Kendrick Lamar: il nuovo re nell’olimpo del premi Pulitzer

0 627
Kendrick Lamar
Kendrick Lamar, DAMN

Kendrick Lamar ha vinto il premio Pulitzer per la musica ed è interessante in quanto si tratta del primo rapper a raggiungere questo traguardo. Un’impresa unica dunque, visto che il riconoscimento massimo per giornalisti e scrittori made in USA è sempre stato consegnato ad artisti classici o jazzisti, e mai a un genere innovativo come questo. Il 16 aprile scorso, la giuria ha definito il disco DAMN come: «una collezione virtuosa di canzoni accomunate da vernacolare autenticità e da dinamiche ritmiche che propongono aneddoti ficcanti in grado di catturare la complessità della vita moderna degli afroamericani». Quello che ha convinto la giuria del Pulitzer non sembrano essere state le basi musicali, ancora troppo lontane dai canoni tradizionali, quanto piuttosto le parole profonde contenute nei testi.

Offre istantanee che catturano la complessità della vita moderna afroamericana.

Kendrick Lamar

Lamar ha vinto perché le sue frasi hanno scoperto le scene di vita nei ghetti dell’America, con una denuncia esplicita del razzismo che vi dilaga. Il ritmo ed il sound possono risultare un po’ pesanti per chi non è pratico del genere, eppure le parole non possono, né devono, passare inosservate: tra i racconti dell’artista, compaiono citazioni di Malcom x o Martin Luther King. Riconoscendo l’importanza di queste, Lamar prende a ideare frasi con un messaggio ben preciso, che dilaga dai flussi di coscienza intermittenti che raccontano di sogni infranti.

I temi sociali raccontati sono strettamente legati all’infanzia dell’artista ed evocano alcune sue personali esperienze di vita, riportando alla luce realtà crude e spesso isolate e non abbastanza conosciute. Nato il 17 Giugno 1987 a Compton in uno dei sobborghi più difficili della West Coast, per Kendrick Lamar poteva finire male come è successo a tanti altri ragazzi come lui, caduti tra le fila delle gang o finiti in alcuni giri poco raccomandabili con esiti conseguenti. Il Vincitore del Pulitzer ha affermato che la musica, con artisti quali The Notorius ed Eminem, sia stata la sua vera salvezza per sopravvivere in un quartiere difficile:

Quando nasci in un posto del genere non puoi nasconderti, devi uscire di casa e confrontarti con quello che hai davanti, anche venirci a a patti se è necessario. Da questo punto di vista la musica mi ha sempre aiutato molto perché, nonostante quello che si dica, fare hip hop significa soprattutto una cosa: uscire di casa e raccontare ciò che si vede.

Kendrick LamarDAMN è composto da 14 canzoni: con la prima esordisce con la morte di Lamar stesso per colpa di un proiettile; di seguito, ogni canzone riflette un pensiero individuale che vuole diventare collettivo, molto spesso di carattere sociale. Per esempio, Feel presenta una visione pessimistica della vita, che si aggroviglia attorno a una condizione di solitudine insuperabile. Lust sviscera invece, senza filtri, il controllo della droga da parte dei ricchi, che destreggiano la loro vita tra sesso, abuso di sostanze e ostentazione del denaro.

Lamar si sente immerso di questa cerchia e riconoscendo gli errori che può aver commesso chiede aiuto, o perlomeno chiede di essere visto e riconosciuto come persona che ha vissuto in quel contesto fin troppo particolare. Un ragazzo che, in tutto ciò, è riuscito a innamorarsi di una ragazza, come racconta in Love, con un’alternanza di luci improvvise prima di ritornare a un buio di base, comune nelle altre tracce. Si prosegue poi con Fear, dove vige la paura, in un racconto senza fiato di violenze domestiche, terrori di perdere la vita in un sobborgo di Compton. E poi la paura interna, quella che affronta l’essere risucchiato dalla morsa dei soldi o della depressione, in continua alleanza contro la sua stessa mente: «E mi chiedo se è il rap o la paura a tenermi in vita».

Kendrick LamarRealismo puro, non solo versi poetici per attirare attenzioni, ma una cruda resa dell’esperienza quotidiana che è la vita in quel contesto. Nessun fronzolo, solo un’esposizione veritiera al grado massimo. È un viaggio che, nella sua vittoria del premio Pulitzer, richiama la forza estrema della musica che ha plasmato il male primigenio per portarlo sulla strada dell’anticonformismo, strada espressa abilmente dalle parole di Robert Frost:

Due strade trovai nel bosco e io, io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso.

Gianmaria Turco per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.