Art Kane, il Visionario: la mostra fotografica a Torino

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1958, Harlem (NY), 126esima Strada. Sembra quasi una vecchia foto di classe, eppure le 57 persone radunate sulla scalinata di un palazzo non sono studenti, bensì autentici miti del Jazz chiamati a raccolta da uno dei fotografi più rappresentativi del XX secolo. Stiamo infatti parlando di Harlem 1958, una fra le prime fotografie scattate dal celebre fotografo newyorchese Art Kane (1925-1995), fra pochi giorni protagonista di una mostra fotografica ospitata dal 3 maggio al 14 luglio 2018 presso lo Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes di Torino con il titolo Art Kane. Visionary: quaranta opere che costituiscono un estratto della grande retrospettiva modenese curata dallo stesso Guido Harari nel 2015 e che sono oggi riproposte nell’ambito della prima edizione di Fo.To. Fotografi a Torino.

Art Kane

«Mio padre ha avuto una carriera come direttore artistico ma ad un certo punto ha voluto fare il salto da colui che sceglie l’immagine, organizza e dirige l’impaginazione, a colui che invece crea davvero l’immagine», racconta il figlio di Art, Jonathan Kane. Il “salto”, dunque, accadde un giorno ad Harlem: A great day in Harlem o Harlem 1958 è il titolo originale della fotografia apparsa al tempo sulla rivista Esquire (di cui Art era art director), che il figlio ha definito «una foto leggendaria, una foto che fece la storia». Kane, infatti, non si limita a scattare una foto documentaristica, ma riesce a farne un’icona Jazz: a pensarci bene, inoltre, anche le nostre foto di classe non sono semplici e freddi scatti documentaristici, ma vere e proprie “icone” della nostra infanzia, poiché smuovono in noi ricordi e nostalgie per un tempo – l’infanzia, appunto – che tendiamo a ricoprire di immagini e di significati una volta diventati adulti.

Che cos’è l’arte, dunque, se non proprio un’immagine diventata icona? Tanto nella nostra vita quanto, soprattutto, nella moda, nella musica, nell’impegno civile e – soprattutto – nella pubblicità, infatti, siamo alla costante ricerca di immagini da trasformare in icone. Uno che di icone (si pensi alla sua Marilyn Monroe) e di pubblicità se ne intendeva era sicuramente Andy Warhol, che difatti dichiarò:

Penso ad Art Kane come a un colore acceso: come il sole, Art fissa il raggio del suo sguardo sul soggetto, e quel che vede, lui fotografa – e di solito si tratta di un’interpretazione drammatica della sua personalità.

A great day in Harlem

Guardiamo più da vicino alcuni di questi soggetti “interpretati” da Kane, che spaziano dai grandi nomi della musica Jazz, appunto, per arrivare fino alle icone della musica Rock, Soul e Pop: Rolling Stones, Bob Dylan, Doors, Aretha Franklin, Louis Armstrong sono soltanto alcuni fra i protagonisti dei ritratti “visionari” di Art.

Già, ma perché Kane viene spesso definito un fotografo “visionario” e non solo un ritrattista? Questo concetto ci appare più chiaro dopo aver visto uno dei suoi capolavori, intitolato semplicemente The Who (1968), il popolare ritratto del gruppo rock britannico degli Who (immagine di copertina), i cui membri sono sorpresi “addormentati” sotto un monumento a Morningside Park (NY), mentre usano la Union Jack come coperta. L’immagine, oltre probabilmente a rievocare curiosamente la celeberrima Resurrezione di Sansepolcro dipinta da Piero della Francesca – nella quale il pittore raffigurava quattro soldati addormentati ai piedi di un Cristo trionfante – l’immagine, dicevamo, diventa un’icona immediatamente scolpita nella nostra memoria per il suo carattere originale e irriverente o, in una parola, “visionario”.

Un dettaglio della Resurrezione di Piero della Francesca

A questo proposito, il riferimento a Cristo non ci appare del tutto casuale quando ci imbattiamo in un altro ritratto “visionario” scattato dal fotografo: stiamo parlando del Cristo sulla sedia elettrica, l’impressionante immagine pubblicata nel 1970 come commento alla canzone With God on Our Side di Bob Dylan. Non sono moda, musica e pubblicità, dunque, ma anche diritti civili e politici finiscono sotto il “raggio” dello sguardo, e dell’obbiettivo, di Kane: ne è un esempio Indians of All Tribes, un fedele ritratto simbolico del movimento per i diritti dei nativi americani, radunati in uno dei corridoi di Alcatraz, isola-prigione nella quale i nativi erano costretti dopo la fuga dalle loro terre.

Un fotografo visionario ma radicato nella realtà del suo tempo, che riuscì a immortalare in una sola immagine i grandi turbamenti artistici e sociali, trasformando decine di immagini in folgoranti icone di un secolo. Questa è l’arte: anzi, questo è Art.

Art Kane. Visionary
A cura di Guido Harari
Fondazione Bottari Lattes, Torino
Dal 3 maggio al 14 luglio 2018

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

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