Jerome K. Jerome, cani e umorismo per il genio del Tamigi (in barca, ovviamente)

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Ritratto giovanile di Jerome K. Jerome

Fosse vivo oggi, probabilmente Jerome K. Jerome farebbe lo sceneggiatore ad Hollywood, scrivendo i testi per i film di Adam Sandler: fosse italiano, probabilmente in questo momento sarebbe al telefono con Massimo Boldi per decidere se in quella tal scena sarebbe più funzionale alla narrazione una eruttazione o una flatulenza.

Oppure no.

Vogliamo, fortissimamente vogliamo credere che un umorista come Jerome Klapka Jerome (Walsall, 2 maggio 1859 – Northampton, 14 giugno 1927) si rifiuterebbe di svendere la propria sensibilità, cultura, capacità letteraria e, soprattutto, senso dell’umorismo, e che piuttosto che scadere nella comicità più bassamente carnascialesca che è il marchio di Caino della risata post bellica (post WW2, sia chiaro) preferirebbe continuare la propria carriera di portaborse di avvocati; oppure di insegnante, o di imballatore, o meglio ancora di impiegato nella London and North Western Railway, per la quale raccoglieva il carbone caduto dai tender lungo la linea ferroviaria. Pensiamo, perché ci piace pensare, che scriverebbe comunque Gli oziosi pensieri di un ozioso, Lo scherzo del filosofo, Sul tempo perso a perdere tempo (I ripensamenti oziosi di un ozioso), Tre uomini a zonzo, e terminare vita e carriera letteraria con La mia vita e i miei tempi.

Tre uomini in barca, a teatro

Soprattutto, naturalmente, ci piace pensare che Jerome scriverebbe comunque Tre uomini in barca (per tacer del cane), Three Men in a Boat (To Say Nothing of the Dog!), pubblicato nel 1889, naturalmente non prima di aver fallito anche come giornalista. Insomma, una vita romanzesca ed una carriera sostanzialmente fallimentare, riscattata da un unico successo, ma di portata planetaria.

Perché è “bastato” Three Men in a Boat per scaraventare Jerome K. Jerome nell’Olimpo degli scrittori di lingua inglese di maggior influenza: la storia di tre amici ed un cane che risalgono il Tamigi per tre giorni, scivolando accanto alla campagna inglese e vivendo continuamente nuove, piccole grandi avventure intrise di senso dell’humour, che si alterna tra gag comiche sulla vita in barca ed i problemi della convivenza ravvicinata, e divagazioni che costituiscono vere e proprie storie a sé stanti vendette infatti un milione e mezzo di copie in prima istanza, ed un altro milione nei vent’anni successivi. Dopodiché, Three Men in a Boat divenne film, TV show, brano radiofonico, pièce teatrale e musical; mentre lo stile letterario ebbe positiva influenza su generazioni di umoristi, britannici e non: ma è più importante forse dire che a noi ricorda per molti versi Mark Twain, vuoi per la raffinatezza della visione e dell’humour, come troviamo ad esempio nel Biglietto da un milione di sterline, vuoi (perché no’), per l’importanza del fiume nelle storie. Mississippi per Twain e Tamigi per Jerome, infatti, sono veri e propri protagonisti delle storie, di importanza capitale come per lo sviluppo socioeconomico ad essi correlato.

Inquadratura di un film tratto da Tre uomini in barca

Forse, più che definire pirandelliano ante littaeram l’umorismo di Jerome, dovremmo considerare di stampo inglese più che italiano l’umorismo secondo Pirandello, quell’avvertimento e sentimento del contrario, questa capacità di rilevare e rappresentare la natura intrinsecamente ridicola delle piccole cose quotidiane che assurgono a paradigmatiche della condizione umana. Un tanto è fortemente nelle corde di un Jerome K. Jerome, con questo nome così adatto al riso, così adeguato ad una forma di intelligenza acuta e riflessiva, profonda ed indulgente verso le debolezze e piccinerie degli uomini.

Con Mark Twain, Jerome condivideva anche la posizione nei confronti dei cani, lungi dall’essere considerati soltanto alla stregua dei migliori amici: il cantore del Mississippi affermava «che in Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per meriti, tu resteresti fuori, ed il cane entrerebbe al posto tuo». Parimenti, Jerome ebbe l’immarcescibile merito di vedere i rapporti uomo-cane nella giusta prospettiva, ossia

Non si cura di chiedersi se abbiate torto o ragione; non gli interessa se abbiate fortuna o no, se siete ricco o povero, istruito o ignorante, santo o peccatore. Siete il suo compagno e ciò gli basta. Egli sarà accanto a voi per confortarvi, proteggervi e dare, se occorre, per voi, la sua vita. Egli vi sarà fedele nella fortuna come nella miseria.

Ma soprattutto, Jerome scrisse sui cani

E quando affondiamo il viso tra le mani, augurandoci di non essere mai nati, i cani non si drizzano in tutta la loro altezza, osservando che ce la siamo voluta, e neppure si augurano che ci serva di lezione, ma si avvicinano a passi felpati, appoggiando la testa sulle nostre ginocchia… e lui alza la testa con i suoi grandi occhi sinceri, per dirti con lo sguardo: «Ebbene, ci sono sempre io lo sai. Andremo per il mondo insieme e ci sosterremo sempre a vicenda, non è vero?».

Jerome K. Jerome non è tutto qui, naturalmente, e va letto, va assolutamente letto da chiunque pensi che il mondo sia un bel posto e valga la pensa di lottare per esso, se non altro perché esistono i cani, ma anche da chi, donchisciottescamente, ritenga che sia necessario continuare a lottare per la cultura, anche sapendo che in quest’epoca in cui abbiamo perso i contatti con la filosofia, col romanzo e con l’umorismo si tratta di una lotta persa in partenza.

Ma possiamo sempre prendere ad esempio Jerome, che scrisse molto e profondamente, ad esempio, che aveva «sempre l’impressione di fare molto più lavoro del dovuto. Non che sia contrario al lavoro, intendiamoci, il lavoro mi piace, mi affascina. Posso starmene seduto a guardarlo per ore»: un aforisma di umorismo puro, della più bell’acqua, che nella deleteria epoca dei social è stata attribuita a chiunque, che chiunque attribuisce al proprio autore o personaggio preferito che chiunque si arroga il diritto di attribuire a se stesso, spiattellandola su un post, un meme o una stampa da t-shirt.

Ma per quanto sciocco e sgradevole sia questo plagio, abbiamo la fortuna di poter pensare che, con tutta probabilità, Jerome K. Jerome non se la prenderebbe poi molto, o per nulla.

Anzi, troverebbe questo furto intellettuale molto umoristico: un esempio per tutti noi.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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