Cinecittà, più di ottant’anni tra spettacoli, successo e magia

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Fellini, Mastroianni, Loren sul set di “Otto e mezzo”

Il 28 aprile 1937, alla presenza di Benito Mussolini e di tutte le alte cariche dello stato, si inaugurava Cinecittà, un prestigioso complesso di teatri nella periferia romana destinato, in pochissimo tempo, a far parlare di sé in Italia e in tutto il mondo. Il duce aveva investito molto nel cinematografo, da lui concepito come grande strumento di propaganda politica e pensato come emblema di un’Italia che doveva mostrarsi al mondo intero in tutta la sua grandezza e bellezza. Il progetto venne affidato a Gino Peressutti, che realizzò un complesso moderno ed imponente, in perfetta linea con il modo di pensare fascista.

Molti anni sono trascorsi da quel 28 aprile e tanti registi ed innumerevoli attori hanno varcato i cancelli di Cinecittà, prendendo parte a quegli intramontabili montaggi di stampo neorealista (fiore all’occhiello dell’Italia) fino ai programmi televisivi che sono entrati nelle case degli italiani con la proposta di personaggi unici che ancora sono nel cuore di chi li ripensa. Negli anni Cinquanta e Sessanta, pareva la Hollywood italiana: tutti giravano a Roma, non solo gli italiani ma tanti, tantissimi stranieri erano degli habitués degli studios. Qualcuno bramava di incontrare Fellini intento a leggere il copione de La dolce vita nello storico Teatro 5, mentre altri cercavano De Sica, oppure Monicelli o Ettore Scola. Fellini portò il Neorealismo in tutto il mondo partendo da qui, e altrettanto fece Pasolini con la sua musa Anna Magnani.   I più grandi film italiani hanno dunque visto la luce qui, come del resto anche gli attori. Sono solo pochi nomi quelli che spontaneamente tornano alla mente, ma non sono quelli di persone qualunque: Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Anita Ekberg hanno lavorato negli studios.

Anna Magnani e Pasolini

Con il boom economico, gli italiani iniziarono ad acquistare e ad avvicinarsi alla modernità: le televisioni spuntarono come funghi un tutta la nazione e molti programmi vennero registrati a Cinecittà, arrivando nelle case delle persone con una frequenza ben più assidua di una pellicola fotografica. Tutto quello che passava per gli studi romani diventava oro e così il prestigio arrivò anche oltre oceano, richiamando personalità celebri quali Mervyn LeRoy per il suo Quo vadis e William Wyler per Ben Hur, entrambi film di impressionante successo. Scorsese, Wes Anderson, Ridley Scott, Ben Stiller, tutti nel corso degli ultimi decenni hanno scelto di girarci alcuni film, stregati dal fascino senza tempo della casa dei sogni italiana.

Cinecittà è un luogo che deve essere preservato con cura e gelosia,in quanto non si tratta meramente di un complesso di teatri e studi televisivi ma porta con sè un significato ben più importante: è un teatro che nelle sue numerose sale rivela una storia personale di cui sentirsi orgogliosi, raccontando di un esistere che di solito pare sfumare mentre qui, tra il tintinnio delle centinaia di pellicole, pare scandito a ritmi irregolari fino a che, ogni tanto, pare fermarsi anche solo per un attimo.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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