Alvar Aalto: un’architettura fra ambiente naturale e classicità

0 1.983
Alvar Aalto
Alvar Aalto

Dal fortunato connubio tra l’ammirazione per la natura, radicata nei paesi del nord Europa, e una fervente passione per il mondo classico osservato da lontano, nasce una delle personalità architettoniche più influenti del Novecento: è Alvar Aalto (Kuortane, 3 febbraio 1898 – Helsinki, 11 maggio 1976), uno dei padri fondatori del Movimento Moderno, forgiato dalle sue origini scandinave che proietta nelle sue architetture. Aalto nasce infatti in Finlandia, quindi ben lontano dalle archistar che in quegli anni stanno dando origine all’architettura funzionale e a quella razionalista, ma ha la fortuna di provare fino in fondo lo stupore nei confronti della maestosità della natura, che ispira le sue geniali architetture. La sua formazione si nutre infatti dell’immensità di tutto ciò che i paesaggi finlandesi offrono: distese di acqua, sterminati boschi e orizzonti sconfinati. Il suo studio del classicismo, invece, si inserisce in un’ottica condizionata dalla distanza geografica e culturale: ciononostante, si tratta di una conoscenza e di un’ammirazione talmente profondi da riflettersi nelle sue opere in maniera sorprendentemente unica.

Spesso le opere architettoniche peccano di pretese troppo elevate dal punto di vista estetico (ma anche di presunzione e superbia da parte del progettista) spesso a discapito delle esigenze degli utenti che pagano così delle scelte compositivamente eccellenti al caro prezzo di una funzionalità pessima. Questo non si può certo dire delle opere di Alvar Aalto: l’utente è sempre il focus principale della progettazione, il fine ultimo che deve essere conciliato con scelte compositive che mai vanno a ledere il comfort dell’edificio o il benessere di chi abitualmente lo vive. Tanto che la qualità architettonica, per il progettista finlandese, è prima di tutto condizionata dalla qualità del vivere che l’edificio offre.

Alvar Aalto
Villa Mairea

Un esempio che più di tutti riflette e concretizza questo principio fondamentale è il Sanatorio di Paimio (1929-33), quello che consacrò l’architetto alla fama internazionale. In questo edificio, che era un luogo da destinare a dei malati di tubercolosi, dovevano convergere saperi medici e psicologici, e Aalto riesce splendidamente a raggiungere quest’obiettivo. Tutto viene pensato in funzione del malato e tutto, dal mobilio al rapporto con il contesto naturale circostante, viene curato direttamente dal progettista. Non un solo albero del bosco in cui l’edificio è stato costruito viene abbattuto, e non un solo oggetto d’arredo viene realizzato e collocato senza opportune considerazioni che riguardino degenti e personale addetto. Le camere sono orientate in modo da essere il più possibile illuminate, ma mai di una luce troppo accecante; i colori di tutti gli oggetti sono selezionati secondo una logica che ritiene curative alcune tonalità cromatiche; la vista del paesaggio naturale viene privilegiata, ritenendo che possa anch’essa giovare alla salute, e tanti altri elementi, che renderebbero infinito questo elenco, esplicano l’attenzione che l’architetto concentrò in questo progetto.

Da qui in poi la carriera di Aalto sarà costellata da una quantità davvero notevole di opere, ma alcune di queste vengono ricordate come quelle più rappresentative del suo pensiero e della sua cultura. La biblioteca di Viipuri, in Russia (1927-35) è la materializzazione di alcune sue considerazioni in merito al modo di vivere la lettura dei libri. Solidi geometrici puri costituiscono l’edificio, pareti completamente foderate da librerie circondano la sala lettura, che risulta non divisa ma completamente integrata nella biblioteca vera e propria in cui vengono custoditi i libri: il piacere deve dunque nascere non solo dalla lettura di un libro che già si conosce e si va a cercare, ma anche dalla scoperta di un libro trovato per caso. Inoltre la luce, proveniente dall’alto, deve essere intensa abbastanza da permettere di leggere facilmente, ma al contempo deve permettere il rilassamento senza abbagliare gli utenti. Anche in questo caso, dunque, l’architettura si adegua alle esigenze di coloro che ne usufruiscono, generando una sinergia di notevole interesse compositivo.

Vaso Savoy

Un altro edificio decisamente interessante è villa Mairea a Noormarkku (1938-41), nella sua terra natia, dove la natura che caratterizza il contesto circostante diventa un elemento fondamentale dell’architettura realizzata. O meglio è l’architettura che, in punta di piedi, si inserisce adagio nella natura, non alterandola ma acquisendone i tratti caratteristici. Questa villa  sorge infatti in un luogo boscoso e si distribuisce intorno ad una corte interna: la particolarità è la presenza del tema naturale anche all’interno della casa, che risulta essere una riproposizione della vegetazione circostante. Anche qui la duplice matrice dell’architettura di Alvar Aalto si mostra lampante: ci troviamo infatti dinanzi al risultato di un abile intreccio fra la sensualità della linea curva e dei materiali naturali, come il legno, e il rigore dell’angolo ortogonale e dei volumi bianchi, tipici della classicità. Le parole del progettista stesso possono farci capire le sensazioni uniche e peculiari che questa villa può trasmettere:

Nella foresta l’individuo si sente disperso, lo spazio è come se si formasse man mano che ci si inoltra attraverso l’intrigo dei rami e dei fusti degli alberi, sembra formarsi e dissolversi e poi riformarsi intorno a noi. Nello spazio interno della villa Mairea ho cercato di ricreare le stesse sensazioni, le stesse percezioni mutevoli differenziabili in moltissimi elementi.

Aalto con la sua seconda mogli, l’architetto Elsa Kaisa Makiniemi

Ma Aalto non trasmette però il suo indissolubile legame con l’ambiente naturale solo con l’architettura, ma anche con gli oggetti di design: tutti noi avremo sicuramente notato la bellezza dei suoi celebri vasi trasparenti dalla forma ondulata, detti Sovoy, ispirati ai corsi d’acqua finlandesi.

Nulla meglio della descrizione delle opere stesse realizzate da Aalto possono far capire la minuziosità del suo pensiero e la genialità delle sue idee, che con la loro eccezionalità segnarono il Movimento Moderno e lo rendono tutt’oggi un unicum per il suo brillante modo di fare architettura.

Adele Pittorru per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.