James Brown – Mr. Dynamite, colui che ispirò Michael Jackson e Prince

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Mr. Dynamite. The Hardest Working Man in Show Business. Funky President. Minsiter of the New New Super Heavy Funk. The King of R’n’B. The Godfather Soul. In una parola, James Brown.

This is a man’s world, this is a man’s world

But it wouldn’t be nothing, nothing without a woman or a girl

It’s A Man’s World, James Brown

j brownSono stati tanti i nomi che si è guadagnato (o auto donato) nel corso della sua lunga carriera, durata praticamente quasi quanto la sua vita.

Mille nomi per un cantante e performer dalle mille sfaccettature che ha rinnovato ogni genere musicale che ha toccato. Partito da giovane con il gospel, ha poi cavalcato l’onda delle mode, riuscendo anche a passare dal soul alla disco music addentrandosi nei colorati e ricchi di lustrini anni ’80.

Le sue canzoni sono quelle che tutti conosco, anche chi è nato molti anni dopo: basti pensare a (I Got You) I Feel Good (usata tutt’oggi in film e pubblicità di ogni genere), o It’s a Man’s World, senza dimenticare Please Please Please, sua canzone d’esordio che gli fece guadagnare anche il soprannome di Mr. Please Please. È il 1956 quando esordisce con questo suo grande classico, che ad oggi vanta ben 40 dischi d’oro. È ancora con la sua prima band, The Flames, e ha appena firmato con la King Records, la casa discografica più blasonata del mondo discografico in quegli anni.

Ma James Brown non era abituato certo al lusso, alla fama, ai dischi d’oro e agli agi di una vita da star.

Nato il 3 maggio del 1933 nella campagna della Carolina del Sud (anche se affermò di essere nato in Georgia), il decenne Mr. Dynamite viene “adottato” dal bordello dove il padre lo lascia, dopo che la madre del piccolo James li abbandona. Raccoglie il cotone,  diviene un procacciatore di clienti per la sua nuova “casa”, lustra le scarpe e vive di quelle poche mance che i suoi clienti gli lasciano.

Quelli di colore, ovviamente. Perché James Brown, quando ancora non è un mito della musica, è un bambino afroamericano. Cosa che, negli anni ’30, era tutt’altro che una fortuna.

Finisce in prigione per rapina a mano armata a soli sedici anni, anche se la legge non gli sarà mai amica nemmeno quando sarà più grande e famoso, visto le numerosi aggressioni a sconosciuti (come un tecnico giunto in casa per una riparazione che si prese una coltellata) né alle diverse mogli, che ripetutamente lo accusarono di violenza domestica.

Ma è qui che conosce Bobby Byrd, che lo fa uscire dalla galera con la promessa, però, di non tornare più nella sua terra d’origine. Sarà proprio lui che per decenni sarà seconda voce e compagno di James Brown nella lunga scalata delle classifiche.

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Brown – Jackson – Prince

Negli anni Sessanta regna su tutti con il suo Rythm and Blues, e negli anni Settanta produce ben otto album che lo faranno diventare il Padrino del Soul (giocando anche con l’assonanza con il famoso film di Coppola uscito nel ’72).

L’avanzata della Disco Music, però, rende il genio musicale di James Brown quasi superfluo. Lui, eccellente ballerino, che aveva spostato gli accenti ritmici e che aveva fatto carriera in ogni genere dal gospel al soul, passando per funky e jazz, vacilla per un secondo. Ad aiutarlo a entrare nel nuovo mondo della dance hall ci pensa però il cinema, da sempre utile appiglio per una carriera che sta subendo una battuta di arresto.

Soprattutto se il film a cui partecipi è The Blues Brothers.

Da allora, la carriera di James Brown si alternò tra album e concerti, senza mai avere sosta. Non si fermò nemmeno quando nel 2006 gli venne diagnosticato un tumore alla prostata. Cantò fino al 21 dicembre di quell’anno, in un ultimo concerto costato fatica al cantante. Il 24 dicembre viene portato in ospedale per un’acuta polmonite, e il giorno di Natale muore a pochi giorni dal suo ultimo concerto.

Si spegne così un mito della musica che ha cavalcato con i suoi successi tre lunghi decenni e che, superato l’apice di ogni carriera che si rispetti, non ha mai abbandonato il palco. Nemmeno davanti ad un tumore.

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Brown e M. Jackson

La sua è stata una vita sregolata, dai problemi con la legge a quelli con le droghe. Se infatti lottò sempre contro la diffusione delle sostanze stupefacenti, licenziando addirittura nei primi anni di carriera chiunque ne facesse uso del suo team, alla fine anche lui negli anni ’80 cadde vittima della polvere d’angelo, diventando sempre più violento.

Ma se l’uomo cadde, il personaggio continuò a risplendere, tra iniziative benefiche e concerti.

Fu lui stesso a indicare come suoi eredi musicali Prince e Michael Jackson. I due, eccelsi ballerini e belve da palcoscenico, hanno sempre guardato a Brown come un maestro da cui imparare tutto. Perché, alla fine, il bel canto non è tutto per una vera star.

Oggi il cuore si intristisce pensando a come questi tre uomini, legati dalla musica, non ci siano più, e a quale morte siano andati incontro Prince e Jackson.

D’altro canto, possiamo essere sicuri che lassù, in Paradiso – o come vogliate chiamarlo – oggi si ascolti la migliore musica della storia.

Whoa-oa-oa! I feel good, I knew that I would, now

I feel good, I knew that I would, now

So good, so good, I got you

I Got You (I Feel Good), James Brown

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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