Dati Eurostat del settore culturale: lo specchio di un’Italia che non investe

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Grafico Eurostat 2016

I dati Eurostat parlano chiaro: nonostante l’Italia sia il Paese con il maggior numero di siti UNESCO riconosciuti – più di cinquanta in tutto lo stivale – sono ben altre le percentuali relative ai lavoratori impiegati nel settore culturale, facendoci precipitare al diciannovesimo posto (su ventotto Paesi) della classifica europea. Solo il 3,4% degli occupati italiani, infatti, risulta lavorare a contatto con lo sconfinato patrimonio culturale, artistico e naturalistico presente sul nostro territorio. Bisogna specificare che all’interno dei cosiddetti “lavori culturali”, l’Eurostat prende in considerazione qualsiasi occupazione legata all’ambito della cultura, dagli impiegati nei musei agli archivisti, dagli interpreti ai giornalisti, dai musicisti agli artigiani, ma anche tutti quegli impieghi economici vicini al settore culturale, anche se i singoli assunti non svolgono nello specifico un lavoro nella cultura. Inutile dire che si tratta di un panorama molto vasto, forse troppo, che inevitabilmente contrasta con i numeri dei lavoratori nel settore.

La cultura è lavoro – Iniziativa di Mi riconosci Sono un professionista dei beni culturali

I dati presi in esame riguardano un periodo di tempo abbastanza lungo, che va dal 2011 al 2016, anni in cui si è addirittura assistito a un calo della percentuale dal 3,5% a quella odierna. Ma non finisce qui: per quanto riguarda l’occupazione giovanile (quella che va dai quindici ai ventinove anni, per intenderci) l’Italia si posiziona addirittura al venticinquesimo posto, nonostante il grande numero di diplomati e laureati presso scuole di alta formazione artistica e musicale.

Quello che viene da chiedersi, osservando questi pochi ma piuttosto esaustivi dati in grado di offrire la triste fotografia di un Paese che di cultura e turismo culturale ci potrebbe quasi campare, è il motivo per cui tutto questo accade. Uno dei problemi che, dando uno sguardo al mondo dei beni culturali, balza subito agli occhi è sicuramente quello della mancanza di fondi costante in cui verte il settore, che spesso e volentieri si vede costretto a fare ricorso a volontari. Questo sistema, unito a un sempre minor interesse da parte delle istituzioni a migliorare la situazione di costante incertezza e svilimento in cui si trovano a vivere migliaia di lavoratori del settore della cultura, ha spinto alla fine del 2015 alla realizzazione di un’iniziativa volta a una sensibilizzazione verso l’occupazione culturale. Probabilmente ne avrete già sentito parlare: si tratta della campagna Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali che, attraverso il suo blog e l’omonima pagina Facebook, da più di due anni cerca di portare avanti, anche sul piano politico, un acceso e altamente costruttivo dibattito sulla questione, che senza ombra di dubbio richiede in Italia un tempestivo intervento. Da questo progetto, è nato anche un appello per la creazione di un Patto sul lavoro culturale, pensato per essere sottoscritto da chiunque ne condivida i valori.

Una guida impegnata in un tour museale

Non bisogna infatti dimenticare che il settore della cultura, se ben funzionante, porterebbe al nostro Paese non solo una consistente crescita a livello turistico – sia interno che esterno – ma, forse ancora più importante, un progresso sul piano educativo e quindi sociale della cittadinanza italiana. Pretendiamo, dunque, per tutti coloro che ogni giorno studiano e lavorano con passione per la salvaguardia, la conservazione e la valorizzazione del nostro invidiabile patrimonio, il giusto riconoscimento. Perché se è vero che la cultura non ha prezzo, il lavoro dovrebbe invece averne.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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