#perlaGloria – Stop Aborto, quello che non ci interessa

0 604

L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo. Lo dice un cartellone in piazza Bologna a Roma affisso da CitizenGo.

AbortoPoi magari ci spiegherà anche dove ha trovato i numeri su scala mondiale che hanno fatto venire voglia di scriverlo pubblicamente come fosse una condanna.

Lapidarie sentenze che a quanto pare si possono buttare lì con leggerezza senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze. E non parlo delle conseguenze per chi l’ha scritta, ma per chi è costretto a leggerla.

Ma del resto a noi non frega più nulla di quello che provano gli altri, non ci interessa, l’importante è stupire, scandalizzare, polemizzare, far parlare di sé. Il resto è contorno.

Basandoci su questo principio possiamo usare la parola femminicidio in modo improprio, a nostro uso e consumo, giusto per far girare un po’ di teste e spalancare un po’ di bocche. Utilizzare un termine che parla di un tema atroce perpetrato da anni e taciuto fino a oggi. E non è che parlarne ora abbia risolto il problema, ma è già qualcosa. Se ne parla? Allora usiamolo a sproposito, perché, sia chiaro,  è un termine a sproposito in questo contesto. Lo è perché l’aborto non c’entra nulla con il femminicidio se non nei casi di aborto selettivo e in Italia di problemi ce ne sono molti, ma grazie al cielo questo ci manca. Perché femminicidio è un termine che prevede una definizione precisa e con altrettanta precisione bisognerebbe servirsene.

Ma a noi non interessa.

Anzi, rincariamo la dose  mettendo la foto di un bel pacione senza testa da abbinare alle parole. Così possiamo caricare ancora un po’ di peso sulla figura della donna che, ormai per portarsi tutte queste responsabilità, ha spalle più larghe dei soggetti della sua stessa specie, ma di genere opposto. Certo, perché l’aborto è una scelta esclusiva della donna. Fa tutto da sola lei, si mette incinta e poi  elimina il feto a piacimento. Probabilmente CitizenGo è più femminista delle femministe e rivisita lo slogan “l’utero è mio e lo gestisco io” traducendolo in “è TUO quindi anche la colpa è TUA“, dimenticandosi che spesso, la dolorosa scelta di interrompere una gravidanza, è una decisione di coppia esattamente come lo è scegliere di avere e tenere una figlio.

Ma non ci interessa nemmeno questo.

AbortoCi interessa così poco di tutto che abbiniamo questo manifesto all’anniversario della Legge 194, legge del 22 maggio 1978 che regolamenta l’aborto. E no, non c’entra nulla che sia una legge di Stato, perché nessuno sostiene che le leggi siano necessariamente sacrosante e immutabili, semplicemente quella legge, come la definizione della parola famminicidio di cui parlavamo qualche riga fa, ha un testo preciso che andrebbe conosciuto. La 194 non tutela e non rende lecito servirsi dell’aborto come metodo contraccettivo e di controllo sulle nascite (concetto ben specificato nella stessa), ma tutela solo la donna dalla pratica di aborto clandestino che è sempre stato attuato prima che  questa norma esistesse. Perché la scelta di abortire, che si sia o meno d’accordo, è una questione tanto delicata quanto intima che può essere compresa solo quando ci tocca di persona. Quindi, se non ne sappiamo molto riteniamoci fortunati, significa che non ci siamo mai trovati di fronte a una scelta così pesante.

Ma evidentemente non ci interessa nemmeno questo.

Nascondersi dietro alla buffonata della libertà di parola per poter dire quello che ci pare è una scorciatoia becera. Esiste un banale confine sulla propria libertà che è la limitazione della libertà altrui.

Lo insegnano alle elementari questo concetto.

La campagna pro vita di CitizenGo è violenta, superficiale e imbecille.

E se il mio concetto risulta offensivo: non mi interessa.

Come non mi interessa nemmeno che ora il cartellone sia stato oscurato, quello che importa è che chi lo ha creato non si curi di quello che afferma e di come lo afferma.

E quindi ce ne saranno altri.

Questo dovrebbe interessarci.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.