Bob Marley: cantore della libertà e della uguaglianza

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Bob Marley: cantore della libertà e della uguaglianza
Bob Marley

C’erano tempi in cui la musica non era una semplice arte che disciplinava l’ordine dei suoni e dei rumori nel tempo e nello spazio. Era uno strumento capace di mutare gli stati d’animo, i pensieri, le coscienze, la politica ed i sentimenti. Erano tempi in cui la spietata voglia di libertà e di uguaglianza superavano tutti i muri sociali e costruivano ponti solidissimi, tempi in cui artisti diventavano delle vere e proprie icone di svariate correnti di pensiero. Uno che spiccava su tutti era Robert Nesta Bob Marley, nato a Nine Mile il 6 febbraio 1945 e morto a Miami l’11 maggio 1981.

Artista e personaggio polivalente, dal cuore di una piccola isola ha portato un genere musicale, il reggae, nell’immaginario collettivo di intere generazioni. No woman no cry, Is this love, Lively up yourself, Buffalo soldier sono solo alcune di decine e decine di canzoni ascoltate e riascoltate dai suoi fan fino a far consumare la puntina dei giradischi. Canzoni di libertà, di pace, di amore, di politica, di verità e di sogno.

Canzoni che ancora oggi risuonano senza sosta in molti angoli del mondo.

Marley era un poeta, un combattente. Animato da una spiritualità geniale ed assoluta, posseduto da qualche divinità che parlava attraverso lui, che trasmetteva il suo verbo nel ritmo e nei suoni della sua musica, attraverso le buone vibrazioni.

Non era semplicemente un musicista che faceva uso regolare di marijuana e che ne voleva la legalizzazione: Marley era un uomo vero e soprattutto vivo, che prendeva il bello della vita e lo rendeva ancora più bello, che cantava i suoi pensieri e le sue emozioni come pochi hanno saputo fare, toccando i cuori di milioni di persone.

Bob Marley: cantore della libertà e della uguaglianza
Bob Marley

Spesso la sua immagine viene associata inevitabilmente alle sostanze stupefacenti: nella mente di molti bigotti Marley era un drogato con la chitarra, che scriveva brani che inneggiavano all’uso della marijuana, al rastafarianesimo e alla completa voglia di vivere senza regole ben delineate. Inutile dire che Bob Marley con la sua chitarra cantava quello che il cuore gli sussurrava, cantava la libertà, ignorando ogni tipo di pregiudizio e dottrina, dando ascolto solo alle sue emozioni e a quello che gli chiedeva tantissima gente.

Un mese dopo la sua morte fu insignito del prestigioso Jamaica Order of Merit e ascoltando meglio i suoi brani si capisce subito come egli abbia voluto combattere con la musica le differenze razziali, sociali, politiche ed economiche.

Nel 1978 gli venne conferita la medaglia della pace dalle Nazioni Unite: un visionario che sognava la libertà di tutti gli individui, che sognava l’unificazione di tutti i popoli di colore per raggiungere la libertà totale. Un leader politico, oltre che spirituale e religioso, non un semplice cantante; le sue parole sono diventate dei veri e propri slogan e la sua immagine uno dei simboli maggiori delle lotte contro l’oppressione.

Bob Marley: cantore della libertà e della uguaglianza
Bob Marley

Oggi di Bob Marley oltre alla sua potente musica manca la sua irrefrenabile voglia di libertà, manca quella spinta carismatica che solo lui riusciva dare in determinati modi a milioni di individui. Le ingiustizie sociali, così come le mancanze di libertà, albergano ancora in moltissimi popoli.

Oggi Marley starebbe – e probabilmente è – su un barcone nelle acque del Mediterraneo, con la sua chitarra, a ribellarsi a modo suo contro un sistema che continua a fare business con guerre tanto stupide quanto atroci. A farne le spese ovviamente ci sono gli ultimi, quelli che non hanno voce per ribellarsi, quelli che hanno degli angeli al loro fianco e che un giorno troveranno la vera pace, quella spirituale e sociale.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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