Dalida, usignolo triste che cantò nonostante l’insopportabile peso della vita

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Dalida, al secolo Iolanda Cristina Gigliotti, nasce il 17 gennaio del 1933 alle porte del Cairo e muore il 3 maggio del 1987 al terzo tentativo – questa volta riuscito – di suicidio.

DalidaCantante e attrice, è stata una figura poliedrica a cavallo di due stati considerati solitamente molto distanti: tra Francia e Italia Dalida fece la sua fortuna, ammaliando e incuriosendo il pubblico con le sue movenze quasi ipnotiche, quegli occhi sempre rivolti al cielo e quella voce sicuramente non convenzionale. Una voce calda e profonda che si emozionava e sapeva emozionare, un timbro inconfondibile fra tanti.

Dalida, forse come capita sempre alle donne affascinanti come lei, nella sua vita è stata spesso sotto i riflettori più per i suoi amanti che per le sue arti. Molti, maligni, hanno spesso fatto notare come quelli che furono i suoi più importanti amori morirono suicidi. Ma al di là delle illazioni suggerite dall’ignoranza, la cantante venne sicuramente molto colpita dalle morti inaspettate degli uomini che aveva tanto amato.

La giovane Dalila nasce a Choubrah, in Egitto, in una comunità italiana: il padre era il primo violino all’Opera del Cairo. Dalida ha anche due fratelli: Orlando, il maggiore, e Bruno.

Nata con un difetto di strabismo corretto da diverse operazioni, il debutto sulle scene della piccola Iolanda giunge a soli diciassette anni quando viene eletta Miss Ondine. Successivamente, viene incoronata Miss Egitto: è in quel momento che entra nella grande industria cinematografica.

Ma l’Egitto non poteva certo bastare per un talento come il suo: è il 1954 quando lascia la terra che le ha dato i natali e si dirige in Europa. All’ombra degli Champs Elysées, Iolanda Gigliotti cerca la sua fortuna.

Come erano solite fare le dive del cinema si sceglie un nome d’arte: Dalila, ispirata da Sansone e Dalila  del 1949. Su consiglio però dello scrittore Albert Machard, uno dei tanti amici intellettuali di cui si circonderà nella vita, decide per Dalida, e registra il primo disco.

Nel 1957 vince il suo primo disco d’oro grazie a Bambino, traduzione della canzone napoletana Guaglione. Mademoiselle Bambino è ormai approdata anche al mondo delle case discografiche, diventando già un’icona di stile. Nel ’61 sposa il primo marito, Lucien Morisse: il matrimonio dura però solo un mese, visto che Dalila decide di lasciarlo per un giovane pittore. Erano sei anni che amava Lucien, che troppo a lungo aveva ponderato se lasciare o meno la moglie. Ma anche senza di lui, che tanto la aveva aiutata per diventare famosa, si fa strada e ne esce vincente.

Dalida
Dalida con Luigi Tenco

Dalida porta avanti dunque la carriera cinematografica e quella canora, diventando famosa e amata sia in Italia che in Francia. Nel 1964 è la prima donna a vincere il disco di platino con 10 milioni di dischi.

Tra un film e una canzone, incontra uno dei suoi grandi amori: Luigi TencoI due iniziano un connubio musicale e, leggenda dice, la loro storia inizialmente è solo una montatura per vendere dischi. Lui è il tipico ragazzo bello ma tenebroso, quello che tutti vogliono per cantare le canzonette d’amore, anche se lui vorrebbe cantare di molto altro. Lei è algida, perfetta, quasi uno stereotipo della bellezza francese. Insieme sono una coppia vincente, attirano il pubblico e fanno sospirare con la loro storia d’amore.

Insieme decidono di andare a Sanremo con Ciao, amore ciao. La cantante crede tantissimo in quella canzone e litiga con l’Ariston: o Tenco canta o lei non partecipa più a nessuna edizione del Festival. È proprio lei a spingere perché Luigi canti.

 È il 1967.

La sera del 27 gennaio, la cantante trova il corpo di Luigi riverso sul pavimento. La pistola, quel biglietto, le deposizioni, i dubbi e le domande. Raramente tornerà sull’accaduto, Dalida. Soprattutto visto quanto accadde dopo.

Nonostante le sue richieste, il Festival non viene fermato. Viene allora allontanata dalla gara e torna a Parigi. Qui finge di recarsi all’aeroporto da sola per tornare in Italia dalla famiglia di Tenco, ma in verità si reca alla camera 410 dell’hotel Principe di Galles. La camera che Tenco voleva sempre quando era a Parigi.

Nel silenzio, lontana da tutti, tenta il suicidio con i barbiturici. Scrive tre lettere: una all’ex marito, una alla madre, una al pubblico. Una cameriera però, notando come la camera fosse occupata visto la luce che filtrava sotto la porta ma chiedendosi come mai fossero due giorni che non veniva riordinata, chiama la polizia.

Dalila è in coma.

Non  muore.

Successivamente, avrà una relazione con uno studente ventiduenne: rimane incinta ma, probabilmente conscia di non essere pronta a diventare madre, decide di abortire. Ma in quel momento in Italia non è legale: un intervento clandestino sarà la sua condanna. Dalida non potrà mai avere un figlio e questo sarà l’ennesimo dolore con cui dovrà condividere l’esistenza.

Nel 1970 Lucien Morisse, l’ex marito, si suicida con un colpo di pistola alla testa. E le vecchie ferite non si rimarginano mai, continuano a far soffrire la cantante, che però nonostante tutto continua con la sua attività.

Nel 1977 tenta di nuovo il suicidio ma, di nuovo, non riesce a scappare dal male di vivere che le attanaglia le viscere.

Dalila
La tomba di Dalida al cimitero monumentale di Parigi

Nel 1981 Dalila festeggia 25 anni di carriera che, nonostante tutto il dolore, le fanno vincere un disco di diamante per gli 86 milioni di dischi in tutto il mondo e per i 38 dischi d’oro in 7 lingue.

La carriera al cinema non si ferma, Dalila sembra all’apice della carriera. Ma il 2 maggio 1987, approfittando del ponte per la festa dei lavoratori, avverte il fratello e manager Orlando di aver rimandato un servizio fotografico per il troppo freddo. La sera, chiede alla cameriera di svegliarla verso le 17 il giorno dopo, poiché aveva intenzione di recarsi a teatro e che quindi avrebbe fatto tardi.

Sale in macchina. Fa il giro dell’isolato. Torna nella sua villa e ingerisce nuovamente un cocktail di barbiturici.

Il 3 maggio 1987 Dalila muore, portando a compimento quello che aveva tentato di fare dieci e vent’anni prima.

La vita mi è insopportabile. Perdonatemi.

Queste sono le ultime parole con cui Dalida, anima tormentata e cantante dal valore inestimabile, abbandona la vita terrena.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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