9 maggio, festa dell’Europa: riflessioni sulla condizione dell’Unione

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9 maggio, festa dell'Europa: riflessioni sulla condizione dell'Unione
Robert Schuman

Il 9 maggio rappresenta la festa dell’Europa: la celebrazione intende ricordare la dichiarazione tenuta il 9 maggio 1950 dall’allora ministro degli esteri francese Robert Schuman presso il Quay d’Orsay, la sede del ministero degli esteri d’Oltralpe, in cui si delineava il concetto di Europa come unione politica ed economicaFino al 1964 la ricorrenza cadeva il 5 maggio perché celebrava la fondazione del Consiglio d’Europa avvenuta il 5 maggio 1949, ma, a partire dal 1985, le celebrazioni si tengono il 9, poiché segna la fine del regime nazista. In occasione della festa, le istituzioni comunitarie a Bruxelles e a Strasburgo possono essere visitate e, al contempo, si tengono incontri, dibattiti e concerti facendo sì che i 27 stati membri si sentano veramente parte di una comunità.

Dopo aver delineato il dato storico, è opportuno passare a delle riflessioni sullo stato dell’Unione e sull’umore dei cittadini europei, che sembra tutt’altro che rassicurante.

9 maggio, festa dell'Europa: riflessioni sulla condizione dell'Unione
Brexit

L’uscita della Gran Bretagna ha fatto deflagrare le difficoltà e le contraddizioni interne al progetto europeo: se la dichiarazione Schuman aveva posto l’accento sia sulla necessità di sforzi comuni per un coordinamento in materia politica ed economica, i 27 hanno finito per far prevalere gli interessi economici, promuovendo interventi assurdi, stupidi e miopi, basati sul fantomatico 3% nel rapporto deficit/PIL. Un altro problema che l’UE non è riuscita ad affrontare e a risolvere nel migliore dei modi è quello dell’immigrazione: se Italia e Grecia si sono prodigate per accogliere dei poveracci che fuggono da fame, carestie e guerre, dall’altra parte i paesi di Visegrád (gli stati membri che costituivano l’ex blocco sovietico) si sono voltati dall’altra parte per puro calcolo politico-elettorale, dicendo di non essere disposti ad accettare le politiche di ricollocamento stabilite dalla Commissione europea.

Contestualmente, un altro dato assai preoccupante, è la continua presenza di gruppi euroscettici o sé dicenti “sovranisti”, il cui progetto politico (se così si può definire) è di gettare la benzina sul fuoco del malcontento continentale in nome del sacro valore della nazione contro immigrati o la stessa idea di Europea. A rendere la cosa tragicomica è il fatto che i cosiddetti “sovranisti” siedono (o non hanno mai seduto o si sono fatti eleggere nei parlamenti nazionali) al Parlamento europeo. Come non pensare a Matteo Salvini, Marine Le Pen o lo stesso Nigel Farage. A distanza di quasi due anni, vale la pena di ricordare che di Brexit ancora non si sa niente e chi vi scrive vive nella Repubblica d’Irlanda, sperando che la Camera dei Lord sia riuscita a bloccare qualsiasi progetto di un “hard border” (un confine “duro”) tra Dublino e Belfast.

Tuttavia l’Europa è altro: per i giovani è stato fondamentale il  programma Erasmus nella formazione e nella crescita di cittadini europei. Come avrebbe voluto lo stesso Erasmo, milioni di studenti possono studiare in qualsiasi università europea e abbattere muri e frontiere, aprendosi a nuove culture, nuove visioni del mondo e stabilendo amicizie che dureranno una vita. Grazie al trattato di Schengen possiamo adesso muoverci in tutti i paesi membri senza alcuna frontiera: certo un’idea totalmente contraria a quella di ripristinare le frontiere contro la minaccia del terrorismo islamico e dell’invasione migratoria. È compito di tutti gli stati rafforzare la cooperazione e allontanare lo spettro della paura, perché essa non produce mai niente di buono, ma anzi danneggia quanto di buono ha fatto l’Europa.

9 maggio, festa dell'Europa: riflessioni sulla condizione dell'Unione
Programma Erasmus

Dobbiamo essere grati all’Europa politica, e ogni cittadino comunitario dovrebbe fare di più per sapere cosa significa essere europei: le scuole di ogni paese membro dovrebbero insegnare la “cittadinanza europea”, quali sono stati i passi e gli accordi che sono stati fatti per arrivare a costituire un’unione. I cittadini comunitari dovrebbero usufruire di ingressi gratuiti o avere degli sconti presso le principali istituzioni culturali di ogni paese, perché la cultura è una risorsa importante, molto più importante di qualsiasi dato economico e statistico. Un mese europeo della cultura sarebbe un’iniziativa da cui tutti potremmo trarre giovamento, in quanto ci permetterebbe di conoscere e apprezzare le bellezze che il Vecchio Continente ha da offrire. La festa dell’Europa ci serva per riflettere sulla nostra identità e sulla nostra memoria di europee ed europei.

Mi piace concludere queste riflessioni con alcune parole dell’Inno europeo, l’Inno alla Gioia di Ludwig van Beethoven, tratto da una composizione di Schiller:

Cantate insieme, amici,
ora festeggiamo la gioia,
fiumi e montagne
non sono più frontiere.
Oh, Europa, nostra casa,
troppo durò la divisione.
Splenda ora la tua bellezza,
ognuno ti sia figlio.
La tua bandiera affratella
gli uomini dopo il tempo della guerra,
la tua legge ora unisce
cittadini in consenso.
Del Vecchio Continente
il popolo ora si è alzato
lo guida un nuovissimo sentimento
e una forte volontà di unione
Sotto l’egida del diritto
noi vivremo in concordia.
Questo è il nostro giuramento:
un Paese e una sorte.
Ecco un esempio per il mondo:
ecco una direzione, ecco una via:
un grande cerchio di tutta l’umanità
nella pace, nella gioia!

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura 

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