Ettore Scola: il cinema impegnato che non rinuncia a sorridere

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Ettore Scola: il cinema impegnato che non rinuncia a sorridere
Ettore Scola

Il 19 gennaio 2016 moriva a Roma Ettore Scola. Nato a Trevico, in provincia di Avellino, il 10 maggio 1931, Scola è un’icona della cultura italiana: i suoi film dipingono con sagacia, fine umorismo e taglienti riflessioni un pezzo della nostra storia.

La sua natura ironica e profondamente riflessiva la si percepiva già dai suoi esordi: a soli quindici anni Scola disegnava vignette umoristiche pubblicate su note riviste (Marc’Aurelio e Il travaso delle idee), ma fu dopo l’università che cominciò a scrivere sceneggiature di commedie all’italiana. Erano gli anni Cinquanta, l’Italia si avviava verso l’industrializzazione e il boom economico. La società si trasformava velocemente, Fellini sconvolgeva già il panorama artistico italiano con i suoi capolavori (I Vitelloni, La Strada). Prima che al cinema, Scola entrò a far parte di questa nuova sorprendente realtà grazie alla televisione, scrivendo testi per la RAI  e collaborando con giganti come Alberto Sordi. Proprio quest’ultimo fu diretto da Ettore Scola nel suo primo grande successo, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? , pellicola del 1968 che vede anche la presenza di Nino Manfredi e Bernard Blier. Da quel momento ebbe inizio per Scola un fortunatissimo decennio, un lungo periodo di creatività e innovazione che ha portato alla messa in scena di pezzi storici del cinema italiana.

Ettore Scola: il cinema impegnato che non rinuncia a sorridere
Dramma della gelosia

Il film che diede inizio a questa decade è senza dubbio il celebre Dramma della gelosia, pellicola a metà strada tra il genere commedia e drammatico. Protagonisti Monica Vitti, Marcello Mastroianni (la sua interpretazione gli valse un premio a Cannes) e Giancarlo Giannini nel suo primo vero ruolo comico. In questo Dramma  i toni da fotoromanzo rosa e i personaggi comici di contorno si mescolano a un senso di incertezza e di inadeguatezza alla vita. È un film godibile, divertente, che conserva sullo sfondo una certa critica alla società del benessere degli ’70 e che lascia spazio alla figura del proletariato, seppur non in modo esplicito come accadeva nei film di Dino Risi o Pasolini.

Quattro anni più tardi, l’avvento del suo vero capolavoro: C’eravamo tanto amati. Un racconto che ripercorre trent’anni di storia italiana, in cui vari generi coesistono tra loro nel tentativo di delineare le diverse sfaccettature della società dell’epoca. Il film (metà in bianco e nero e metà a colori) è un ritratto così profondo e sagace di storia che contiene in sé profondi sentimenti, impegno sociale e senso politico.

Ettore Scola: il cinema impegnato che non rinuncia a sorridereNon a caso è stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, come pellicola in grado di cambiare la memoria collettiva del Paese in un periodo così delicato della nostra storia. Attraverso continue citazioni e omaggi a registi che hanno fatto la storia del cinema (Fellini, Antonioni, De Sica e Rossellini), tre personaggi interpretati da Nino Manfredi, Vittorio Gassman e Stefano Satta Flores si raccontano. Ogni storia rappresenta un diverso aspetto della società, un determinato pensiero filosofico e politico e tendenze del costume italiano del XX secolo: potremmo quasi definirla una storia pop. Il film, che deve tanto al neorealismo, porta con sé un grande senso di nostalgia. Il presente è imbruttito e corrotto, il passato invece è magico e affascina.

È quasi ironico per un ragazzo dai venti ai trent’anni vedere questo film oggi: proprio quell’epoca di cui oggi sentiamo la mancanza, pur non avendola mai vissuta davvero, dando vita così al mito degli anni ’70 e ’80, è quella che Scola poco sopportava: il suo presente gli stava stretto e l’avrebbe scambiata volentieri con un ritorno agli anni ’40. La stessa riflessione che Woody Allen portava sullo schermo con Midnight in Paris: tutti noi siamo spesso insoddisfatti del nostro tempo, l’unico modo che abbiamo per fuggire il presente è sognare il passato. Ci rifugiamo in falsi miti, incapaci di cogliere le opportunità buone che la nostra epoca ci offre, perché a volte è più facile lamentarsi e guardarsi indietro che lavorare duro. È uno dei peccati dell’uomo ed Ettore Scola era un uomo come tutti, costantemente incastrato in una società di cui non apprezzava l’evoluzione. L’unica cosa che poteva fare era reagire al suo presente con un sorriso nei suoi film.

Ettore Scola: il cinema impegnato che non rinuncia a sorridere
Una giornata particolare

Scola continuerà a tirare le somme della sua società in altri film come Una giornata particolare, una semplice storia vista attraverso i volti di Marcello Mastroianni e Sophia Loren, sullo sfondo di una Italia soggiogata dal regime fascista. Come dimenticare anche La Terrazza, pellicola episodica del 1980 che ritrae un amaro disegno dei salotti intellettuali di Roma.

Dopo la sua scomparsa nel 2016, le sue due figlie hanno dedicato al padre un documentario, Ridendo e scherzando, che ritrae perfettamente la personalità e l’intimità dell’artista.

L’insegnamento che ha lasciato Scola al pubblico?

Al di là delle critiche sociali e politiche, solo uno: ridere. Saper ridere, sempre,  essere seri ma sempre e comunque con il sorriso.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. mistaSilas dice

    Grazie omaggiomania, troppo tardi

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