“Indifesa” di Giuseppe Cesaro, la spirale di un pregiudizio senza tempo

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Cos’è la normalità? Forse una parola che ha un’origine etimologica diversa dalle altre, che richiama una complessità e una profondità più recondita. O si tratta solo di un termine inquisitorio, un modo per soffocare tutto ciò che c’è di bello e puro al mondo? Indifesa (La Nave di Teseo) è il primo romanzo di Giuseppe Cesaro, nato a Sestri Levante nel 1961, attualmente scrittore, sceneggiatore, ghostwriter e consulente artistico ai testi di Claudio Baglioni. In questo libro l’autore racconta, con una semplicità atroce, di sangue putrefatto, di corpi lacerati e straziati, di anime stanche che cercano un letto su cui riposare. A narrare è un adolescente di nome Andrea, piuttosto chiuso, amante della lettura e acuto osservatore del mondo circostante. Un ragazzo che non riesce a ritrovarsi nella quotidiana frenesia rumorosa dei compagni di classe, che tra le mura della scuola cattolica lo insultano e gli fanno desiderare unicamente di restare solo davanti al fruscio del mare. A complicare una situazione non rosea, interviene il padre con il suo carattere distaccato, preoccupato unicamente che il figlio non venga coinvolto dai moti degli anni Sessanta, sostenitori dell’attivismo e della ribellione studentesca.

Il giovane ragazzo cresce intrappolato nel vortice della sua solitudine, uno stato d’animo che solo la madre è in grado di comprendere, finché non incontra Livia, ex compagna di scuola, la quale gli farà scoprire il calore dell’accoglienza e valorizzerà il dono della diversità.

Andrea, il protagonista del romanzo, mi ha preso subito, fin dalla prima volta che ci siamo “incontrati”. La sua è una storia straordinaria. Letteralmente. Meritava di essere raccontata. Spero solo di essere riuscito a renderle giustizia.

Cesaro toglie il velo dell’ipocrisia da un mondo di chiassose apparenze, omologato all’identità del singolo che appiattisce l’emozione della scoperta e contamina il fresco profumo dell’unicità. Indifesa è un romanzo di formazione spietato, a tratti divertente, una storia che racconta con decisione le prevaricazioni che minacciano il valore della comunicazione e la complessità dei rapporti sociali. Le vicende di Andrea catalizzano riflessioni e smuovono le emozioni dal profondo, senza dover ricorrere a facili moralismi fini a se stessi. Gioia e dolore si susseguono e sostengono a vicenda, aiutando a comprendere la poliedricità dei personaggi, incastrati a forza nel proprio mosaico quotidiano.

In un mondo esibizionista, minacciato da una spudorata violenza e da facili digressioni, Indifesa è una boccata d’ossigeno, una storia necessaria che affronta con coraggio un tema universale: occorre sempre guardare al di là del nostro orticello, imparando a proiettarsi con delicatezza nelle viscere dei molteplici problemi che sono là fuori, spesso più terrificanti e drammatici di quanto la società riveli. Per leggere questo libro, è impossibile esimersi dal carico delle proprie responsabilità, altrimenti sarebbero parole scritte vanamente e la solitudine resterebbe una spirale difficile da spezzare. Sempre più dolorosa, sempre più invisibile.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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