Trump e l’irresistibile fascino del Secondo Emendamento

1 217

Sembrerebbe piuttosto bizzarro pensare che un Presidente degli Stati Uniti d’America, durante un convegno istituzionale, cominci a mimare i gesti di un ipotetico terrorista – con tanto di mano che simula la pistola e il “boom” onomatopeico degli spari – suscitando così l’ira delle principali figure istituzionali europee e incrinando i rapporti internazionali tra alcuni di questi Stati. Ma, siccome si tratta di Donald Trump, tutto nella norma.

Il 5 maggio scorso il Tycoon americano si è recato alla convention della National Rifle Association, la più importante lobby dell’industria delle armi, che da sempre si è battuta affinché il diritto a possederle sia garantito al cittadino americano, e sin dai tempi della campagna presidenziale è sempre stata grande sostenitrice di The Donald. Inoltre, con i suoi quasi 5 milioni di iscritti, è facile intuire come, pur non detenendo formalmente nessun potere politico, sia in grado di influenzare in buona parte le decisioni del leader americano sulla questione delle armi.

Così lo show di Trump, che sapeva benissimo di essere in diretta televisiva, è avvenuto tra ilarità generale e applausi della sala. Tra un mimo e l’altro, le parole del Presidente sono state rivolte all’incapacità degli Stati Europei di fermare le stragi del terrorismo islamico, sostenendo che «Se in quel momento [si parla della strage del Bataclan, 13 novembre 2015 N.d.R.] un impiegato avesse avuto un’arma, o se uno di voi tra il pubblico fosse stato lì con una pistola, i terroristi sarebbero fuggiti». incalzando ancora, «Il secondo emendamento non sarà mai in pericolo finché sarò presidente». E platea in visibilio, comprensibilmente.

Il teatrino si è svolto sotto gli occhi esterrefatti di Parigi e Londra, e la risposta dei politici europei non ha tardato. L’ex-presidente Hollande esprime ufficialmente la propria “ferma disapprovazione“, chiedendo il rispetto per le vittime e le loro famiglie. Il Regno Unito, sentendosi attaccato dopo che il Presidente americano aveva descritto la situazione a Londra come “una vera e propria zona di guerra ha risposto che suggerire l’uso delle armi come parte della soluzione sia totalmente ridicolo, complicando così nuovamente i rapporti, già tesi, con il Primo Ministro Theresa May.
Ma a Trump, semplicemente, non interessano le relazioni internazionali se c’è da consolidare il consenso interno. Per lui che non ha mai del tutto chiuso la corsa elettorale, ogni convegno sembra una buona opportunità per accalappiarsi voti in vista delle presidenziali del 2020, e pazienza se il discorso non è piaciuto agli amici europei. Anche perché, agli amici americani, il discorso è piaciuto molto.

In America, il culto del Secondo Emendamento della Costituzione risale al 1791, quando, durante gli anni delle grandi colonizzazioni europee, si arrivò a sancire il diritto alla difesa in un periodo in cui l’unico strumento per difendere territori, case e famiglie, fosse, appunto, detenere un’arma. Attualmente però gli Stati Uniti sono a capo di una delle più grandi forze armate del mondo, e la logica del Secondo Emendamento sembrerebbe così crollare. Eppure il 60% degli Americani ad oggi si dichiara favorevole all’uso delle armi come difesa personale e i numeri di chi le possiede sono strabilianti: 1 americano su 3 ammette di averne una, e molto spesso chi ne fa uso è un minore. Questa tendenza così dilagante ha ricevuto l’avallo anche della Corte Suprema nel 2008, che ha definitivamente riconosciuto il diritto dei cittadini di possedere armi, dichiarando incostituzionale la legge che ne vietava il possesso. In questo modo, per la legge americana, il diritto individuale del cittadino ad essere armato è pari ad altri diritti inviolabili come quello di voto e di libertà di espressione. Ma d’altronde, si sa, l’America.

Probabilmente non si comprende del tutto il significato culturale delle armi da fuoco nell’America di mezzo. La concezione dell’americano medio di ritenere che il proprio ruolo nella nazione sia quello di soggetto attivo e individualista, colui che da solo difende le frontiere, non è mai stata sostituita da un pensiero più comunitario della difesa, in cui è lo Stato l’unico detentore legittimo della forza. E Trump è riuscito ad incanalare nel suo America First anche la cultura delle armi: il diritto al possesso si lega paradossalmente al presunto “diritto naturale alla resistenza e all’autodifesa“, evidenziando la verità cruciale del conservatorismo americano: è la cultura, non la politica, a determinare il successo di una società, e fino a quando quasi un paese intero crede che la sicurezza del cittadino funzioni solo se esso si arma, poco cambierà.

La verità è che forse non vogliamo ammettere a noi stessi che gli ideali che hanno reso ai nostri occhi grande l’America, siano più ingannevoli di quanto non crediamo. La bandiera a stelle e strisce non è più – o forse non lo è mai stata- il baluardo dell’anti-democrazia e pioniera degli ideali occidentali. E lo specchio distorto di questa triste realtà si consolida tutto nella figura del Tycoon tutto rabbia e frustrazione.

Questa è l’America che non avevamo capito.

Trump, purtroppo, sì.

Isabella D’Addeo per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. CECILIA CONSALVO dice

    Articolo chiaro, ben strutturato e comprensibile. Ottimo lavoro dell’autore.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.