Loro di Roma – Adone: il simbolo della bellezza

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Oggi vi parliamo di bellezza e gelosia: ecco a voi il mito di Adone!

Ecco che spira, o Citerea, il tenero Adonis! Che cosa faremo?

Battetevi il petto, fanciulle, e strappate le vostre tuniche

Versi attribuiti a Saffo di Lesbo

Il mito

Vaso attico

Adone nasce dall’unione incestuosa tra Cinira, re di Cipro e sua figlia Mirra e sin da fanciullo venne affidato a Persefone. Crescendo divenne un giovane dalla straordinaria bellezza, tanto che un giorno Afrodite, colpita involontariamente da una freccia di Cupido, se ne innamorò perdutamente, entrando subito in conflitto con la rivale Persefone, anch’essa invaghita del ragazzo. La contesa tra le due dee venne risolta da Zeus in persona: Adone avrebbe vissuto un terzo dell’anno con Persefone, un terzo con Afrodite e un terzo da solo. Il giovane però scelse di trascorrere con la dea della Bellezza anche il terzo dell’anno a lui assegnato, scatenando la gelosia del dio della Guerra, amante di Afrodite. La dea, per proteggere Adone, aveva tentato in tutti i modi di dissuaderlo dalla caccia, mettendolo in guardia dal pericolo delle bestie feroci. Ma questo non impedì ad Adone, proprio durante una battuta di caccia, di essere ferito mortalmente proprio da un cinghiale inviatogli contro dall’iroso Ares. Udendo dei lamenti, Afrodite accorse subito in aiuto dell’amato, arrivando però quando era ormai troppo tardi. Secondo quanto racconta Ovidio, nel punto in cui cadde il sangue di Adone morente spuntarono dei delicati fiorellini, gli anemoni.

Adone nell’arte

Tiziano

Nell’arte classica Adone è raffigurato con forme delicate ed è spesso ritratto come oggetto dell’aspra contesa tra le dee Persefone ed Afrodite come si vede nel vaso attico a figure rosse attribuito a Aisone e datato al V secolo a.C. Ben più struggente è la versione etrusca della Morte di Adone rappresentata nel monumento funebre proveniente da Toscanella e datato alla fine del III secolo a.C. Il giovane Adone giace al di sopra di un letto funebre ma è ben visibile la ferita mortale procuratagli dal cinghiale sulla coscia sinistra, proprio in primo piano. Versione ben più romantica del mito è invece quella presentata nel 1453 da Tintoretto nel Venere e Adone dove i due amanti sono teneramente adagiati sotto un albero, nel pieno dell’idillio amoroso. Più turbolenta l’opera di Tiziano: nel suo Venere e Adone infatti, realizzato intorno al 1553, sembra scegliere il momento in cui la dea cerca disperatamente di dissuadere il suo amato dal cacciare animali feroci, con un ultimo e struggente abbraccio. Del 1637, in pieno barocco, è invece ‘opera di Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, che “mette in scena” l’epilogo tragico del mito con la sua straordinaria versione della Morte di Adone. Qui Afrodite corre in soccorso del proprio amato, arrivando però troppo tardi e non potendo più fare nulla per il giovane che giace a terra, avendo ormai esalato l’ultimo respiro.

Il significato del mito

Tintoretto

Adone divenne il simbolo della bellezza maschile e della vita breve, come voleva la tradizione fenicia (il mito ha infatti origine orientali), tanto che già nell’antichità ad Atene esistevano i “Giardini di Adone”, vasi di coccio in cui si seminavano piante erbacee a rapida crescita che però, altrettanto rapidamente, avvizzivano, a simboleggiare proprio la morte di Adone. Il mito del giovane bellissimo (ancora oggi infatti si dice “essere un adone“) è un racconto profondamente legato al tema della fertilità e della rinascita, delle vita e della morte, ripercorrendo quel ciclo vitale a cui tutti, la natura gli animali e gli uomini sono soggetti.

L’Asino d’Oro – Associazione Culturale per MIfacciodiCultura

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