Addio a Ninalee Allen Craig, “An American Girl in Italy”

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Ninalee Allen Craig

Si sa che dietro ogni fotografia importante e universalmente riconosciuta vi è una lunga storia da raccontare. Ma si può anche non sapere se storie raccontate sino a un certo momento riguardo una determinata fotografia siano veritiere. Questo è quanto accaduto alla vicenda di An American Girl in italyfotografia scattata nel 1951 a Firenze da Ruth Orkin (scomparsa già negli anni ’80), e alla sua icona, ovvero la donna ripresa, Ninalee Allen Craig. Sono trascorsi sessantasette anni da quell’episodio, ma oggi se ne torna a discutere a causa della scomparsa recente dell’allora giovane ragazza Ninalee. Infatti, il 2 maggio scorso l’ormai novantenne è morta per una forma tumorale che la affliggeva da lungo tempo. Nonostante la triste notizia, certamente però non si può negare che la Craig abbia vissuto una vita mediocre: due matrimoni – uno in Italia e uno in America -, un figlio, due figliastri, e svariati nipoti e pronipoti. Era il 1959 quando Ninalee sposò il conte veneziano Achille Passi, da cui ebbe il figlio Alex, ed erano già passati otto anni dalla foto della Orkin. Negli anni Settanta, poi, la giovane decise di divorziare per tornarsene in America (era originaria di Indianapolis) e infatti a New York conobbe il suo secondo marito, l’industriale Robert Ross Craig, con cui rimase legata fino al 1996, anno della morte di lui.

Ninalee, mentre sfoglia una rivista seduta sui gradini

Ma tornando più dettagliatamente alla vicenda di An American Girl in Italy, ciò che negli anni Cinquanta colpì di quella storia era come una giovane donna se ne potesse andare in giro da sola addirittura in un Paese straniero, in vacanza. In realtà, nulla di drammatico o di scandaloso dietro quello scatto, piuttosto semplicemente voci diffuse a riguardo che accusarono la fotografa allora ventinovenne di aver suscitato sguardi sessisti a causa del suo servizio fotografico. Appunto, invece, Ninalee Allen Craig ha sempre ammesso come quella fotografia l’abbia fatta divertire, sia appena realizzata, sia negli anni a venire (perché il successo dello scatto infatti è avvenuto molto più tardi, e nemmeno il padre della ragazza era a conoscenza dell’accaduto), e anzi ha ammesso anche il suo dispiacere del fatto di essere stata mal interpretata. Ma un fattore che rende ancor più affascinante l’intera vicenda è la casualità con cui vi è stato l’incontro tra Ninalee Allen Craig e Ruth Orkin. Le due soggiornavano nello stesso albergo, il Berchielli, per un solo dollaro a notte, e lì si erano conosciute. In realtà, la fotografa si trovava a Firenze soltanto di passaggio, perché il giorno seguente doveva immediatamente partire per Israele. Invece, la ragazza americana si trovava in città in vacanza, volutamente da sola, dopo essersi laureata a New York in Storia dell’Arte (avrebbe in seguito lavorato come copywriter in un’agenzia pubblicitaria americana, dopo i suoi viaggi in Europa).

Ruth Orkin

Orkin decise di sottotitolare la fotografia in questo modo: Soldi, uomini e morale che puoi incontrare durante un viaggio allegro e sicuro, in quanto da inserire in un servizio del Cosmopolitan intitolato complessivamente Quando viaggi da solaLo scatto era stato spontaneo e rapido, in meno di un minuto, in piazza della Repubblica. Alla cerchia di giovanotti che fissa Ninalee era stato semplicemente detto di non guardare direttamente verso l’obbiettivo, per far sì appunto che la scena sembrasse naturale, e così la ragazza americana fosse paragonabile a una sorta di Beatrice dantesca dei tempi moderni che passeggiava per le vie di Firenze. Vero che quei giovanotti italiani sicuramente apprezzavano la sua bellezza, per l’essere alta, magra e slanciata (per di più turista straniera), ma non vi era comunque pericolo causato dalla loro vicinanza, e nemmeno volgarità, come altre accuse raccolte hanno insinuato. Anche la stessa fotografa, infatti, ha sempre dichiarato che non vi era nulla di male nel veder passare le signore. Gli uomini si divertivano con questo passatempo, ma non si sarebbero spinti oltre. Sicuramente, piuttosto, il messaggio che la Orkin ha voluto lasciare in eredità con questo servizio è un’immagine di donna libera, indipendente e capace di vedere il mondo con semplicità e divertimento, come testimoniano gli scatti in giro per Firenze, per le strade o in trattoria, ad esempio. Sicuramente, un’immagine positiva di emancipazione, dati i tempi drammatici della guerra conclusa da poco e dato il maschilismo non infrequente.

Chissà cosa potrebbe succedere oggi, se uno scatto del genere fosse replicabile. Chissà se anche oggi, appunto, si potrebbe godere delle stesse sicurezze, ingenuità ed ironia. Sarebbe bello pensarlo, peccato che né la signora Craig né la signora Orkin ormai potrebbero darci il loro parere.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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