FAI – Fondo Ambiente Italiano: Una missione decennale di valorizzazione del territorio

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Da decenni in Italia opera un’organizzazione non profit la cui missione è tanto semplice quanto incisiva, ossia tutelare e valorizzare il nostro patrimonio paesaggistico in tutta la sua bellezza e fragilità: il Fondo Ambiente Italiano. Conosciuto in sigla come FAI, fu fondato il 28 aprile 1975 in un preciso contesto storico di trasformazioni sociali ed economiche che ne resero fondamentale l’istituzione.

Giulia Maria Crespi, fondatrice del FAI
Giulia Maria Crespi, fondatrice del FAI

Tutto partì dall’esperienza individuale di una grande donna della Storia italiana, nata il 6 giugno 1923: Giulia Maria Crespi. Figlia di una famiglia lombarda che era conosciuta sin dall’Ottocento per la sua attività imprenditoriale nel settore tessile, nella metà degli anni Sessanta subentrò al padre nella proprietà del Corriere della Sera (da anni la maggior parte delle quote era passata dalla storica famiglia Albertini a quella Crespi, con non pochi dissapori). Negli anni Settanta, dopo un primo incarico alla direzione conferito a Giovanni Spadolini, Giulia Maria Crespi diede il comando della linea editoriale a Piero Ottone, che fece virare il giornale verso una linea fortemente progressista. Erano gli anni in cui il Corriere, nonostante l’enorme crisi di liquidità che avrebbe costretto Crespi a cedere le quote ad Andrea Rizzoli, vedeva notevolmente aumentare i propri fatturati per copie vendute e in cui, poco prima della nascita di La Repubblica, ospitava firme controverse come Pier Paolo Pasolini portando avanti le istanze di lotta controculturale delle nuove generazioni. Fu proprio in questo periodo che Crespi si sensibilizzò sul tema della bellezza del nostro territorio e sulla sua conservazione, sulla scia dei primi movimenti ambientalisti contro l’abusivismo edilizio. Una delle più grandi rappresentanti di questa inedita ondata ecologista era Elena Croce, figlia del celeberrimo filosofo Benedetto Croce, fondatrice nel 1955 dell’associazione Italia Nostra: l’organizzazione non profit aveva lo scopo di promuovere azioni di sensibilizzazione a favore dell’ambiente, con lotte incisive come quella contro la speculazione alberghiera negli spazi del Parco Nazionale dell’Abruzzo. Giulia Maria Crespi, colpita positivamente da questa realtà, decise di andare oltre, ispirandosi direttamente al modello dell’ottocentesco National Trust britannico della filantropa Octavia Hill: nel 1975, assieme a Alberto Predieri, Franco Russoli e Renato Bazzoni, firmò l’atto costitutivo e lo statuto del Fondo Ambiente Italiano.

Giardino Pantesco Donnafugata (Trapani)
Giardino Pantesco Donnafugata (Trapani)

La sua missione è stata sin dall’inizio l’attuazione dell’art.9 della Costituzione italiana: la tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale del Belpaese, ove le Pubbliche Amministrazioni non intendano o non dispongano delle risorse per assolvere a questa funzione. Questo obiettivo, inserito nel solco di una visione della cultura come asset capace di creare valore sociale e pubblico per la comunità grazie alle forze positive della conoscenza e del dialogo, è perseguito tramite una strategia operativa tanto concisa quanto efficace. Infatti la fondazione, proprio a partire dal suo nome, riceve per donazione, linea ereditaria o comodato d’uso diversi beni artistici e storici da restaurare e riaprire (o aprire ex-novo) al pubblico. In questo modo il Fondo acquisisce attività immobiliari su cui operare un percorso di valorizzazione materiale e immateriale al contempo: nel primo caso tramite i restauri delle strutture fatiscenti, nel secondo con la creazione di uno storytelling attorno agli spazi di proprietà. È così che la fondazione riesce a rendere evidente il valore culturale del patrimonio ambientale, che non corrisponde sicuramente al valore aggiunto di una produzione industriale: è una ricchezza di tipo cognitivo e sociale, capace di aggregare e far discutere, migliorando così la narrazione del territorio, proteggendolo e creando maggiore coesione sociale. Per realizzare tutto questo, il FAI si avvale ovviamente di una struttura organizzativa con una governance coerente che punta alla cura attenta delle sue proprietà, alla definizione ed espansione continua di un network nazionale di beni FAI e di volontari tesserati, nonché, ovviamente per questioni di sostenibilità finanziaria, all’implementazione di efficienti strategie di fundraising (cercando donazioni da parte di cittadini, aziende, enti pubblici, altre fondazioni e big grants).

Villa dei Vescovi (Padova)
Villa dei Vescovi (Padova)

In uno periodo come questo in cui lo Stato si ritrova a dover tagliare sempre più le voci di spesa del bilancio pubblico al fine di ridurre il rapporto debito/PIL, la necessità dell’intervento di attori privati senza scopo di lucro come il FAI nel sostegno ai beni del nostro patrimonio paesaggistico è sempre più cogente. E con più di 50 beni salvati dalla fondazione, nonché centinaia di migliaia di adesioni alle Giornate di Primavera in cui le strutture di proprietà sono aperte al pubblico, non si può negare che l’operato del FAI sia essenziale per la conservazione intergenerazionale della memoria del nostro paesaggio. Un vero e proprio asset per il futuro della collettività e del Paese.

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. LUCIANO CHIODONI dice

    Mi piacerebbe aiutare la Vostra superiore Organizzazione !
    Vorrei parlare con un incaricato e vedere come poter dare un contributo.
    Come devo fare ?
    Grazie molte e cordiali saluti.

    Luciano Chiodoni

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