Netflix e selfie vade retro dal Festival di Cannes 2018

0 865

La settantunesima edizione del Festival di Cannes aprirà i battenti l’8 maggio per chiudersi il 19. Si tratta del più importante avvenimento cinematografico europeo e quest’anno è accompagnato da una robusta coda di polemiche per la guerra che vede contrapposta la piattaforma d’intrattenimento Netflix e la Giuria del Festival. In ballo c’è la questione della distribuzione dei film e di come arrivano ai consumatori, non un problema tecnico di addetti ai lavori, ma il cuore stesso della settima arte.

A scatenare le reazioni il regolamento che da quest’anno vieta di concorrere ai film che non prevedono un successivo passaggio nelle sale francesi. Secondo Netflix, questa è una norma ad hoc studiata per escludere proprio la piattaforma digitale che, come Amazon e altre, ha fatto della distribuzione on demand la sua ragion d’essere. Almeno questo sostiene Ted Sarandos, uno dei Ceo di Netflix, che ha rifiutato sdegnato la proposta di Thierry Fremaux, delegato del festival, di far partecipare i propri film fuori concorso o alle rassegne speciali come Un certain regard. In realtà una certa aria draconiana pare spirare sulla Croisette in quanto, sempre da quest’anno, sono vietati i selfie sulla montée de marches, la celebre salita su cui ogni star o aspirante tale si ferma per gli autoscatti promozionali. Abolite poi le anteprime speciali per giornalisti e critici, che vedranno i film in sala come ogni spettatore normale. Le misure sono state giustificate dall’eccessiva attenzione mediatica, nel primo caso, per i vestiti e le acconciature delle celebrità, mentre nel secondo caso, le critiche eccessive ad alcuni film nel 2017 pare abbiano destato non pochi malumori.

Un clima che definire frizzante è un eufemismo e in cui la sacralità del cinema pare si contrapponga al vile valore monetario. Sicuramente siamo al principio di una delle molte trasformazioni epocali che il cinema ha affrontato dalla sua invenzione: parliamo dell’avvento del sonoro, del passaggio al colore e di quello dalla pellicola al digitale. Ora il cambiamento viene portato nel delicato ingranaggio della distribuzione con due modelli opposti: quello dell distribuzione in sala e quello in streaming mediante abbonamento, che se non troveranno il modo di convivere, sono destinati ad uno scontro economico importante. Le avvisaglie ci sono state per Netflix al Festival dell’anno scorso a cui ha partecipato con due film, Okja con Tilda Swinton e The Meyerovitz Stories con Dustin Hoffman. Ted Sarandos aveva tentato di organizzare, senza successo, l’uscita dei due film in alcuni cinema francesi lo stesso giorno dell’uscita sul catalogo della piattaforma, ma una legge francese vieta il passaggio in home video dei film se non sono trascorsi 36 mesi dall’uscita nelle sale: da qui la decisione di Fremaux di accettare in concorso solo i film che saranno presentati poi nei cinema. In pratica chi vuole gareggiare per la Palma d’oro è avvisato.

Cosa perderà in termini cinematografici Cannes dopo il rifiuto di Netflix? Non saranno presenti Roma di Alfonso Cuaron, Norway di Paul Greengrass e soprattutto l’attesissimo film incompiuto di Orson Welles L’altra faccia del vento, che è costato sei anni di lavorazione. C’è chi ha provato a scaricare su Welles le beghe divampate sostenendo che da sempre i suoi film sono circondati da un certo influsso negativo, fin dal celebre Quarto Potere, ma si sa che nel cinema la scaramanzia è obbligatoria. Tornando alle questioni sul tappeto, Netflix ha assicurato che acquisterà il 100% dei film in gara, nessuno escluso, per non privare i suoi abbonati della fruizione piena del cinema. Nessuna risposta da parte del Festival che ha solo precisato che la storia del cinema è diversa da quella di Internet e prevede un ciclo preciso di passaggi che non è possibile saltare di colpo. Come dire che la modalità in streaming non è ancora alla portata di tutti o che pure su quel sistema bisogna mettersi d’accordo.

Restano dunque aperti gli interrogativi interessanti su cosa sia oggi cinema e quale trafila deve sostenere una piattaforma digitale per produrre qualcosa che possa essere chiamato tale. Netflix ha dimostrato con la serie House of Cards di saper fare prodotti non solo di successo ma di ottima audience e il film Annientamento, sempre di sua produzione, è uscito nelle sale negli USA e in streaming in Europa, segno che una certa coabitazione è possibile. Eppure qualcosa manca se c’è chi si è spinto a dire che il vero cinema vive solo nelle sale e non in televisione, suscitando a sua volta un l’altra domanda, ovvero cosa determini se un film merita la sala: i contenuti o il mezzo con cui è stato girato? Insomma modernità Vs tradizione, o sarebbe meglio dire distribuzione Vs abbonamento? In un’epoca in cui si può girare un film usando Twitter o qualsiasi cosa si presti a raccontare, ha senso valutare i film dalle sale e dagli spettatori o è preferibile calcolare il numero degli abbonamenti sottoscritti per vederli on demand?

Banditi i selfie dalla Croisette

Forse è il senso stesso di fare cinema e spettacolo che dovrà essere ripensato e in attesa del prossimo round, che non mancherà, si può seguire il Festival di Cannes 2018: senza Netflix, senza selfie e senza anteprime. Il vento del protezionismo economico, che da un po’ agita l’economia mondiale, è sbarcato pure su uno dei red carpet più famosi del pianeta? Potrebbe essere, ma non è un motivo valido per non interessarsi al cinema, qualunque forma esso assuma.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.