Antonio Ligabue in mostra a Genova: genio autodidatta o pittore naif?

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È una genialità piena di sofferenza quella di Antonio Ligabue (Zurigo 1899 – Gualtieri, Reggio Emilia, 1965), a cui il Palazzo Ducale di Genova dedica un’accurata mostra antologica allestita fino al 1° luglio. La selezione di 80 lavori tra dipinti, sculture, disegni e incisioni ruota attorno ai due grandi filoni della sua produzione, gli animali e gli autoritratti e ci aiuta a ripercorrere la vicenda umana e artistica del pittore.

Molto spesso il suo nome è ancora associato alla follia, facendo perdere il valore storico-artistico delle sue opere che i curatori Parmiggiani e Negri puntano a rimettere in luce. 

Ligabue è stato a lungo definito borderline o naif, dato che la sua formazione pittorica avvenne da autodidatta. Tuttavia questo è un elemento comune a molti pittori che nessuno definirebbe così, anzi oggi è spesso considerato il mezzo più efficace per esprimere liberamente se stessi al di fuori dei condizionamenti di una scuola. La sua cultura, essenzialmente visiva, era basata sulla quantità di immagini, soprattutto umili o quotidiane, che percepiva con la vista, selezionava ed elaborava ulteriormente. Ne è una componente essenziale l‘espressionismo scoperto sia grazie all’influsso germanico degli anni giovanili passati in Svizzera, sia per contatti con artisti italiani. In particolare ci riferiamo all’incontro con lo scultore Marino Mazzacurati, conosciuto a Gualtieri nel 1927, trai primi a scoprire le sue qualità artistiche, anche se l’artista a cui lo si associa più facilmente per le atmosfere esotiche e i colori forti è Henri Rousseau detto il Doganiere.

L’angoscia e il male di vivere si rivelano soprattutto attraverso lo sguardo visionario con cui ritrae i soggetti in stile espressionista per i tratti violenti, quasi pietrificati e i colori accesi e piatti.  

Con precisione anatomica e attenzione maniacale alla ripetizione di elementi decorativi Ligabue dipinge ogni tipo di animale, da quelli domestici a quelli selvaggi della foresta e del bosco, come tigri, leoni, leopardi, gorilla, volpi, aquile, alternando nello sfondo paesaggi agresti della Bassa Reggiana e svizzeri. La maggior parte sono raffigurati in tutta la loro ferocia mentre attaccano le prede, ma come in Rousseau, gli animali esotici si rivelano studiati sui libri o al massimo visti al circo. 

Tra i lavori più interessanti in mostra Tigre reale, realizzato nel 1941 quando era ricoverato nell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, le due versioni di Cani da caccia con paesaggio o il cruento dipinto dell’Orso bianco che ghermisce una foca. Ma è soprattutto nella galleria degli autoritratti che emerge l’espressionismo tragico di Ligabue comunicando il senso di angoscia e smarrimento che ha pervaso la sua difficile vita, dai primi anni nella natia Svizzera fino al periodo trascorso in Italia nella Bassa Reggiana, dove si acuì la malattia mentale e morì. Ciò appare evidente in capolavori quali Autoritratto con berretto da motociclista del 1954-55 e Autoritratto del 1957: negli occhi e nel volto, sempre collocati in primo piano, si leggono sgomento, fatica e desolazione, quasi come se egli si sentisse condannato a una perenne solitudine e impossibilitato a instaurare una qualsiasi relazione con il resto del mondo. L’occhio dello spettatore si focalizza così sul volto e sullo sguardo di Ligabue che occupano la quasi totalità dei dipinti, sullo sfondo di paesaggi per lo più anonimi.

Come sottolinea il curatore Sandro Parmiggiani,

Questi autoritratti dicono tutta la sofferenza dell’artista; ne sentiamo quasi il muto grido nel silenzio della natura e nella sordità delle persone che lo circondano. Quando perduta è ogni speranza, ormai fattasi cenere, il volto non può che avere questo colore scuro, fangoso, questa sorta di pietrificazione dei tratti che il dolore ha recato con sé e vi ha impresso. 

Nella retrospettiva trovano spazio anche altri dipinti, come Carrozzella con cavalli e paesaggio svizzero, alcune versioni della Lotta di galliAquila con volpeVedova nera con volatile, Testa di tigre e Crocifissione 

La mostra è adatta a tutta la famiglia: il Palazzo Ducale organizza una serie di attività didattiche, incontri e visite guidate gratuite sia per i piccoli che per gli adulti e un’opera ad altezza di bambino. L’esposizione dunque rappresenta un ulteriore capitolo per restituire il corretto valore critico, pittorico e storico ad un artista pienamente compreso da poco e l’occasione per ammirare opere difficilmente fruibili perché provenienti da collezioni private.

Antonio Ligabue
A cura di Sandro Parmiggiani e Sergio Negri
Palazzo Ducale, Genova
Dal 3 marzo al 1 luglio 2018

Denise Alberti per MIfacciodiCultura

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