Le vite degli altri: “Stanze”, la mostra di Alessandro Albert a Torino

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Alessandro Albert

Tutti noi ben conosciamo i dipinti di Edward Hopper: grazie ad essi possiamo penetrare “le vite degli altri”, per citare una celebre pellicola tedesca: le silenziose stanze di Hopper, con i loro impassibili protagonisti, infatti, ci consentono di abbattere la soglia fra pubblico e privato e cogliere così qualche frammento dalla vita privata di altri esseri umani. Eppure, obietteranno alcuni, quelle dipinte da Hopper non sono certo persone reali: uomini e donne in carne ed ossa, invece, sono quelli ritratti da Alessandro Albert (Torino, 1965), fotografo divenuto celebre per i suoi ritratti, nell’ambito della mostra fotografico-narrativa intitolata, per l’appunto, Stanze, e inaugurata nella serata di mercoledì 16 maggio in Corso Novara 87 a Torinonel cuore del quartiere semi-periferico di Barriera di Milano. Tuttavia, fino al 16 giugno prossimo, le fotografie in bianco e nero scattate da Albert non saranno le uniche protagoniste della mostra, bensì saranno affiancate dai brevi racconti scritti da Elisa Leoni (Bergamo, 1988), giovane storyteller e autrice dei testi contenuti nel volume (edizione Edifir), presentato anch’esso durante il vernissage.

Innanzitutto, il luogo prescelto per l’inaugurazione della mostra è uno stabile di dieci piani costruito negli anni Cinquanta dalla ditta Crovedil, ora parte integrante del progetto. Perché scegliere un condominio come tanti per ospitare una mostra fotografica? E perché scegliere proprio gli inquilini di questo palazzo, insieme alle loro storie? Come viene accennato durante la presentazione, tutto comincia nel 2016, «per colpa di Arturo». Arturo è Arturo Herrera, artista venezuelano autore dell’installazione artistica realizzata sul retro del condominio: in occasione della sua mostra personale Soave sia il vento, ospitata presso la vicina Galleria Franco Noero, infatti, Herrera si trova a passare davanti al suddetto condominio e, colpito dalla scacchiera di tende colorate esposte alle finestre dei diversi appartamenti, decide di proporre agli inquilini di sostituire quelle tende con alcune immagini d’epoca di ballerine. L’idea convince gli abitanti di corso Novara, che un anno più tardi leggeranno i propri numeri civici (lo stabile si estende dall’83 all’87) sulle pagine culturali del New York Times. “Colpa” di Arturo, dunque, se la visibilità del palazzo ha subito negli ultimi anni una clamorosa impennata, raccolta e  ulteriormente incrementata dal recente progetto Stanze.

L’installazione artistica di Arturo Herrera (2016)

Cosa sono, dunque, queste stanze? Alessandro Albert ed Elisa Leoni, bussando alle porte di una decina di inquilini, hanno portato in pubblico il luogo privato per antonomasia: la casa. «Ci viene mostrato ciò che resta sempre in-visibile», sottolinea nella prefazione al volume Ferdinando Fava, professore associato di Antropologia culturale all’Università di Padova. Come accade nei dipinti di Hopper, infatti, anche nelle fotografie di Albert le figure degli inquilini vengono ritratte nel loro habitat domestico, e nei resoconti narrativi di Elisa ritroviamo alcuni frammenti raccolti dalla stessa durante le visite negli appartamenti. La stanza, quindi, è interpretata come un luogo di incontro e di legame fra persone abitanti la stessa città. Pertanto, i racconti e le fotografie ci inducono ad incontrarci anche fisicamente: dopo aver fatto un giro per la mostra, infatti, riconosciamo i volti di alcuni condomini immortalati da Albert e raccontati da Leoni. Se questi ultimi, però, erano ospiti degli inquilini, durante l’inaugurazione della mostra allestita in un fabbricato nel cortile dello stabile, tutti noi visitatori ci sentiamo ospiti degli stessi condomini. Tuttavia, la separazione fra pubblico e privato, viene scavalcata proprio da questo nostro incontro o, per dirla con le parole di Fava, «la visita e l’ospitalità […] trasgrediscono quella separazione».

Mentre “entriamo” nelle stanze, ci coglie un senso di timore e di rispetto per le cose e la vita altrui, di cui riusciamo ad intuire alcuni risvolti grazie alla testimonianza di Elisa Leoni, che ci legge con voce commossa uno stralcio della vita (intesa come vita quotidiana-domestica e come biografia) di Lazzaro e Florence, inquilini del secondo piano:

La Tv dà Criminal Minds, il cane Zorro, un barboncino bianco che non ne vuole sapere di stare fermo, abbaia. Sembra contento. Florence è appena tornata dal lavoro. Anche lei è contenta. Direi la più contenta di tutti, qui. Le sue risate larghe risuonano per tutta la casa, mentre il fotografo cattura lei e Lazzaro tra copriletto matrimoniale e scatti di bambini, ormai ragazzi.

Noemi, 77 anni

Sfogliando il volume, entriamo in punta di piedi nell’appartamento e nella vita della signora Bianchini, 83 anni, poi nei appassionati progetti delle giovani studentesse Vittoria e Giulia o nella bottega artigiana di Gaetano, fabbro, e ci accorgiamo di un’intima verità, pronunciata commossa da Elisa Leoni: «Nessuna storia è banale».

Stanze
Corso Novara 87, Torino
Dal 16 maggio al 16 giugno 2018

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

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