Lezioni d’Arte – La Pala Rinascimentale di Andrea Mantegna

0 1.104
Pala di San Zeno, 1456-1459, dettaglio angeli

Sull’altare maggiore della meravigliosa basilica romanica di San Zeno, a Verona, è collocata l’omonima Pala di San Zeno di Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 1506), la prima Sacra Conversazione che segna l’inizio della cultura rinascimentale in città. L’opera racchiude tutti i principi del nuovo gusto artistico, la ripresa del mondo antico, dell’eleganza, della misura, il matematico uso prospettico e la monumentalità dei suoi protagonisti. Commissionata da Correr, abate della chiesa, la pala viene realizzata poco prima del trasferimento dell’artista a Mantova, alla corte dei Gonzaga.

Pur essendo divisa in un trittico dalle colonne della cornice dorata, disegnata dallo stesso Mantegna, la pala segna il passaggio al nuovo prototipo di Sacra Conversazione dove per la prima volta l’immagine centrale è unificata. Mantegna ha abilmente congiunto la sala del trono, su cui siede la Vergine circondata da santi, attraverso l’uso della prospettiva e di alcuni dettagli decorativi: le colonne classiche continuano in una meravigliosa architettura dipinta che ci proietta all’interno di un’elegante sala, decorata da una parte all’altra del loggiato marmoreo con tre festoni di frutta e ortaggi simbolici. Ci sono ciliegie, cetrioli, pigne e pesche che alludono alla Resurrezione e all’amore materno, tutti rimandi all’Antico Testamento. I medaglioni e i fregi classici che decorano la sala dipinta rappresentano favole pagane, tra cui le fatiche di Ercole. Come un abile regista Mantegna fece aprire anche una finestra sul lato destro del coro in modo da unificare la luce naturale con quella dipinta. A concepire lo spazio come unico e profondo partecipano anche il pavimento, a scacchiera bianco e nero, e il cielo azzurro con nuvolette che sembrano muoversi in orizzontale.

I Santi di sinistra, dettaglio

Otto Santi sono in conversazione attorno alla Vergine con Bambino, accompagnata da angeli festanti e musicanti. Sembrano statue antiche ma vestite con abiti tradizionali dai colori vivaci, ognuno con il proprio simbolo iconografico che permette l’identificazione, ognuno con diversa attitudine ed espressione. Il punto di vista dal basso, dell’immagine, ammette lo spettatore ad entrare nella scena come parte integrante di questa conversazione sacra. Da sinistra con l’immancabile manto giallo, il libro e le chiavi, troviamo San Pietro, che ci guarda come a darci il permesso di entrare. Dietro di lui con la spada e la barba nera San Paolo, che lo fissa complice. Immerso nelle sacre letture c’è San Giovanni Evangelista, dai riccioli biondi e l’aspetto giovane. Chiude la fila San Zeno, patrono della città di Verona in cui fondò la prima chiesa, quella in cui ci troviamo che raccoglie le sue reliquie nella cripta sottostante. È in abiti vescovili, con la mitria e il pastorale. Protagonisti dell’altra schiera sono invece i santi Benedetto, con l’abito dell’ordine della chiesa ed il libro della regola, Lorenzo con la palma e la graticola del martirio. San Gregorio, protettore del committente, è presente con gli abiti papali, ed infine San Giovanni Battista, immerso nelle letture, con la veste di cammello da eremita, il tipico manto rosso ed il bastone con la croce.

San Giovanni Battista, dettaglio

A concludere la bellezza di questo incontro, l’espressione degli angeli cantori e musicanti ai piedi del trono della Vergine. Le bocche spalancate per intonare il canto ed i minuscoli piedi che poggiano, solidi, sul sarcofago antico coperto da un tappeto tradizionale. Dietro il capo della Vergine come un’aureola il rosone marmoreo identico a quello della facciata della Chiesa. Nessun dettaglio è lasciato al caso da Mantegna ma tutto serve e partecipa ad esaltare la bellezza della spiritualità di Cristo e della Chiesa.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.