Il riscatto della donne nel mondo dell’arte: una piccola rivoluzione in atto

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Chiunque – più facilmente se di genere femminile – abbia anche solo una vaga infarinatura di arte, di letteratura o delle discipline creative in genere, può rendersi conto di come nei secoli passati le donne siano sempre state ignorate dalla critica e non considerate importanti. Anzi, a lungo si è ritenuto che le donne non avessero le capacità per produrre qualcosa di artistico o di scientifico e la società le ha voluto rinchiuse in casa, lontane dagli ambienti universitari e creativi. È assurdo leggere dichiarazioni come: «Frauen malen nicht so gut» [trad.: Le donne non dipingono granché bene], uscita dalla bocca di Georg Baselitz appena quattro anni fa. Si è parlato di provocazione da parte di uno dei più famosi Matador dell’arte tedesca, lo si è giustificato per i suoi settantanove anni di età, ma il significato di tutto questo è intuibile senza troppe difficoltà.

Khalili, The Tempest Society, 2017

Se da una parte affermazioni simili dimostrano come lo zoccolo duro dell’arte novecentesca vive ancora trascinandosi dietro stereotipi obsoleti quanto profondamente consolidati, dall’altra i dati descrivono una rivoluzione nel mondo dell’arte già avviata.

Dall’inizio del XXI secolo un maggior numero di ruoli di spicco all’interno delle accademie, dei musei, delle gallerie e della critica sono stati conquistati dalle donne. Inoltre la loro presenza è sempre più marcata anche nel ruolo stesso di artiste: solo per citare un paio di esempi, basti pensare che al Tate Modern di Londra su 800 opere esposte di 300 diversi artisti, quelle appartenenti a donne sono passate da una percentuale del 17 per cento a una del 50, mentre al Premio del National Galerie di Berlino le finaliste erano quattro artiste.

Anni di emarginazione ed esclusione dagli ambienti artisti, uniti a quei lunghi secoli di sottomissione all’uomo, ai quali sono seguite le lotte femministe per ottenere diritti ed eguaglianza, hanno reso le donne più sensibili rispetto ai temi legati alla femminilità e all’emarginazione, con particolare attenzione agli ultimi della società contemporanea. Ecco quindi che, ad esempio, al dOCUMENTA 14 Bouchra Khalili ha presentato The Tempest Society, un video di un’ora in cui dei giovani ateniesi affrontano il tema della precarietà odierna del Mediterraneo.

La mia arte è poesia civica nel senso pasoliniano: porto in scena diseguaglianza e voglia di solidarietà, ma senza sacrificare poesia e bellezza.

Bouchra Khalili

Monica Bonvicini, artista veneziana e docente di scultura a Vienna, afferma che «il femminismo ha rivoluzionato il mondo dell’arte» e che per farlo le donne si sono inventate un nuovo modo di fare arte.

Nella mia arte sono in gioco l’architettura e la ricostruzione delle identità sessuali attraverso le forme degli spazi.

donne nel mondo dell'arte
Monica Bonvicini, Never again, 2005

Quando Monica Bonvicini ha iniziato a insegnare a Vienna, c’erano solo due docenti donne, oggi sono molte di più: questo è un dato significativo relativo alla sempre maggiore presenza femminile anche negli ambienti accademici.

La storica dell’arte Shulamit Bruckstein spiega che questo fenomeno comporta innovazioni a più livelli, sia per il ruolo che esse assumono nei musei sia per la linea che danno alle mostre, e a ciò si unisce un rifiuto della visione eurocentrica e lineare dell’arte. Il motivo intimo di questa propensione quasi naturale a ciò che è arte può essere riassunto con le parole di Chiara Bertola, curatrice della Fondazione Querini Stampalia, che spiega:

La trama di fondo è forse la cura che le donne impiegano nei loro lavori e la coscienza al contempo della fragilità delle loro opere. In questa vulnerabilità c’è la traccia di una Bellezza al femminile.

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

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