Mia Martini – Così unica, diversa e sola nell’Universo

0 1.226

Mia Martini è nata il 20 settembre del 1947 tra i profumi mediterranei di Bagnara Calabra e allora forse non avrebbe mai immaginato cosa la vita aveva in serbo per lei.

Sono stata anch’io bambina

Di mio padre innamorata

Per lui sbaglio sempre e sono

La sua figlia sgangherata

Ho provato a conquistarlo

E non ci sono mai riuscita

E lottato per cambiarlo

Ci vorrebbe un’altra vita.

La pazienza delle donne incomincia a quell’età

Quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità

E ti perdi dentro a un cinema

A sognare di andar via

Con il primo che ti capita e ti dice una bugia.

Gli uomini non cambiano

Gli uomini non cambiano – Mia Martini

Mimì cantava che gli uomini non cambiano. Certo, parlava dei maschi, quell’alter ego del femminile con cui sin da piccole ci troviamo a combattere. E di cui ci innamoriamo. Ma non era solo degli uomini, forse, che cantava Mia Martini.

Gli uomini, come specie, non cambiano.

Ci ha sperato tanto in un cambiamento. Nella sua altalenante vita ha perso spesso la fiducia in un mondo che sembrava non amarla e voleva solo bistrattarla, coprirla di falsità. Mimì andava e tornava, alternando periodi in cui calcava i palchi a quelli in cui si ritirava lontano da quei riflettori che, come Tenco ha insegnato, anche in un mondo di luci sanno farti sentire nessuno.

Quel Tenco con cui la Martini condivide una fine piena di dubbi, di illazioni, quell’apparente suicidio che non convince, soprattutto dopo tutto il dolore che un certo mondo della musica aveva inflitto a queste anime fondamentalmente troppo sensibili.

Mia Martini muore il 12 maggio del 1995, ritrovata solo due giorni dopo. Nella provincia di Varese, dopo aver recuperato il rapporto con quel padre tanto severo e così impossibile da conquistare, Mia rimane distesa per due giorni con il walkman nelle orecchie. La morte la coglie mentre si trova con l’unica vera compagna di una vita: la musica. Il fare musica. Il preparare musica per la sua carriera a cui mai aveva rinunciato, nonostante tanti ci avessero provato. Le urla, i movimenti concitati. L’autopsia parla di una morte per overdose da stupefacenti.

Chi uccise Mia Martini?

Dopo anni, Loredana Bertè, sorella minore della Martini con cui spesso durante la giovinezza si era trovata a muso duro, punta il dito verso un padre padrone che, casualmente, si trovava vicino a Mia Martini pochi giorni prima che morisse, dopo essere sparito per anni. Sono molto gravi le accuse di Loredana verso il genitore, parlando di violenze inflitte a tutte le donne di quella casa in cui Mia Martini sognava di essere libera.

La libertà sembra essere l’agognata meta di una vita di sforzi. Inseguendo sempre la chimera della totale mancanza di vincoli, la possibilità di scappare da prigioni reali o immaginate. Ha solo 14 anni quando finisce in carcere per detenzione di stupefacenti, in un’Italia in cui ancora non si distingue l’hashish da altre droghe pesanti. Qui, Mia Martini, che ancora si chiama Domenica Bertè, tenta il suicidio.

Da allora, la cantante rifugge chiunque non le lasci la libertà di esprimersi nelle sue canzoni, nelle sue esibizioni. Quando si sente soffocare, sparisce dalle scene.

Mia-Martini-fotoricordo-a-15-anni-dalla-morte_gal_autore_12_col_portrait_shv
Mia Martini con Murolo

Mimì era unica nelle sue esibizioni. Certe canzoni, come le faceva lei, nessuno mai potrà farlo. La stessa Mina, grande estimatrice della Martini, affermerà che nemmeno la sua cover-tributo di Almeno tu nell’universo potrà mai essere come l’originale. Non c’era solo tecnica, né un’ampia maestria nel gestire anche le canzoni più difficoltose e musicalmente complesse – come Minuetto -. C’erano emozioni, c’era sempre un fondo palpabile di dolore quando cantava. Le canzoni di Mia Martini non colpiscono solo l’orecchio ma anche la pancia, lo stomaco, il cuore.

Dopo due difficoltosi interventi nei primi anni degli anni ’80, dopo l’enorme successo dei ’70 in cui incontra l’amore in Ivano Fossati, la sua voce cambia. Diviene più roca. Il dolore nelle note si acuisce, sa di fiele. Le sue esibizioni sanremesi portano addirittura all’invenzione di un nuovo premio: il premio alla critica. Quello che, oggi, è il premio Mia Martini. A cui si affianca il premio Tenco, risarcimento di poco conto da parte di un mondo che seppe capire queste anime solo dopo che smisero di passeggiare tra di noi.

Mia Martini, inspiegabilmente, egli anni ’80 viene marchiata dallo stesso mondo che l’aveva portata all’apice, al successo, alla gloria: lei porta jella.

Il manager le chiede addirittura di non partecipare a certe manifestazioni, altrimenti nessun altro cantante si sarebbe presentato. Perché c’era lei.

Questa accusa idiota e senza alcun fondamento le rovina la vita. Negli anni ’90 ritrova il suo splendore, anche grazie alla collaborazione con Roberto Murolo e alla eccelsa Cu’mmè che dà tutt’altro colore alla musica napoletana. Ma i concerti sono tanti, troppi. Il fibroma uterino le leva energie, i farmaci aumentano. Non si vuole operare. Come potrebbe superare un ulteriore intervento, dopo quelli passati che già le hanno modificato a tal punto la voce?

E così lo sconforto la accompagna a fasi alterne, gettando su di lei le ombre di quel mondo di luci che come ti mette sul palco in un secondo ti toglie.

mia-martini-loredana-berte-662179
Mia Martini e Loredana Bertè

Come sarà poi per un altro cantante come Marco Masini, Mimì fu vittima di un’idiota diceria inventata ad hoc, come se fosse un’untrice di manzoniana memoria.

La sua anima grande, così splendente anche nell’aurea di dolore che la circondava sempre, non venne capita. Faceva paura. Era troppo bella nella sua problematicità. Quella bravura che la portava a azzittire sempre tutti all’Ariston era una nemica. Troppo forte.

E allora è così che succede con queste personalità così grandi, con questi cantanti in grado di toccare le corde dell’anima come se stessero suonando un violino: si fa di tutto per abbattere. Sotterrarle. Fargli perdere la speranza.

Mimì oggi, spero, è più libera che mai.

Ma il dolore che cantava è così vivido e tangibile che i suoi detrattori sono stati sconfitti.

Perché la voce di Mia Martini non potrà essere dimenticata.

E non finisce mica il cielo

Anche se manchi tu…

E non finisce mica il cielo, Mia Martini

 

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.