“Cinquanta Segnalibri”: la poeticità della street art italiana in una mostra sinottica

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Flycat, "Battlefield" (2010)
Flycat, “Battlefield”

Dal 27 aprile alla Galleria Stradedarts di Milano è possibile vedere la mostra Cinquanta Segnalibri, curata dall’Osservatorio INWARD, organizzazione che svolge ricerca e sviluppo nei settori del pubblico, del non profit, del privato e internazionale, focalizzandosi sulla creatività urbana nelle sue molteplici forme. Non a caso il nome dell’istituzione è al contempo un acronimo, che sta per International Network on Writing Art Research and Development, e per il gioco di parole anglosassone inward – in ward, ossia rivolto verso di sé – in quartiere, riferendosi dunque agli effetti introspettivi sugli abitanti di una comunità delle opere artistiche di strada.

La mostra attuale a Milano nasce sulla scorta di un’esperienza antecedente del 2006, quando INWARD organizzò la sua prima esposizione Quarantotto Segnalibri, in cui fu chiesto a ventiquattro graffiti writers di rielaborare la grafica e il linguaggio delle loro opere per produrre dei segnalibri d’artista dal formato di 10x40cm. Questa esperienza fu uno dei primi esempi in Italia di iniziativa artistica collettiva di promozione del fenomeno della street art contemporanea, con creativi ai tempi di nicchia e oggi conosciuti in tutto il mondo. Ora, dopo quasi dodici anni, con Cinquanta Segnalibri l’osservatorio aggiorna lo studio su questo movimento estetico nella Penisola, allargando anche il raggio d’azione rispetto a prima: con un gioco linguistico di mezzi di comunicazione e di contenuti differenti, saranno esposte le opere di venticinque tra i più noti street artist italiani, con lo stesso format precedente dei segnalibri d’artista.

Hope, opera nella Circumvesuviana del Piano di Sorrento
Hope, opera nella Circumvesuviana del Piano di Sorrento

È da segnalare inoltre, che in ragione della natura sociale dell’osservatorio, il cofanetto con l’edizione limitata dei segnalibri sarà acquistabile e il ricavato andrà a finanziare il lavoro della cooperativa sociale Arginalia, che favorisce opportunità di lavoro ai giovani di Napoli Est, dove ha peraltro sede operativa INWARD.

Pertanto i nomi che si possono vedere in questa particolare esposizione sono molti. Il più conosciuto è quello di Flycat, pseudonimo di Luca Massironi (Milano, 1970). La sua fama è dovuta, sin dall’adolescenza, nell’intento di indagare il linguaggio della street art americana e della cultura hip-hop nelle loro prime manifestazioni, durante la seconda metà degli anni ’80. Questo gli ha permesso di collaborare con numerosi altri street artist del tempo, in un Paese come l’Italia in cui le immagini e le scritte sui muri e sui treni erano ancora un fenomeno di nicchia associato per lo più al vandalismo. La sua ricerca si concentrò sempre più sulla lingua in sé, facendo delle lettere e della loro musicalità il suo nucleo estetico-concettuale, al punto che negli ultimi anni arrivò anche a incidere singoli hip-hop. Si può dunque asserire che Flycat sia uno dei capifila del movimento in Italia, a cui è susseguita la seconda generazione dei giovani nati dal 1980 in poi. Si pensi a Daniele Nitti, in arte Hope, (Triggiano, 1982), dedicatosi sin da dopo il liceo all’arte di strada. La sua estetica narra di spazi completamente sospesi e onirici, spettri di evasione dalla realtà quotidiana caotica dei contesti urbani, con soggetti naturali simbolo di purezza atavica. Conterraneo è Luigi Loquarto (Trani, 1982), la cui ricerca artistica si focalizza allo stesso modo sulle forme naturali, con soluzioni pittoriche simili che privilegiano una certa geometria organica sospesa nel tempo, che però in questo caso ricorda anche la terra pugliese.

Camilla Falsini, "Aria/Acqua"
Camilla Falsini, “Aria/Acqua”

Tra i tanti nomi che si possono vedere in questa mostra, ci sono poi alcuni che si ispirano esplicitamente alla riqualificazione urbana delle periferie tramite la street art, come Bifido (dall’identità sconosciuta, sulla falsa riga di Banksy), Corn79 (Torino, 1979) e Giulio Vesprini (Civitanova di Marche, 1980), con cui l’arte di strada diventa uno strumento potenzialmente politico di cambiamento della percezione degli spazi comunitari, sia nelle metropoli, sia al di fuori di esse. È interessante osservare anche le artiste di questa rassegna, come Camilla Falsini. Nata a Roma, dopo una carriera da illustratrice per bambini, allargò il suo campo di azione alla sperimentazione di linguaggi differenti, con un forte accento sempre sui colori e le figure infantili e realizzando anche opere di street art. Oppure si pensi a Le Fille Bertha, nata a Cagliari e focalizzata anche lei su illustrazione e sperimentazione dei linguaggi, con iconologie femminili, zoomorfe e prettamente tra il surreale e il sognante.

I nomi sono comunque tanti e meritano tutti di essere visti e considerati. Peraltro, la street art, in un mondo in cui le opere stanno uscendo dai confini istituzionali dei musei e delle gallerie, vale la pena di essere analizzata, in considerazione della sua importanza sempre maggiore per l’arte contemporanea.

Cinquanta Segnalibri
A cura dell’Osservatorio INWARD
Stradedarts, Milano
Dal 27 aprile al 18 maggio 2018

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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