#1B1W – “La preda”: il lato oscuro della brama di potere

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Irène Nemirovsky è stata una scrittrice francese di origine ebraica, vittima dell’olocausto e deceduta ad Auschwitz, riscoperta negli ultimi anni grazie al suo romanzo incompiuto Suite Francese. Pubblica La preda nel 1938 sulla rivista Gringoire, che in Italia viene messo in commercio solo nel 2012, edito da Adelphi.

Irène Nemirovsky (1903 – 1942)

Siamo nella Parigi degli anni ’30 e Jean-Luc Daguerne è un giovane di umili origini, con una famiglia non abbiente ma numerosa originaria dei sobborghi della capitale francese. Egli non si sente mediocre come gli altri e cerca una sorta di riscatto sociale, desideroso di “afferrare il mondo a piene mani”: è un ragazzo ambizioso, con una grande sete di potere e denaro che va oltre tutto e tutti. Per questo motivo si trasferisce in città, dove si innamora della bella e ricchissima Edith, figlia del prestigioso e influente banchiere Salariat. Jean-Luc cercherà in ogni modo a sua disposizione di entrare nelle grazie del padre della sua innamorata, ma non riuscendoci e in vista dell’imminente matrimonio di lei, deciderà di prendere una decisione che permetterà alla sua vita di cambiare: metterà incinta la giovane borghese, non certo solo per amore, ma per riuscire finalmente a raggiungere quella condizione sociale da lui ardentemente ambita.

La vita non sarà però pienamente generosa con il ragazzo. Jean-Luc riuscirà a raggiungere il suo scopo ma solo dopo aver rinunciato alla propria dignità e integrità, trasformandosi da un ragazzo ambizioso in un uomo meschino e doppiogiochista, sempre con il solo desiderio di conquistare quel brillante futuro che aveva da sempre sognato. Una volta che il successo infine arriva, Jean-Luc si aggrapperà all’unica persona che gli aveva dimostrato un po’ di umanità, la sola donna in grado di far emergere le sue insicurezze e fragilità, colei che lo ha messo di nuovo in contatto con la parte sentimentale della vita, facendogli dimenticare quella scalata sociale che da sempre aveva desiderato.
Jean-Luc solo all’epilogo della sua vita ricorderà le parole del padre, che sul letto di morte cercò di redarguire il figlio sulla scelta della strada che stava per intraprendere, cercando di convincerlo a non rinunciare alla spensieratezza e alla bellezza della sua giovinezza che stava già allora sacrificando per la sua felicità futura.

Non bisogna soffocare la propria giovinezza. Lei, poi, si vendica. L’ambizione e il calcolo sono passioni da uomo maturo. È come se all’inizio della vita ognuno di noi dovesse spendere una certa quantità di leggerezza, di accecamento, di follia. Più tardi penserai al resto…

La Nemirovsky, con la sua scrittura pungente e secca, ci racconta una storia densa e brutale, mostrando il lato oscuro della Parigi del suo tempo, attraverso l’ascesa e discesa nel baratro di uomo corrotto dal suo animo avido.

Già dalle prime pagine de La preda si respira un’atmosfera pessimistica, che sembra preannunciare la tragicità e l’amarezza della storia raccontata. Siamo nella Francia degli anni appena successivi alla crisi del ’29, e «l’intelligenza veniva venduta a salari da fame». In un contesto del genere anche i protagonisti descritti nel romanzo sembrano essere colpiti da sciagure continue, tutti a partire dalla famiglia Daguerne fino ad arrivare alla borghesia parigina. Le descrizioni tetre degli ambienti e la miseria non solo economica rappresentata dalla Nemirovsky rafforzano e amplificano la potenza comunicativa dell’intero racconto.

Il quadro descritto dalla scrittrice dipinge una società che sembra lontana da noi e dal nostro tempo, ma risulta allo stesso tempo attualissimo per i temi portanti della narrazione. La crisi economica, la mancanza di lavoro giovanile, la brama di successo e denaro sono cose che vengono descritte in un contesto storico cosi lontano da noi, ma che può essere benissimo rivolto alla nostra società. Una satira e conseguente critica sociale aspra, raccontata attraverso il protagonista di questa storia, è un pieno esempio di quel sentimento che la Nemirovsky sembra disapprovare. Il protagonista infatti è un antieroe, un personaggio in cui il lettore fatica a immedesimarsi, pieno d’indifferenza e noncuranza verso il prossimo, spietato e arrivista.

Vista su Parigi, ambientazione del romanzo

La parabola discendente de La Preda vuole dunque essere un monito per coloro che passano la vita intera all’insegna della superficialità, una critica al nascente capitalismo e agli uomini di potere, che devono ostentare la propria potenza in ogni situazione e  che sono però bisognosi della costante ammirazione altrui.

La Preda è un libro spietato che ci mostra il lato oscuro del potere e la vana sete di ambizione che è insita nell’uomo, un romanzo che ci fa immergere in un mondo di sotterfugi e macchinazioni utilizzati per raggiungere l’apice, ma che ha lo scopo principale di ricordare a tutti noi che la vita è anche, e forse soprattutto, altro.

Giorgia Chiaro per MIfacciodiCultura

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