Maggio francese: davvero una rivoluzione mancata o cos’altro?

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Il famoso motto del Maggio francese, “Vietato vietare”

Col mese di maggio il caldo estivo inizia a farsi sentire e gli animi tendono a scaldarsi, anche quelli dei manifestanti. Non è un caso che una delle più famose rivoluzioni della storia come quella francese, “la rivoluzione” per antonomasia, si sia consumata nei mesi estivi. Il popolo francese può vantare un’anima rivoltosa, testimoniata da rivolte, rivoluzioni e proteste susseguitesi nei secoli, prima durante il regno fino ad arrivare fino alla presa della Bastiglia del 14 luglio 1789, ma anche dopo, in epoca repubblicana, non sono mancate occasioni di confermare questa animosità. Fu proprio il mese di maggio del 1968 la cornice entro la quale si iscrisse una delle rivolte più famose, descritte spesso come romantica dai mass media, cioè il così detto Maggio francese.

Il generale Charles De Gaulle

Il Novecento è definito come il secolo delle grandi ideologie: quello delle due grandi guerre mondiali e dello scontro tra i due blocchi, USA contro URSS, ideologia capitalista contro comunismo (ancorché radicalmente diverso da quello della rivoluzione del 1917). All’interno di questa dialettica caratterizzata da un certo fervore culturale (coda delle grandi narrazioni di inizio secolo) studenti, lavoratori ed intellettuali francesi si ritrovarono sotto la bandiera della protesta per un coacervo di ragioni più o meno realmente a fondamento delle istanze avanzate: lotta al capitale, critica alla politica gollista, denuncia del classismo del sistema universitario, e molto altro. La protesta nasce nel mondo universitario da studenti che, su ispirazione di pensatori come Jean-Paul Sartre, affermavano una visione della società libera da consumo, conformismo e dall’oppressione delle vecchie istituzioni e classi dominanti, in cui vi fosse l’affermazione dello stato sociale a tutela dei diritti dei cittadini francesi.

Scatto delle manifestazioni del Maggio francese del 1968

Come detto, nel movimento del ’68 (che ebbe dei paralleli negli altri paesi, compreso in Italia) vivevano varie anime: anarchismo, comunismo, socialismo, ecologismo, femminismo, marxismo e altre frange minori. Un insieme di forze che non trovarono un comune denominatore e ciò fu una delle ragioni che portarono il Maggio francese ad essere etichettato come “la rivoluzione mancata” dai commentatori successivi, un’esperienza che si presentò come una fiammata che ben presto si spense, sfiancata dalla mancanza di intenti e dalle misure di De Gaulle, una promessa non mantenuta che, come quelle grandi delle ideologie idealistiche, si è mostrata fragile ed inconcludente.

Jean-Paul Sartre

Allora cosa rimane di quel maggio? Aldilà degli orientamenti politici, senza dubbio questo fu un periodo in cui la diffusione del dibattito, della cultura e dell’attenzione a certe tematiche erano molto più sentiti da quei giovani che si barricavano nelle aule universitarie in segno di protesta e che non avevano il timore di essere schedati dalla polizia o peggio. C’era una voglia di combattere attraverso formazioni comunitarie, ancorché precarie, per ideali superiori e di rilievo sociale, ancorché irraggiungibili e utopistici. Il parallelo con le giovani generazioni moderne è impietoso: la caduta delle grandi ideologie, un egocentrismo di massa diffuso crescente, un individualismo esasperato, la demolizione di molti diritti e sicurezze del passato, lo stravolgimento del mercato del lavoro e soprattutto un attentato alle istituzioni educative hanno sostanzialmente neutralizzato la volontà delle nuove generazioni di combattere per il proprio futuro. Oggi a maggio è meglio iniziare ad andare al mare e non pensare.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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