La maternità nell’arte

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La maternità nell'arte
Madonna col Bambino

Adorata, amata, venerata, oppure odiata, contrastata, rinnegata: la figura della madre e il ruolo della maternità nella vita di una donna sono complicati e discussi, sviscerati in ogni loro sfaccettatura. Difficile comprendere cosa voglia dire madre o mamma, un personaggio presente nella vita di ognuno di noi perfino quando assente, un ruolo ormai smitizzato, oggi ridimensionato e rivisto ma comunque fondamentale.

Se è vero che mamma è la prima parola che impariamo a dire e se il rapporto con lei influenzerà tutta la nostra esistenza, nella giornata della Festa della Mamma analizziamo alcune opere che hanno affrontato il tema della maternità e del rapporto madre-figlio.

Sicuramente la Madonna col Bambino è uno dei soggetti più riproposti nella Storia dell’Arte nell’area cristiana: nata nell’area bizantina nel corso del Medioevo, l’iconografia di Maria con in braccio il bambin Gesù è stata ripresa dagli artisti occidentali quindi interpretato e riproposto attraverso varie composizioni. A partire dalle statiche icone tipiche della Chiesta ortodossa, dove il fondo oro pervade completamente la superficie, gli artisti sviluppano e ripropongono il tema inserendo elementi allegorici o simbolici a partire dalla struttura talvolta geometrica con cui sono posizionati i personaggi del quadro, ma anche ambientando la scena in luoghi ed ambientazioni particolari.

Madonna dei Pellegrini

Artista fondamentale nella Storia dell’Uomo è sicuramente Giotto: vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, questo artista si è fatto mezzo per un passaggio rivoluzionario, anticipatore, geniale creatore di un nuovo modo di fare arte. Pur 200 anni prima dell’inizio ufficiale del Rinascimento, è Giotto a segnare un cambiamento: i suoi volti espressivi, i suoi tentativi di prospettiva, i suoi personaggi di spalle che assistono alla scena insieme a noi saranno la miccia che innescherà un processo artistico che metterà in dubbio, come in tutti gli altri campi, molte certezze sedimentate per secoli. Audacemente sperimenta attraverso soggetti religiosi, togliendovi quella voluta staticità sinonimo di santità e vi inserisce un forte elemento umano: come dimenticare lo sguardo di Gesù dritto negli occhi di Giuda al momento del tradimento?
Questa umanità tocca anche la Madonna col Bambino: fino a quel momento non vi era un particolare trasporto materno tra la Madonna e il Bambino, semplicemente lo teneva in braccio indicandolo e questi risultava più un adulto in miniatura vestito da antico filosofo che con sguardo molto serio si faceva simbolo della Chiesa. Giotto invece nelle diverse riproposizioni del tema aggiunge nuovi elementi: nella Madonna col Bambino ridente (1295 ca.) affrescata nella Basilica superiore di Assisi, l’artista inserisce uno dei primissimi sorrisi della Storia dell’Arte, per esempio. Nella celebre Maestà di Ognissanti conservata agli Uffizi, realizzata quindici anni dopo, pur rimanendo ancorato al fondale oro per non “sconvolgere” eccessivamente i fedeli, i volumi si fanno più solidi, vi è una profondità data dalle figure di profilo ma il rapporto tra Maria e il figlio non è ancora del tutto “umano”. Questa umanità si farà avanti nella Madonna col Bambino realizzata circa 1330, oggi alla National Gallery di Washington: sguardi, pose, un accenno di sorriso e la morbidezza delle forme permettono all’immagine di spiccare nonostante il fondale dorato piatto e un primordiale senso di tenerezza traspare.

La culla

Da qui tutti i grandi artisti si cimenteranno con il soggetto, ognuno apportando il proprio senso e la propria interpretazione del rapporto tra Maria e Gesù, tra amore materno e amarezza per il futuro segnato del Cristo. Piero della Francesca, Leonardo, Botticelli, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Ruben fino ad arrivare allo scandaloso , alla sua Madonna dei Pellegrini (1606). Maria compare alla vista dei poveri devoti dai piedi sporchi umana, reale: è una figura in carne e ossa che tiene in braccio un Gesù Bambino così reale che quasi non sembra  essere santo, eppure nella sua tenerezza sorretta dalle braccia della madre si cela tutta la forza dell’amore materno. Caravaggio scelse una cortigiana come modella, contravvenendo a tutte le regole ma dando ancora più carica simbolica al quadro: come sempre l’artista è superbo ed abbandonando ogni schema ci dona un capolavoro.

Nel corso dei secoli successivi il tema è stato continuamente riproposto, ma con la fine dell’Ottocento l’arte si permette il lusso di slegarsi dalla religione: Chagall e Dalí lo rappresenteranno nel corso del ‘900, ma l’indagine sulla figura della madre intesa come essere umano si fa sempre più approfondita.

Prime Letture

Nel 1872 Berthe Morisot dipinge La culla: sua sorella Edma osserva la sua piccola Blanche dormire. È un’immagine intima e delicata che ci trasmette quiete e amore. Come tutta l’arte impressionista non fu accolto con entusiasmo, ma oggi, conservato presso il Musée d’Orsay, è forse l’opera più celebre di Berthe. Edma è pensierosa ed altresì concentrata sulla piccola, quasi a domandarsi quale sarà il suo destino, che persona sarà. Viene quindi rappresentata la maternità e il ruolo di madre più tradizionale legato all’apprensione, alla cura e alla protezione. Edma sembra chiedersi se sarà una buona madre, essendo il ruolo di madre l’unico che può ricoprire all’interno della società: nella quiete dei colori tenui possiamo scorgere quasi un senso di angoscia nella protagonista che però tra preoccupazione e dubbi, ripone le proprie speranze in Blanche.

Nel 1906 tocca invece ad un pittore italiano divisionista rappresentare un altro ruolo della madre, quello di guida: Plinio Nomellini con Prime Letture ci mostra sua moglie insegnare a leggere al loro bambino. È un pomeriggio d’estate e nella naturalezza della scena ecco colpirci l’amorevole mamma che supporta e ascolta il figlio fare i primi tentativi di lettura: questa scena rappresenta un’idealizzazione della maternità che però al contempo risulta quotidiana e comune. Questo è il compito della madre: guidare e aiutare nelle difficoltà della vita, a superare gli ostacoli, ci tende una mano e con pazienza ci sostiene. Prime Letture non può lasciare indifferenti: la pace e la calura estivi colpiscono l’osservatore che coinvolto nella scena, non può che ripescare nella memoria i propri ricordi d’infanzia.

Maternità

Tutt’altra interpretazione della maternità la dà Tamara de Lempicka: qui abbiamo un totale rovesciamento non solo del punto di vista, ma anche dell’interpretazione stessa della maternità: una donna artista, una delle prime a farsi strada, per di più notoriamente trasgressiva ed incurante delle norme sociali e morali, ci mostra la maternità come qualcosa di non voluto ed imposto. Ma come?! Le donne non sono nate per essere madri? Non risiede nel loro DNA il procreare? Ci vorreste forse far credere che il famoso istinto materno non esiste? Ebbene, non tutte le donne vogliono essere madri e tale imposizione crea frustrazione ed infelicità. Tamara in questo quadro trasmettere tutta la sua contrarietà ad essere rinchiusa nel ruolo di madre, che ricopre controvoglia. Maternità (1928) quasi ci disturba ma è un’opera estremamente coraggiosa: lo sguardo perso nel vuoto trasmette preoccupazione e la scena dell’allattamento non trasmette più tenerezza ma inquietudine. Sarò all’altezza di questo ruolo? Saprò ricoprirlo nonostante tutto? Amerò come si deve questo bambino? Diverrò solo madre e non sarò più una persona: siamo alla fine degli anni ’20 eppure tutte queste domande, le questioni sul ruolo di madre e il dibattito sulla scelta di alcune donne di non avere figli sono più che mai attuali oltre che irrisolti.

L’arte contemporanea ha ovviamente sviscerato il tema in ogni suo aspetto: una delle rappresentazioni più originali è sicuramente Maman di Louise Bourgeois (1911 – 2010): una delle più grandi sculture al mondo (927 x 891 x 1024 cm), rappresenta un ragno. Quale sarebbe il collegamento tra una mamma ed un ragno? Molto interessata alla psicanalisi ed all’analisi più profonda dell’inconscio, l’artista paragona sua mamma, scomparsa nel 1932 per una malattia sconosciuta, ad un ragno: i ragni si nutrono di insetti indesiderati dall’uomo, svolgendo quindi un importante azione protettiva e di difesa, proprio ciò che era la madre per l’artista. Come ella stessa la definì era la sua migliore amica e la sua perdita le causerà sofferenza per tutta la vita.

Maman

Cos’è la madre? Può essere una figura devastante in alcuni casi: la madre è una persona e come tale può causare traumi, sofferenza, umiliazioni, frustrazioni, può letteralmente distruggere la vita dei propri figli. Ma altrettanto sa essere una guida, un porto sicuro, un’ancora nel mare aperto. Non completa una persona l’essere mamma e una donna non vale certo di più o di meno in base a se e quanti figli ha avuto (già perché non basta essere madre, si può essere redarguite anche se se ne fa uno solo…) ma è sicuramente un’esperienza spaventosa quanto sconvolgente. Se non tutti possono comprendere cosa significhi, certo è che siamo tutti figli: qualunque sia il rapporto con nostra mamma oggi meditiamoci su e capiamo quanto questa persona ha influenzato la nostra personalità e le nostre scelte, nel bene e nel male.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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