“Frames”: le Architetture Possibili re-immaginano gli spazi urbani

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Tra le tante tappe turistiche di Città Alta, il centro storico di Bergamo, la mia città, c’è anche il lavatoio di via Mario Lupo, dove in passato le donne lavavano i panni con olio di gomito e pietra. Passando di lì in questi giorni, però, notereste qualcosa di strano: nello spazio a fianco al lavatoio ci sono delle “cose” misteriose: un’installazione. Si tratta di portali realizzati dagli architetti Gino Baldi e Serena Comi di Vacuum Project: sono soglie da attraversare, sono confini di un’area e sono queste due cose insieme. L’installazione, denominata Architetture possibili | Frames, nasce dall’idea di ripensare lo spazio urbano, evidenziando come ci siano ancora spazi il cui senso non è stato ancora determinato: sono posti, ma non ancora luoghi, come li definisce l’antropologo francese Marc Augé. Questa zona di fianco al lavatoio infatti sembra ancora vivere in un limbo: è inutilizzata, ma è ancora piena di possibilità. Portando le tre soglie sul limitare di questo spazio è come se i due architetti volessero dirci: varcate questi portali, entrate in questa zona e fatela diventare luogo con la vostra presenza.

La decisione di riflettere su questo spiazzo non è casuale, ma rientra in un progetto più ampio stimolato dalle figure che vivono il territorio: Alberto Ceresoli, curatore dell’installazione e direttore dal 2015 dell’associazione Interno 13, ci racconta il perché di questa scelta.

Frames è il prodotto di una convergenza di sforzi di diverse figure. Attori siamo noi di Interno 13, organizzazione non profit per la ricerca artistica contemporanea, ma anche la Rete Sociale di Città Alta. Dal 2017 infatti abbiamo nuova sede per la nostra associazione proprio in Città Alta, in via San Lorenzo 12, dove abbiamo dato vita a Vaku Project Space, centro per la sperimentazione e produzione artistica multidisciplinare e non solo, perché vogliamo sia espressione di un’idea di protagonismo giovanile territoriale. Ci siamo subito impegnati per essere parte attiva nella Rete Sociale, partecipando alle riunioni: a gennaio, durante un’assemblea è emerso il problema proprio della zona del lavatoio, trascurata se non abbandonata.

Ecco allora che i due giovani architetti, sotto la direzione di Ceresoli, hanno dato vita a un progetto di riqualificazione territoriale che sarà poi portato avanti dalla Rete integrandolo con altri interventi, concludendo – sperano – con la sua piena utilizzazione.

Aprire questo intervento urbanistico con un’installazione è sintomatico del grande valore che il progetto ha per tutte le associazioni in campo: questi portali sono nati per stimolare l’immaginario, coinvolgere il pubblico, cioè i cittadini, nel creare un senso nuovo per uno spazio che è di tutti. Ispirandosi alle cornici di Luigi Ghirri, alla fotografia come ritaglio della realtà, i due architetti hanno creato una finestra aperta verso nuove possibilità.

«Ragionando insieme proprio sul tema dell’immaginazione – prosegue Ceresoli – abbiamo deciso per un intervento minimalista, di matrice concettuale, ma dalla forte identità: se vi avvicinate – e magari attraversate – una di queste soglie, noterete come ci sia un elemento dalla forma particolare che richiama un motivo, una geometria che si ripete e fa da cornice ai lavatoi stessi».

Frames è solo la prima puntata di Architetture possibili: l’indirizzo di ricerca di Vaku Project Space è proprio questo, si vuole lavorare sull’immaginario del pubblico, declinando nuove idee nello spazio urbano che ha bisogno molto spesso di essere re-immaginato, tornando a misura di cittadino.

Architetture Possibili | Frames
a cura di Alberto Ceresoli, Gino Baldi e Serena Comi
Antico Lavatoio di Via Mario Lupo, Città Alta Bergamo
Dal 23 aprile al 6 maggio 2018

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

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