Roger Penrose: tra matematica, tassellature e intelligenza artificiale alla Fondazione Cariplo

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Una premessa: chi scrive non capisce assolutamente niente di matematica, anzi la odia. Tuttavia, nonostante la profonda avversione che nutro verso questa disciplina, ho comunque accettato la proposta di scrivere su sir Roger Penrose, il celebre matematico di Oxford, e le sue tassellature. In fondo (molto in fondo) anche la matematica, a suo modo, è una forma d’arte.  Penrose sarà domani al Centro Congressi della Fondazione Cariplo di Milano per dibattere con il filosofo Emanuele Severino di Intelligenza Artificiale: quali sono le potenzialità e soprattutto i limiti, poiché un computer, per quanto sofisticato, mai potrà avere le capacità relazionali dell’essere umano.

Per quanto discipline quali la matematica, la fisica, la filosofia fino all’etica possano essere (o meglio sembrare) agli occhi di molti estremamente esclusive e “respingenti, il lavoro di Roger Penrose è invece nel nostro quotidiano. Le sue tassellature sono infatti qualcosa che conosciamo tutti bene: è la struttura che vediamo sui nostri pavimenti ma, soprattutto, è quella stessa struttura che è possibile ammirare nei complessi monumentali di origine araba, come l’Alhambra. Penrose, tuttavia, ha dato il suo nome a una tassellatura particolare, la quale si base sulla sezione aurea (cioè il rapporto fra due lunghezze diseguali), che però è soltanto la premessa per quello che è un discorso molto più ampio su arte, sapere e cultura. Come dice il matematico:

I am definitely sympathetic to all three of the Platonic ideals. I think beauty is a clear guide to truth.

In definitiva I tre ideali platonici mi affascinano. Credo che la bellezza sia un faro verso la verità.

Sir Roger Penrose dimostra, innanzitutto, che un collegamento tra humanities e scienza è possibile. In secondo luogo, sono simpatetico alla sua concezione della bellezza come guida verso la verità, fosse solo per il fatto che ricorda la bellissima chiusa della Ode on a Grecian Urn di Keats.

Beauty is truth, truth beauty,—that is all. Ye know on earth, and all ye need to know.

La bellezza è verità, verità bellezza,- questo è tutto. Voi conoscete sulla terra, ed è tutto ciò che conoscete.

Le parole di Penrose hanno anche una forte caratura etica e, se vogliamo, anche laica. La bellezza è sì l’unica guida verso la verità ma, al tempo stesso, essa non astrae dalla terra. Tutto ciò che chiamiamo bello non è al di là del mondo, ma qua, sulla terra. Forse Dostoevskij aveva ragione quando scrisse che la bellezza salverà il mondo.

Penrose ha un grande merito: riesce ad attrarre alla matematica anche coloro che non hanno alcun interesse in merito. Ciò dipende dal suo stile aperto (egli non nega, ma anzi insiste, sulla comunanza tra arte e logica. Non possiamo essere soltanto macchine e numeri, altrimenti perderemo la bellezza che è la guida alla verità) e, soprattutto, dalla sua idea di tassellatura. L’uomo, da sempre, è attratto dalla perfezione, dall’ordine e dall’equilibrio: l’arte greca si basa su questi principi, come pura l’arte e la letteratura neoclassica. Non a caso Winckelmann definì l’arte come “nobile semplicità e quieta grandezza”.

La matematica, tuttavia, apre a un’altra dimensione che interessa a Penrose, cioè l’intelligenza artificiale. Si discute da tempo se essa sia una risorsa oppure qualcosa che condannerà definitivamente l’essere umano. È giusto che un computer o una macchina sostituiscano il lavoro (sempre prezioso) svolto da un essere umano? L’intelligenza artificiale, nell’età del neoliberismo, non è probabilmente una risorsa, anzi, dovrebbe essere tenuta sotto controllo, in quanto una macchina o una creazione dell’essere umano non può avere o provare le stesse sensazioni che un umano proverebbe in determinate circostanze. Dunque una macchina risponderebbe perfettamente alla fredda efficienza neoliberista. Tuttavia, nella freddezza informatica e matematica, voglio ricordare come, ancora una volta, le humanities e le scienze abbiano prodotto un dialogo con risultati eccellenti grazie alle cosiddette digital humanities, la sintesi perfetta tra le due discipline. Se possiamo leggere poesie o ammirare quadri al computer lo dobbiamo alle digital humanities.

Inoltre, vogliamo spendere due parole su Luciano Floridi (Roma, 16 novembre 1964), un brillante filosofo romano, direttore del Digital Ethics Lab dello Oxford Internet Institute e uno dei massimi esperti mondiali di filosofia dell’informazione e di etica informatica. Come Penrose, anche Floridi sostiene che le discipline umanistiche non possano prescindere dalla scienza. Sono anzi le discipline umanistiche che servono ai filosofi del XXI secolo a comprendere l’età dell’informazione e del digitale.

Roger Penrose dimostra dunque che è possibile far dialogare gli opposti. Anche in modo fruttuoso.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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