Peppino Impastato. Se ami davvero la Libertà, non dimenticarlo

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ImpastatoSei andato a scuola? Sai contare? «Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci… cento passi. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci… cento passi». Conta fino a cento. E ad ogni numero fai un passo. Cento passi. Tu sei una persona che crede nella libertà. Che ha la fortuna di poter scegliere ogni giorno. Non dimenticarlo. Non è una cosa banale. È fondamentale la libertà di scelta. E questa non te la può e non te la deve togliere nessuno. Tu credi nell’onestà, nel valore delle persone oneste. Tu credi nella Cultura. Nella Cultura che è Libertà. Cosa faresti se a cento passi da te vivesse un mafioso? Cosa faresti se nello stesso bar dove vai tutte le mattine scoprissi che proprio lì viene a prendere lo stesso caffè un mafioso? Certo, cambieresti bar. E molto probabilmente cambieresti anche casa. O forse, con coraggio e in virtù di quell’onestà di cui ti fai portavoce denunceresti la tua voglia di essere libero e di combattere la mafia. Di gridare a tutti che non vuoi soggiacere ad un mondo corrotto. Peppino Impastato, un ragazzo di Cinisi (PA), nel cuore pulsante della Sicilia, circa quarant’anni fa lo ha fatto: ha combattuto proprio in nome di quella libertà. Ha lottato proprio perché voleva essere un uomo libero. Perché tu fossi libero. Perché tutti potessimo esserlo. Perché potessimo conoscere cosa significa lottare in nome di quella caratteristica che deve essere consunstanziale dell’essere uomini: la Libertà.

Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!

Solo cento passi dividevano la casa di Peppino Impastato da quella di persone corrotte, mafiose, persone che non avevano a cuore la sua Sicilia, la sua Italia. Ma i passi erano anche molto meno. Perché il suo cognome era legato alla mafia. Ma vi si ribellò.  Si ribellò al padre, alla famiglia. Si ribellò e pagò con la sua vita in nome di quell’ideale in cui ha sempre creduto.

Peppino Impastato cercò con tutti i mezzi di diffondere il valore della libertà dalla mafia, prima fondando un giornale, poi fondando una radio, Radio Aut, un’emittente libera autofinanziata che denunciava il malaffare mafioso che capeggiava a Cinisi. Nel 1978 si candidò anche in politica, nella lista di Democrazia Proletaria nel comune della sua cittadina, ma la mafia lo ammazzò brutalmente proprio nel corso della campagna elettorale. Nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 Peppino Impastato moriva, ma non smise di lottare. Molte coscienze si smossero. I cittadini di Cinisi lo elessero al Consiglio Comunale. Sì, simbolicamente. Ma fu l’inizio di una serie di ribellioni contro quella mafia che lo aveva ammazzato e fu l’avvio di una profonda sete di giustizia.

Certo, però, come spesso capita nella nostra bell’Italia, ci vuole tempo, molto tempo per giungere all’arresto dei veri colpevoli che arrivò, ovviamente dopo una serie infinita di indagini e processi. Nel 2001 l’arresto di Vito Palazzolo, condannato a 30 anni di reclusione. Poi nel 2002, finalmente, l’ergastolo del mandante dell’omicidio Gaetano Badalamenti, proprio quel capo della cosca mafiosa di Cinisi di cui Impastato aveva denunciato anche in radio i malaffari.

Peppino Impastato moriva il 9 maggio 1978.

Peppino Impastato può vivere ancora oggi, dentro ognuno di noi.

Solo se davvero non dimenticheremo. Solo se la lotta alla mafia diventa una lotta collettiva come ha lucidamente affermato anche un altro grande uomo:

La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Paolo Borsellino

Peppino Impastato può vivere ancora oggi, dentro ognuno di noi.

Solo se davvero, quindi,  non lo daremo mai  per scontato il fresco profumo della LIBERTÀ.

Solo se davvero saremo tutti disposti a camminare. Io, te, tutti. Insieme.

E allora contiamo tutti…

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci…cento passi. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci…cento passi.

Valentina Ferrario

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