“Le memorie di Giorgio Vasari”, il film: lo storiografo diventa protagonista

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Nel contesto del Bari International Film Festival, che pone il connubio tra cultura e cinema come proprio sigillo, è stato trasmesso in anteprima mondiale il film Le memorie di Giorgio Vasari. L’artista (Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574) è conosciuto dagli studenti di Storia dell’Arte grazie al celeberrimo volume Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, primo libro di Storia dell’Arte esistente sul suolo italiano, che analizza minuziosamente l’opera di oltre 160 artisti. Ma egli non fu solo questo libro. Con questo film, non è la vita dei più celebri artisti ma è la sua che veniamo a conoscere. In effetti, si sa ben poco dell’attività artistico-culturale di questo straordinario personaggio: è forse arrivato il momento di porre sotto i riflettori quello che non fu solo storiografo, ma artista ad ampio raggio.

Fotogramma tratto dal film “Le memorie di Giorgio Vasari”

Il film si presenta come un diario, in cui Giorgio Vasari si spoglia di ogni riferimento didascalico e si presenta al pubblico nella sua veste personale: il metodo del Diario aiuta a far comprendere a pieno l’animo dell’implacabile artista. Il regista, Luca Verdone, afferma che lo scopo principale del film è quello di «illustrare le opere e il pensiero del grande architetto, pittore, scrittore aretino» ed è in una prospettiva soggettiva e interna che il protagonista si rivela nella sua più intima bellezza.

Nel film viene raccontata la sua vita all’interno del panorama rinascimentale fiorentino, ricalcato dai più illustri intellettuali e artisti, che proprio Giorgio Vasari conobbe: tra i tanti, spiccano i nomi di Michelangelo, Tiziano, la famiglia Medici, la famiglia Farnese. Per infondere allo spettatore il clima che si respirava all’epoca, i dettagli non vengono lasciati al caso. Infatti il regista spiega:

Le maggiori difficoltà, per la realizzazione del film, sono state superate scegliendo degli edifici precedenti al tempo in cui è vissuto Vasari e facilmente adattabili alla scenografia a lui riferibile.

La sala dei Cento Giorni, affresco di Giorgio Vasari

Oltre al protagonista, anche la fotografia parla. Gli edifici, gli arredamenti, tutto rientra nel processo di comunicazione che è facilmente riscontrabile nel suo libro sugli artisti: lo stile con cui Vasari disanima gli artisti viene proiettato da Verdone in un’ottica di descrizione dettagliata della sua vita, attraverso l’utilizzo della settima arte. Il film quindi risulta essere un documento visivo di un’epoca proficua dal punto di vista artistico, e Vasari, in questo contesto, ha dato un contributo fondamentale.

Vasari pittore fu molto prolifico, tanto che molte città italiane accolgono nei loro edifici affreschi dell’artista: si ricorda la Sacrestia del Vasari della chiesa di Sant’Anna dei Lombardi a Napoli, i cicli di affreschi presenti in Palazzo Vecchio a Firenze, la Sala dei Cento Giorni a Palazzo Cancelleria a Roma. Nonostante i suoi affreschi vengano rimproverati da Michelangelo come troppo rapidi nell’esecuzione, egli non smette di produrre opere che purtroppo oggigiorno passano inosservate. Non si nota nemmeno il contributo architettonico del Vasari, nonostante abbia donato degli edifici di grande bellezza: ad esempio, la cupola della Madonna dell’Umiltà a Pistoia, le Logge ad Arezzo, ma soprattutto il Complesso degli Uffizi a Firenze.

Le memorie di Giorgio Vasari è un film quindi che ci riguarda in pieno. Perché, passeggiando nelle città italiane, magari ci possiamo chiedere «Questa opera è stata fatta dal Vasari?» perché egli non fu solo storiografo. Egli, come intellettuale, ha segnato un’epoca intera ed una società nelle sue infinite sfaccettature. Grande artista, grande architetto, grande scrittore. Come direbbe Henry Furst:

La grande ricchezza dell’individualismo in italia dove «un Marcel diventa ogni villan» rende difficile a un italiano accettare la gloria dei suoi compagni. Di Vasari ve n’è uno solo.

Elisa Tiboni per MIfacciodiCultura

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