era stato considerato un personaggio nefasto) come emblema di quel genio malinconico insito nello spirito e nell’anima degli artisti, diventando così una sorta di protettore per tutti coloro che avessero posseduto una sensibilità fuori dal comune e che fossero in grado di osservare il mondo con uno sguardo differente.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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