“The House That Jack Built”: Cannes “perdona” Lars Von Trier

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Lars Von Trier ritorna finalmente a calcare il tappeto rosso e riparte proprio da Cannes, dopo sette anni di assenza. Nel 2011, infatti, in occasione della premiere di Melancholia, il regista danese fu bandito dalla kermesse francese in seguito a delle dichiarazioni che l’entourage del festival proprio non riuscì a mandare giù («Capisco Hitler perché capisco l’uomo pieno di male, certo sono contrario alla seconda guerra mondiale e non sono contro gli ebrei, ma non troppo perché Israele è un problema»). Quest’anno, Von Trier si spoglia definitivamente del suo status di “persona non gradita” e torna a Cannes con il suo ultimo film, The House That Jack Built. Ovviamente a bordo del suo camper con il quale raggiunge ogni anno la Francia (le sue fobie per i mezzi di trasporto sono ormai cosa nota).

The House That Jack Built

Il film, presentato fuori concorso, uscirà nelle sale a novembre e vedrà nel cast Uma Thurman e Matt Dillon. Il teaser trailer uscito qualche settimana fa è già in grado di trasmettere tutta l’angoscia e l’instabilità di questo nuovo lavoro che, stando ai primi commenti di chi ha visto il film, sarà perfettamente coerente nello stile del danese e riproporrà temi a lui già cari. Si parlerà di violenza, ma anche di come la vita sappia essere malvagia e priva di anima: Dillon è un serial killer degli anni Settanta, Thurman sarà una delle sue vittime. Una storia che abbraccia un arco di tempo lungo dodici anni e del rapporto viscerale e folle di Dillon con ciò che lui considera opere d’arte: l’omicidio. Un film caratterizzato da brutalità e violenza estrema, proprio come altri suoi precedenti lavori. Come non pensare alla sua trilogia sulla depressione: Antichrist (2009), Melancholia (2011), Nymphomaniac (2014), tre opere che mettono lo spettatore di fronte i suoi istinti più bassi e oscuri, disturbandolo con il suo cinismo, con la sua amarezza ma soprattutto con la sua lucida analisi. Sono storie che non scadono mai negli eccessi o nel becero sentimentalismo, ma restano aggrappate alla loro morale con convinzione. E non ci sono dubbi che con The House That Jack Built non sarà diverso.

Un ritorno che ha fatto discutere e per cui la direzione del Festival ha discusso a lungo, soprattutto per il delicato contesto che fa da cornice all’intero mondo del cinema quest’anno: si parla ovviamente delle accuse di molestie alle donne attrici, accuse a cui anche Lars Von Trier è stato sottoposto. Pare infatti che il clima creatosi sul set di Dancer In The Dark con la cantante Björk fosse particolarmente teso, tanto che, secondo un aneddoto, la donna salutava ogni mattina Von Trier con un caloroso «Buongiorno signor Von Trier, io la disprezzo». In sua difesa, per questo atteso ritorno, ha parlato anche Michel Hazanavicius, regista di The Artist: 

Nel caso di Lars von Trier, lui stava scherzando. Era uno scherzo di cattivo gusto, ma non è un nazista. Era una frase provocatoria. Io sono cresciuto tra gli anni Settanta e gli Ottanta e all’epoca una provocazione era come il rock ‘n’ roll, era qualcosa di fico. Adesso le cose sono cambiate. È molto difficile per la gente accettare l’idea che puoi essere uno stronzo nella tua vita privata e rimanere un grande artista.

Riuscirà questa “persona non grata” a riconquistare il cuore del Festival di Cannes? Forse sì, forse no, ma comunque vada sarà un successo per tutti gli amanti di cinema che attendono il suo ritorno in sala con ansia.

Carmen Palma per MIFacciodiCultura

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