Visita senza vestiti al Palais de Tokyo: una Parigi all’avanguardia

0 475
“Bestie di scena” della Dante al Piccolo Teatro

Sembrava aver fatto scalpore Emma Dante con lo spettacolo Bestie di scena, talmente tanto che al Piccolo Teatro di Milano ci sono date fino al 20 maggio e altre compagnie hanno portato in scena lo spettacolo anche fuori dall’Italia. A Parigi, l’incontro col nudo senza ombre censuranti né maschere sgraziate è oggi possibile recandosi al Palais de Tokyo, nel 16° distretto in avenue du Président-Wilson numero 13. Sono stati 160 i visitatori che in nemmeno quarantotto ore hanno osservato da vicino, completamente nudi, le mostre d’arte contemporanea proposte dal museo.

Un dinamismo sicuramente imperfetto con combinazioni più o meno riuscite si è fatto strada tra gli allestimenti di Neïl Beloufa realizzati con la DAIMYO – Seigneurs de la guerre au Japon, per poi alzare braccia pallide verso l’astronave guardiana ideata da Anita Molinero in polyfoam bruciato, a simboleggiare quanto la materia come la carne sia pienezza e vuoto, materia e volume, peso e massa, in un complesso substrato di energia irreversibile. Un allestimento che con dei corpi nudi al centro vive spontaneamente di primordialità, ospitando e osservando i taciti gesti e l’approvazione dei passanti, i quali si destreggiano guardinghi in un gioco di osservazioni e stupore. Strutture costituite da combinazioni di atomi colorati in diversa maniera, tutti lì ad apprezzare o meno l’opera, e non l’osservatore.

Osservatrice al Palais de Tokyo

È impossibile non scrutarsi al Palais de Tokyo, è istintivo, ma l’importante è riuscire a essere, almeno lì in quel momento di condivisione, come suggerisce Georges Wolinski, «un buon osservatore delle interruzioni e della frenesia del mondo in ascolto dei conflitti interni e delle voci intime che liberano desideri e pensieri contraddittori».

Come può essere definita la nudità e come va intesa? D’istinto possono comparire alla mente due immagini quasi contrapposte: una pallida visione eterea della pelle delicatamente rosea e lieve come la seta, quella che i greci lodavano e alla quale Bacco anelava poco segretamente nelle sue fantasie rosse; altro pensiero è quello che ricorre spontaneamente a metafore quali “nudo come un verme” o “essere completamente nudo, senza difese”. Un dato di fatto è che si sta parlando di qualcosa che è parte dell’essere fin da quando è essenza, ancor prima della nascita biologica, e se si vuole allegoricamente, per chi crede, rappresenta la condizione primitiva della creazione. L’uomo ha poi deciso di coprirsi evidentemente per esigenze di sopravvivenza, ma perché col tempo si è giunti a censurare la nudità come fosse qualcosa di negativo, limitandola al punto che parrebbe quasi non essere una caratteristica costituente l’uomo stesso?

«Produciamo così insieme un accordo collettivo di enunciazione, uno spettacolo senza fine che moltiplica gli sguardi, gli orizzonti e i criteri di apprezzamento. Questo laboratorio interculturale è ancora agli inizi» affermano Kader Attia et Jean-Jacques Lebel, ideatori della mostra permanente L’Un et l’Autre. Julien Claude-Penegry, direttore delle comunicazioni dell’Associazione dei naturisti di Parigi, sostiene che questa sia un’opportunità in più per andare oltre tabù ormai inutili e per superare delle barriere, dando voce a quegli 88 mila naturisti e ai 2,6 milioni di praticanti in Francia. Dopo Vienna nel 2013 e l’Australia da ancor più tempo, anche Parigi con il Palais de Tokyo ha preso una posizione, ma ciò che conta è non scordare le parole di Luigi Pirandello:

Nessuno di noi è nel corpo che l’altro ci vede, ma nell’anima che parla chi sa da dove, nessuno può saperlo: apparenza tra apparenza… Un corpo è la morte: tenebra e pietra. Guai a chi si vede nel suo corpo e nel suo nome. Facciamo i fantasmi. Tutti quelli che ci passano per la mente. Alcuni sono obbligati. Gli altri son tutti di nostra fantasia.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.