Michail Bulgakov, il “Maestro”

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«Lo scrittore è un ingegnere dell’anima umana», disse Stalin imponendo all’arte russa il realismo socialista. Ma Michail Bulgakov (Kiev, 15 maggio 1891 – Mosca, 10 marzo 1940) non era tipo da scendere a compromessi con il regime.

Stalin

Laureatosi in medicina, soffrì sia la prima guerra mondiale sia la guerra civile – come medico dell’Esercito antibolscevico – dalla parte di quelli che non si avvicinarono all’ideologia russa e rossa, Bulgakov appese il camice al chiodo per dedicarsi al giornalismo e poi alla scrittura letteraria, fino alla sua morte nel 1940. Considerando però che lo stesso Stalin gli procurò lavoro come commediografo, sembrerebbe che il suo percorso di vita sia stato, nonostante tutto, abbastanza fortunato.

Ma una domanda sorge spontanea: perché? Perché questa concessione lavorativa? Il motivo: il suicidio di Majakovskij. La Russia non poteva permettersi un ulteriore scandalo culturale, e come si dice: tieni stretti gli amici, ma ancor più stretti i nemici. Quindi, la penna da commedia di Bulgakov fu apprezzata all’epoca del regime – con sincerità anche da Stalin –, ma quelle poche opere che riuscirono a vedere la luce non furono mai associate al nome del loro autore. Bulgakov visse da censurato, anche nell’identità.
Non potendo fare altro, Bulgakov continuò comunque a scrivere, facendo di ironia e satira le sue armi di opposizione, proprio quella satira che lui affermò nascere «quando uno scrittore che ritiene imperfetto il suo presente si indigna e decide di smascherarlo con la letteratura». È così che dalle sue opere possiamo oggi ricavare tracce della Russia comunista degli anni Trenta, così come anche di quella sua non-vita di giorni sofferti senza cambiamento. In Era maggio (nato come diario di viaggi mai permessi dal regime), il protagonista è alter-ego dell’autore: un drammaturgo che si imbatte in un giovane tornato dall’estero, il quale critica il suo testo consigliandogli una riscrittura. Allo stesso modo, unnamedne Il Maestro e Margherita la sua terza moglie – Elena Sergeevna Silovskaja – ha ispirato il personaggio di Margherita, e il Maestro è proprio uno scrittore deluso dal suo romanzo respinto e non pubblicato, entrambi i personaggi sotto l’ombra nera di Satana.
L’ironia e l’indeterminatezza cronologica delle sue opere, aggiunte al prezioso impegno della moglie Elena nel custodire i manoscritti bulgakoviani, hanno fatto sì che ancora oggi il fenomeno Bulgakov abbia vita propria ed extratemporale. Questa fantastica qualità ha permesso che il suo genio artistico sia stato costantemente rivalorizzato a partire dagli anni Sessanta: oltre al grandioso successo del suo principale romanzo, ne sono recenti esempi l’accurata biografia di Marietta Cudakova (in prima edizione a fine anni ’80, la seconda nel 2013) e la serie televisiva lanciata nel 2013 da SkyArte Appunti di un giovane medico, basata sugli scritti personali di un Bulgakov interpretato da Daniel Radcliffe.

A più di 120 anni dalla sua nascita, non solo Michail Bulgakov è la firma associata a Il Maestro e Margherita ma questa firma ha finalmente anche un’identità, due riconoscimenti negati a quell’uomo soffocato dalla politica del suo tempo e scomparso troppo giovane per potersi gustare il meritato successo artistico.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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