Enzo Tortora – Storia di un innocente presentatore che finì in carcere

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Enzo Tortora - Storia di un innocente presentatore che finì in carcere
Enzo Tortora

Il 30 novembre 1928 nasceva Enzo Tortora. Il genovese è stato giornalista e presentatore televisivo, sia per reti private che per la grande mamma RAI.

La sua vicenda, per cui ancora oggi lo ricordiamo, è ancora attuale, per molti aspetti.

Venerdì 17 giugno 1983 Enzo Tortora viene arrestato alle 4:15 del mattino nella sua camera d’albergo. L’accusa? Traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Ad incastrarlo sarebbe stata un’agendina, trovata in casa di un camorrista, con il suo nome e il suo recapito telefonico.

Si scoprirà poi che in realtà vi era scritto Tortona, e non Tortora, e il recapito telefonico non corrispondeva nemmeno a quello dell’accusato.

Dopo l’arresto, nell’attesa di indagini e atti giudiziari, fino all’assoluzione nel giugno 1987, sconterà 3 anni di carcere. Il 20 febbraio dello stesso anno torna alla sua trasmissione Portobello, con il famoso incipit:

Dove eravamo rimasti?

Ma com’è possibile che un innocente venga accusato da giudici e stampa, se il reato non sussiste?

A distanza di anni, la faccenda può suscitare un sorriso amaro. Nel 1982 viene proclamata la legge sui pentiti, per cui i carcerati possono godere di un sconto di pena nel caso in cui collaborino con la giustizia. Ebbene, appena uscita la legge, ci fu uno strano proliferare di pentimenti e molti iniziarono a cantare. Dopo l’arresto, ecco spuntare da molte confessioni il nome di Tortora. Inoltre, sembrava che avesse effettivamente avuto contatti con un boss, Domenico Barbaro. Proprio il boss Barbaro scrisse alla RAI perché i centrini che aveva ricamato in carcere venissero mostrati in TV. Non essendo mostrati, scrisse risentito a Tortora per essere stato escluso. Il giornalista rispose con una lettera di scuse, poiché probabilmente il prezioso pacco era stato perso fra le migliaia che arrivavano ogni giorno in redazione. In realtà, secondo le accuse, pizzi e merletti sarebbero stati un messaggio in codice per parlare di droga.

Eccoli lì, gli indizi per condannare, il 10 settembre del 1985, questo

individuo estremamente pericoloso, che è riuscito a nascondere per anni le sue losche attività e il suo vero volto, quello di un cinico mercante di morte, tanto più pernicioso perché coperto da una maschera di cortesia e savoir fair.

Enzo Tortora - Storia di un innocente presentatore che finì in carcere
Francesca Scoppelliti e Enzo Tortora

Enzo Tortora viene assolto, ovviamente, dopo la revisione delle prove in appello. Ma, il 18 maggio del 1988, dopo un solo anno, muore. La vicenda, aveva segnato indelebilmente la sua vita, oltre che la sua carriera, infangata dai suoi stessi colleghi.

Il magistrato Diego Marmo, che lo giudicò colpevole, ha chiesto scusa alla famiglia solo dopo trent’anni dall’accaduto. Ma sottolineando che comunque ai tempi vi fu un tribunale ad accettare la richiesta di condanna.

Altri sono i casi di personaggi dello spettacolo accusati ingiustamente e sottoposti a pubblica gogna: Lelio Luttazzi, accusato ingiustamente di essere coinvolto nel caso di droga che colpì Walter Chiari nel 1970. Scontò 27 giorni di carcere prima di essere assolto, ma per sua stessa ammissione la pressione mediatica subita cambiò totalmente la sua vita. Stesso destino per Gigi Sabani, accusato di favoreggiamento alla prostituzione nel 1996, assolto solo nel 1999. Nemmeno lui fu più attivo come prima sulla scena pubblica, dopo l’incalzante azione dei media.

Ma in Europa l’Inghilterra si agita per il motivo opposto: Jimmy Savile, noto presentatore e uomo di spettacolo degli anni Sessanta e Settanta, è ormai chiaro fosse un pedofilo seriale, con centinaia di vittime sulle spalle. Negli anni 2000 cominciarono a trapelare le accuse, che lui respinse. Certo, era impensabile che uno dei personaggi più amati dagli inglesi fosse un pervertito. Ed invece, quanto emerso dopo la sua morte è aberrante. E fa capire come il mondo dello spettacolo (e il denaro) gli abbiano lasciato via libera.

Ad oggi, i processi mediatici sembrano una normalità. Programmi, servizi televisivi e giornalistici, interviste e inchieste. E, come in tutti i processi, si formulano anche accuse o assoluzioni. Molto prima che il giudice pronunci la sentenza. Ore e ore di approfondimento, mattina, pomeriggio e sera, sui casi di cronaca. Come se quasi fosse dovuta una conferenza stampa, dopo un arresto o una liberazione.

Questo morboso e incessante lavorio pseudogiuidiziario da parte dei mass media è lecito?

Enzo Tortora - Storia di un innocente presentatore che finì in carcere
L’arresto di Tortora

Sono due i punti di vista per cui potrebbe non esserlo: la ricaduta sulla vita delle persone coinvolte e l’intralcio che può essere per gli inquirenti. Difatti, se da un lato modifica l’esistenza di chi è indagato e di tutti i suoi famigliari (che spesso hanno subito gravi traumi), d’altra parte si infila tra le indagini. Facendo trapelare notizie che non dovrebbero essere sapute, inventando scoop che poi si rivelano dei falsi, giudicando prima del tempo e al posto di chi dovrebbe farlo.

Alla fine, gli errori giudiziari posso esistere. Sono comunque uomini e donne a condurre le indagini e i processi, e possono umanamente sbagliare. Ma se, ad ogni passo falso o al minimo errore, la notizia rimbalza su tutti i media e si inizia a screditare il lavoro dei giudici o delle forze dell’ordine, come si può ragionare lucidamente? Quando c’è sempre qualcuno pronto a puntare il dito contro di te, e a farlo sono persone che non sanno nemmeno cosa sia un codice penale, deve essere frustrante. E, temo, condizionante per le scelte compiute. Quando tutti vogliono risposte, e tu non ne hai, la fretta purtroppo può essere cattiva consigliera.

Se ognuno facesse il suo lavoro, forse, qualche errore si potrebbe evitare? 

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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