Charles Perrault e “I racconti di Mamma Oca”: fiabe dalla Francia

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Charles Perrault
Cappuccetto Rosso illustrato da Gustave Doré

Se pensiamo che fiabe come Cappuccetto Rosso, Cenerentola, La bella addormentata nel bosco, Pollicino, Il gallo con gli stivali le abbia inventate per primo Carlo Collodi, il celebre autore di Pinocchio, in verità ci inganniamo, dal momento in cui il vero autore di quelle fiabe è stato il francese Charles Perrault (Parigi, 12 gennaio 1628 – Parigi, 16 maggio 1703).

Proveniente da una famiglia parigina alto-borghese, vicina alla Corte, Perrault visse una vita da vero e proprio intellettuale, spendendosi in campo culturale e civile. Partecipò alla creazione dell’Accademia delle Scienze  e della Pittura, ad esempio, e fu segretario dell’Académie des inscriptions et belles-lettres. Suo padre era un prestigioso avvocato del tempo, e suo fratello un celebre architetto, che contribuì alla costruzione della facciata del Museo del Louvre.

Il volume che Collodi tradusse dal francese all’italiano (tra l’altro precisando nella Prefazione l’ispirazione della materia e il fatto di essersi permesso di applicare modifiche sparse qua e là) fu pubblicato nel 1875, mentre l’originale dal titolo Histoires ou contes du temps passé, avec des moralitez (oppure I racconti di Mamma Oca) uscì in Francia nel 1680, tra l’altro non a nome di Perrault, ma di suo figlio terzogenito, poiché il padre nel frattempo si trovava in carcere e non aveva possibilità di contattare gli editori. Ma non c’è dubbio che quelle fiabe, genere letterario così nuovo e curioso per la Francia del tempo, siano state scritte da lui, per l’inventiva e la raffinatezza di scrittura. Le illustrazioni associate al volume sono state realizzate da Gustave Doré.

Charles PerraultProbabilmente nessuna delle fiabe che Charles Perrault scrisse fu completamente originale, in quanto la fiaba di per sé ha origini antichissime e deriva da tradizioni popolari anche tramandate oralmente, però l’autore francese ha il merito di aver dato forma alla fiaba moderna. Non solo animali parlanti a essere protagonisti delle storie, ma esseri umani, seppur bizzarri e fatati a volte. Bambini, principi e principesse. Tuttavia, sembra che Perrault stesso si fosse ispirato ai racconti dell’italiano Giambattista Basile degli anni Trenta del Seicento. Come precisato dal titolo stesso dell’opera, Perrault non rinuncia a fornire la morale della vicenda, mostrando quindi un’ottica intellettualistica e formativa della sua scrittura. Ovviamente senza mancare di ironia e di una punta di malvagità, come ogni fiaba che si rispetti vuole. In Cappuccetto Rosso, ad esempio, non vi è nessun cacciatore a salvare la bambina dalle grinfie del lupo, perché questo la inghiottisce senza pietà, come a significare di non fidarsi di chi non si conosce. Nella Bella addormentata nel bosco pare invece che nel titolo (La Belle au bois dormant) fosse il bosco ad essere addormentato, come per magia. La letteratura per l’infanzia o per ragazzi, per quanto semplice o breve possa essere, non per questo deve essere priva di spiegazioni. Nell’Ottocento furono i fratelli Grimm poi a prendere ispirazione dalla raccolta di Perrault, attuando comunque qualche cambiamento, ma contribuendo anch’essi a diffondere il genere della fiaba in giro per l’Europa.

Charles Perrault
Cenerentola

Un certo Piccolo Principe diceva che tutti siamo stati bambini, ma solo pochi adulti se ne ricordano. Vero, e spesso è difficile ammetterlo, come se la tenerezza e la curiosità facessero paura. Forse Charles Perrault, con le sue fiabe, un po’ ha contribuito alla nostra fantasia e a farci rimanere bambini specialmente se davanti ai cartoni animati della Disney siamo ancora capaci di commuoverci e sognare una scarpetta di cristallo sul levar della mezzanotte, con il desiderio di tornare indietro negli anni.

C’era una volta un gentiluomo il quale in seconde nozze si pigliò una moglie che la più superba non s’era mai vista. Aveva costei due figlie che in tutto e per tutto la somigliavano. Dal canto suo, il marito aveva una ragazza, ma così dolce e buona che non si può dire: doveva queste qualità alla mamma, che era stata la più brava donna di questo mondo.

Cenerentola, incipit

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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