“Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro e di come la vita ci sfugge

0 2.520
Quel che resta del giorno

Il maggiordomo James Stevens, figlio d’arte dell’ammirabile William Stevens, gestisce, ormai da tutta la vita, la servitù a Darlington Hall, prima di proprietà di Lord Darlington, poi acquistata dall’americano Mr. Farraday. Stevens è molto orgoglioso del suo ruolo, che svolge con dedizione e dignità. Per il protagonista del romanzo Quel che resta del giorno, il proprio lavoro è qualcosa di più di una semplice occupazione: la sua stessa esistenza si risolve nel prendersi cura della prestigiosa Darlington Hall, del suo padrone e dei suoi ospiti. Kazuo Ishiguro, premio Nobel per la letteratura nel 2017, con questo libro mostra, sempre con delicata e al contempo spietata compostezza, la tragedia di un uomo che si è visto scivolare la propria vita dalle mani, senza nemmeno rendersene conto.

Lo stile di Ishiguro è stato definito dal New Yorker «piatto come il mare ma con un’invisibile profondità al di sotto»: equilibrato, pacato, elegante senza mai “orpelli”. A tratti distaccato fino ad un’apparente durezza, lshiguro con la sua scrittura ci restituisce immagini vivide e puntuali, di un realismo quasi disarmante, che raggiungono gli abissi intricati dell’animo umano e della vita. L’autore fa scontrare i suoi personaggi con la realtà nuda e cruda, senza risparmiare loro niente: li vediamo impegnati a fallire in continuazione, alle prese con i “perché” della vita, con l’angoscia del rimpianto, con l’insoddisfazione dell’amore e il dolore della delusione.

Mr. Stevens, di sera la vostra stanza appare persino meno ospitale di quanto non lo sia di giorno. Quella lampada elettrica è certamente troppo fievole perché voi possiate leggere. 

– È perfettamente idonea, grazie, Miss Kenton.

Kazuo Ishiguro

Questo dialogo, tratto da Quel che resta del giorno, è un esempio del realismo pungente di Ishiguro, che con due semplici battute ci raggela mostrandoci la distanza che si può creare tra due individui, sebbene provino le stesse cose. Lo scambio coinvolge  Mr Stevens e la capo cameriera di Miss Kenton, da lui stesso assunta per le sue ottime referenze. I due instaurano un rapporto contrastato e burrascoso, ma che si contiene sempre entro i limiti del rigore e della sobrietà. Mai una parola fuori luogo, mai uno scoppio d’ira, al massimo un lieve cenno di impazienza o insofferenza. I loro dialoghi raggiungono vette di una freddezza glaciale, e ciò che è davvero agghiacciante è il fatto che i due sono innamorati. Questo non viene mai dichiarato esplicitamente, ma Ishiguro cosparge il testo di timidi indizi: in particolare, sono i maldestri e sporadici tentativi di Miss Kenton a lasciar intuire come stanno le cose. E il lettore, a questo punto, non potrà non provare tenerezza e allo stesso tempo un profondo sconforto: le vicende – con tutto il sommerso che, pur venendo taciuto, ad un occhio attento non sfugge – vengono infatti raccontate dallo stesso Mr Stevens che, a distanza di molti anni dai fatti, ripercorre la propria esistenza.

L’occasione per questa riflessione sul passato gli viene offerta dal suo nuovo padrone americano, che di costumi più “moderni”, concede al maggiordomo una settimana di ferie. Vacanza? Mr Stevens quasi fatica a comprendere il significato di questa parola: in tanti anni di servizio non gli era mai passato per la testa di potersi allontanare da Darlington Hall. Senza di lui la magione sarebbe crollata, e da buon maggiordomo ligio al suo dovere, lui non poteva proprio permetterlo.

Il film tratto dal romanzo del 1993

Ma forse, quello che davvero sarebbe andato in pezzi, sarebbe stato proprio lui. Uscire all’esterno , guardare alla vita, gli avrebbe forse fatto scoprire cosa si stava perdendo. Lo avrebbe costretto a rivedere tutto quello su cui aveva impostato la propria esistenza, lo avrebbe fatto pentire, forse lo avrebbe costretto ad agire. Ma Mr Stevens non pare essere disposto a farlo. Il protagonista, ormai giunto all’età matura, ha mentito a se stesso per tutta la vita e continua a farlo. Il narratore, infatti, è un bugiardo: inganna il lettore in continuazione, perché, di fatto, sta ingannando se stesso. Mente su tutto: sul suo passato, sulla grandezza del suo padrone Lord Darlington, che viene dipinto come un grande stratega, quando in realtà si scopre essere un simpatizzante di Hitler, ma solo per ingenuità, sui suoi sentimenti per Miss Kenton. Anche ora che è in viaggio ha bisogno di ingannarsi: la giustificazione che si dà è quella di andare a trovare Miss Kenton, per proporle di tornare a Darlington Hall: la magione ha infatti bisogno di più personale. Neanche ora che si avvia al tramonto della sua esistenza, Mr Stevens sembra disposto ad ammettere con se stesso come stanno le cose.

La vicenda umana del protagonista di Quel che resta del giorno, colpisce il lettore come una lama tagliente, mostrandogli la violenza di una vita non vissuta per paura del fallimento e della perdita di equilibri così minuziosamente costruiti. E la triste scoperta che fa chi legge il libro è che tutti siamo un po’ Mr Stevens.

Francesca De Fanis per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.