Lezioni d’Arte – Essere o non essere: i volti di Cindy Sherman

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Cindy Sherman durante la propria esposizione a NY

Protagonista indiscussa sia dietro che davanti la macchina fotografica Cindy Sherman (Glen Ridge, 1954) è un’artista che esplora la vera natura della società contemporanea immergendosi in tutti i ruoli immaginabili. Parte da se stessa per un lavoro quanto più veritiero possibile, senza filtri, proprio come le sue fotografie, assumendo l’incarico non solo di fotografa ma anche di modella, truccatrice, stilista e scenografa.

Per più di trent’anni si concentra sulla costruzione dell’identità contemporanea, complice è proprio la fotografia che dalla sua nascita ha portato l’uomo ad assumere una posa. A metà ottocento le prime immagini rispondevano proprio all’esigenza della classe borghese di mettere in evidenza i segni della propria ascesa sociale, di un nuovo status raggiunto. Alla base c’è il desiderio per chiunque che la fotografia possa realmente coincidere con il proprio “io”. Quando ci mettiamo davanti all’obiettivo di una macchina tutto cambia: sta per nascere un’immagine e quello che facciamo è metterci in atteggiamento di posa, ci trasformiamo, seppur involontariamente.

Untitled (Self-Portrait of Marilyn Monroe), 1982

Cindy Sherman da esperta nel campo, consapevole di questo desiderio naturale, ironizza sull’atteggiamento umano. Essere o non essere, questo è il dilemma moderno. Con parrucche, trucchi scenici, pose esuberanti interpreta in una serie di autoritratti i ruoli più diversi dell’umanità, personalità che probabilmente vivono in ognuno di noi. Si trasforma in un’anziana che non accetta il tempo che passa, in una scolaretta volgare, nella first lady, nella casalinga disperata, nella donna che ha subito violenza. Prende poi spunto anche dal cinema, interpretando ruoli celebri e stereotipi di film, della TV ma anche del mondo dell’arte. A volte appare divertente, altre drammatica, qualche volta forse sgradevole.
La Sherman prende piede negli anni Settanta, gli anni vivaci delle contestazioni, e con la sua arte desidera esprimersi all’interno di un dibattito sul ruolo della donna e sulla predominanza di un certo maschilismo nel linguaggio nascente dei media.

Un’abile artista, camaleontica, sempre pronta a cambiare per rimanere poi in fondo se stessa con la sua natura realistica ed eccentrica. Una fotografa – tra le più quotate nel panorama contemporaneo – che prende in giro la fotografia. In effetti Cindy Sherman si è sempre autodefinita un’artista performativa che forse come definizione la rappresenta meglio. Non crea soltanto immagini, si spinge sempre oltre. Stimola il suo pubblico, vuole portarlo all’azione, a riflettere, ad avere una propria idea. 

Cindy Sherman sul suo profilo Instagram

Il lavoro che ha iniziato negli anni Settanta è tutt’altro che finito o passato, anzi i tempi moderni sono un terreno più che fertile per la sua analisi antropologica. Quale migliore tempo del fanatismo ed esibizionismo attuale, in cui fotografie del privato sono in un attimo diventate pratica quotidiana? Così Sherman oggi diventa regina indiscussa dei selfie ed utilizza i social, come il suo canale Instagram, come vetrina per le proprie immagini: autoritratti in cui continua ad assumere e trasformarsi in mille ruoli diversi. Adeguandosi al presente utilizza, come tutti, un’App fotoritocco che ne trasforma volto e colore.

L’indagine della Sherman, durata trent’anni, continua ad esplorare le personalità contemporanee passando dallo stereotipo classico degli anni settanta all’attuale personalità in posa, in accappatoio dopo una doccia, pronta per il selfie e per l’hastag #nofilter!

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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