“La douleur”: il limbo dell’attesa di Marguerite Duras nel nuovo film di Emmanuel Finkiel

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Analizzare il dramma dell’attesa nella sua dimensione più intimistica, scendere nel torbido mescolarsi di nostalgia, disillusione e stanchezza nell’animo di una donna consumata dall’assenza del proprio compagno e riuscire a raccontarlo con sincera tragicità: questa è l’impresa di cui si è fatto carico Emmanuel Finkiel nella realizzazione del film La douleur, tratto dall’omonimo romanzo-diario autobiografico di Marguerite Duras, scrittrice e regista protagonista della Resistenza francese. Un dolore sicuramente non estraneo al vissuto familiare di Finkiel, il cui padre aspettò speranzoso il ritorno dei fratelli e dei genitori da Auschwitz. Non sono tuttavia le complesse vicende storiche a fare da protagoniste: la dimensione narrativa non è quella dell’azione, ma quella della memoria. È solo nel ricordo infatti che Marguerite può dialogare con suo marito, il poeta Robert Antelme, vivo e deportato a Dachau, tanto, troppo, lontano.

La lontananza fisica è tuttavia quasi un correlativo oggettivo di una dimensione intimistica complessa, che nel film viene indagata con pudore ed intensità. Magistrale risulta l’interpretazione di Melanie Thierry, capace di esprimere le mille sfumature della disperazione con un solo sguardo e soprattutto di dare umanità ad un’eroina che si trova ad affrontare la solitudine. Novella Penelope, Marguerite sperimenta una nostalgia vuota, in cui le ore agiscono come un cancellino sulla vividezza del ricordo e sulla forza del sentimento. Tutto in La douleur risulta in secondo piano rispetto alle emozioni della protagonista e filtrato da una nebbia di nostalgia che sfuma le atmosfere ed ovatta l’esistenza. Robert viene ridotto ad un’ombra dietro una tenda, un’immagine sfocata e inconsistente, mentre ben più presente è la figura del collaboratore nazista Rabier (Benoit Magimel) con cui Marguerite accetta una serie di incontri segreti per ottenere informazioni sul marito, arrivando ad instaurare con lui una relazione irruenta e piena di senso di colpa. Nella seconda parte del film, ambientata dopo la Liberazione, in mezzo al clamore per la gioia dei sopravvissuti si fa ancora più insostenibile l’attesa per Marguerite, consumata dalla mancanza di notizie e dal rimpianto per i tradimento.

Marguerite Duras

Fondamentali risultano le ambientazioni: in una Parigi chiassosa ma surreale, si aprono scene d’interni desolati in cui la protagonista si rifugia per sfuggire al clamore dei festeggiamenti per la Liberazione, e così cercare negli alcolici la propria liberazione dal senso di incompletezza e mancanza.

Sembra quasi un personaggio di una tragedia Euripidea, Marguerite, sospesa nel limbo dell’attesa e destinata ad affrontare il dramma senza la certezza di ottenere una risposta. La douleur trascina lo spettatore nella radice della sofferenza, lo rende partecipe della malinconia della protagonista e permette di riflettere sul senso di mancanza (di una persona, di un luogo, di una fase della vita) che ognuno nasconde nel proprio animo.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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