Assegnato il World Press Photo 2018, il concorso fotografico più famoso al mondo

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Ronaldo Schemidt, vincitore del concorso

Il 12 aprile scorso sono stati annunciati i vincitori del premio fotogiornalistico più importante al mondo: il World Press Photo. La fondazione che gestisce l’iniziativa è no-profit e ha sede ad Amsterdam. Tutto nacque nel 1955, dall’idea di un gruppo di fotografi olandesi, non più soddisfatti del concorso nazionale Zilveren Camera e desiderosi di ottenere più attenzione. La prima edizione, che vide come vincitore Mogens von Haven che immortalò un motociclista scaraventato giù dalla moto, diede adito a un’ondata di critiche e dissensi riguardo al ruolo della fotografia nel settore giornalistico. Nonostante le iniziali disapprovazioni ,che vennero poi messe a tacere,  il concorso acquisì notevole importanza artistica e sociale, fino ad arrivare ad essere un premio molto ambito a livello internazionale. Diretta da Lars Boering, la WPP Foundation ha ancora oggi sede in Olanda e rimane sempre un’associazione indipendente e senza scopo di lucro, con due principali sponsor alle spalle: Canon e la Dutch Postcode Lottery, ovvero la Lotteria Postale.

Tutte le primavere, la World Press Photo Foundation assegna il premio fotogiornalistico per eccellenza. I vincitori di questa edizione sono stati annunciati il 12 aprile scorso e le foto sono di una calibro notevole, prima tra tutte quella del vincitore, ovvero il venezuelano Ronaldo Schemidt. La sua fotografia, scattata nel suo paese durante il maggio scorso, ritrae una manifestazione di protesta contro il presidente Nicolas Maduro; l’opera ha anche ottenuto il primo premio nella categoria Spot News immagini singole. L’istantanea ritrae un ragazzo di 28 anni, José Víctor Salazar Balza, in balia delle fiamme, che cerca di correre via dal luogo dell’esplosione di una motocicletta. Magdalena Herrera, presidente della giuria, ha spiegato che, nonostante la foto di Schemidt sia un classico, è in grado di trasmettere un’energia dinamica oltre a restituire pienamente la sensazione di quel convoglio di forze disperate e ardue che spingono alla salvezza in situazioni tragiche Per riportare le parole esatte della donna, «Mi ha trasmesso un’emozione istantanea».

La foto di Morgens von Haven, vincitrice del primo concorso World Press Photo nel 1955

Schemidt è stato premiato per la dinamicità della opera, che sembra quasi rendere lo spettatore parte attiva dell’azione. Tuttavia, vi sono alcuni scatti la cui forza, immane e sconquassante, sta proprio nella staticità. Il primo scatto a far parte di questa descrizione è presentato da Neil Aldridge, vincitore del primo premio nella categoria Environment. Egli rappresenta uno degli ultimi esemplari di rinoceronte bianco bendato e sedato per il suo trasporto nel Delta dell’Okavango, in Botswana. Una resa veritiera ferma e quasi monocromatica, capace di gettare in faccia la brutalità umana e le sue conseguenze sul mondo animale. La benda vermiglia sembra essere lì per mostrare il sangue di animali innocenti e impotenti,  che pagano un prezzo troppo alto in servizio del dio denaro.

La seconda grande opera che conquista per la sua peculiare e tranquilla apparenza è la vincitrice del primo premio nella categoria Persone Storie. L ‘autore è il fotografo australiano Adam Ferguson che per questo progetto ha ritratto alcune studentesse che sono riuscite a scappare dopo che Boko Haram le aveva obbligate a farsi saltare in aria. La staticità verticale e la finestra velata di nero sullo sfondo costringono lo spettatore a fermarsi con Aisha, 14 anni, in questo limbo: non c’è futuro per le vittime di terrorismo oppure è possibile intravedere una speranza anche in queste contingenze? D’istinto verrebbe da dire di no, che pensare a un domani per chi ha vissuto determinate situazioni è davvero arduo, come testimoniano le compagne di Aisha che si coprono il viso dichiarando così la loro anonimità. E la ragazza  protagonista dello scatto, è solo un’altra delle tante pedine dell’odio, senza volto e senza nome oppure può sognare di trovare, un giorno, la sua identità in uno scenario diverso da quello del terrore?

Waiting For Freedom

Tante cose sono cambiate negli ultimi sessant’anni, ma lo scopo resta invariato mostrare storie che obblighino a fermarsi, a sentire, pensare, agire. Questo concorso internazionale ha un impatto sull’opinione pubblica che va molto al di là dell’arte in sé. Non si tratta solo di foto ma di istantanee che sono pura denuncia sociale e che Grazie al World Press Photo possono arrivare sempre più vicino alle persone, obbligandole a non poter più ignorare la verità. Emblematici di questo discorso sono anche alcuni scatti iconici del fotogiornalismo presentati nelle scorse edizioni, tra cui una bambina nuda che scappa da un attacco al napalm in Vietnam, un monaco buddista che si da fuoco e un giovane studente davanti a carri armati sulla piazza Tiananmen. Nei prossimi due mesi, le foto vincitrici saranno esposte a Roma, Milano e Bari, per raccontare degli attimi che evidentemente non sono poi così tanto incredibili da immaginare veri.

Luisa Seguin per MIfacciodiCultura

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