Alla Fondazione Beyelez Francis Bacon e Alberto Giacometti s’incontrano (di nuovo)

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La Fondazione Beyelez di Basilea ospita fino al 2 settembre una mostra su Francis Bacon e Alberto Giacometti. Perché proprio questi due artisti? Poiché furono intimamente collegati da una profonda amicizia, nata negli anni Sessanta grazie ad un’amica artista in comune, Isabel Rawsthorne, nonché profondi estimatori della figurazione pur mettendola in crisi, s-definendola (prendendo in prestito il termine di Harold Rosemberg).

Francis Bacon – Three studies of Isabel Rawsthorne

Nove sono le stanze dedicate ai due artisti, suddivise per tematica. Il via alle danze è dato dallo spazio in cui sono raccolte le opere che i due produssero autonomamente, elevando a soggetto l’amica in comune, ed arrivando a soluzioni molto diverse tra di loro. Se da una parte i tratti somatici vengono sconvolti, diventano concavi e convessi (Bacon) dall’altra la figura di Isabel viene fortemente rastremata (Giacometti), esaurendola nella carne e nelle ossa, fino ad arrivare ad una esile struttura d’anima, come è tipico nella produzione giacomettiana. D’altronde entrambi sono, in prima e solamente prima analisi, propaggini di un mondo sconvolto dalla guerra mondiale e dalle recriminazioni personali subite dall’irlandese.
Ci sono anche degli ospiti speciali: Figure in movement di Bacon è raramente esposta per il grande pubblico, eppure qui la fa sua comparsa. Altrettanta rarità sono i 23 gessi di Alberto Burri, nonché il Buste d’Annette del 1962, mai esposto perché troppo fragile.

Alberto Giacometti, Tête d’Isabelle

Ad impreziosire l’esperienza è la riproposizione degli atelier di Francis Bacon e Alberto Giacometti mediante dei video e delle ricostruzioni basate sulle fotografie. Lo spettatore quindi si ritrova in un mondo caotico eppure creativo, proprio perché è da quell’amalgama informe e lavica che sono nate le opere d’arte in mostra, insieme all’approfondimento culturale che entrambi portavano avanti.

L’Irlandese era un profondo conoscitore di Constable, nonché di Muybridge, inoltre alimentava la sua voracità leggendo Nietzsche. Lo Svizzero però non era da meno: Figlio di un artista post impressionista, si unì al gruppo surrealista, da cui la dislocazione di arti e organi sessuali in molte sue sculture, certo è inoltre il debito che ebbe nei confronti della statuaria etrusca, prima fra tutta la statua cosìdetta Ombra della Sera, in cui la figura è iconograficamente molto simile alla cifra stilistica giacomettiana, ma non ovviamente per i soliti motivi.

I motivi che hanno spinto alla realizzazione della mostra Bacon – Giacometti è Ernst Beyeler, ovvero colui che fece costruire il museo, costruito da Renzo Piano, per ospitare la sua collezione. Beyeler infatti adorava stare in compagnia con i due artisti, che ricordava come persone molto gentili, inoltre ha spesso contribuito a diffondere le loro creazioni, di cui lui stesso possedeva molto opere. D’altronde sono due artisti “iconici” dell’arte del XX secolo, di cui hanno saputo cantarne la paralisi e la crisi dell’individuo, nonché le tragedie di un mondo devastato dalle guerre e vittima di una mentalità fin troppo tradizionalista – ironico, sembra la descrizione dello stato attuale delle cose.

Bacon, In Memory of Geroge Dyer

Entrambi irrequieti, Francis Bacon e Alberto Giacometti riuscirono a trasformare il proprio stato d’animo in ciò che Susan Langer chiamava le opere d’arte, cioè simboli presentazionali, in quanto non significano niente,ma sono «simboli  del nostro sentimento».

Bacon – Giacometti
A cura di Catherine Grenier, Michael Peppiatt e Ulf Küster
Fondazione Beyeler, Basilea
Dal 29 aprile al 2 settembre 2018

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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