Museum-Gallery Xpo Salvador Dalí, tra erotismo e sogno

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Dalí, self-portrait

In piazza Markt a Bruges, celato tra la compostezza degli edifici neoclassici e le quarantasette campane nascoste nel carillon del Beffroi, esiste un museo che prende vita seguendo una filosofia: «the one thing of which the world will never have enough is exaggeration». Il creatore di queste parole è un inventore spagnolo di nome Salvador Dalí, una personalità dall’impossibile definizione lineare, una mina impazzita in grado di destreggiarsi tra tele, sculture, pellicole, negativi e libri con una costante in tutte le sue rappresentazioni: saccente irregolarità. Numerosi schizzi in bianco e nero con eccezioni di sanguigna e comparse in acquerello contornano l’esposizione del Museum-Gallery Xpo Salvador Dalí, come a proteggere, circondandolo, il percorso individuale e pittorico dell’artista, ricordando a lui e agli osservatori i capisaldi imprescindibili e ricorrenti nell’arte surrealista. Si parla della carne, morbida e sinuosa nel continuo itinerario di scoperta in slanci esplicitamente nudi, e poi dell’indecifrabilità di volti scuri e lontani, per poi arrivare a toccare con mano il fervore vicino e caldamente folle della persistenza delle distanze temporali. Sempre presente è una macchia nera che si adagia sullo sfondo di ogni litografia, lì a rimembrare la presenza inquietante di un fumo nero che imperterrito non cessa mai di abitare l’esistere, e non c’è via di fuga al memento mori, nonostante la grandiosità e magnificenza cui si possa aspirare nelle opere d’arte come allegoricamente anche nella vita.

At the age of three, I wanted to be a female cook. At seven, Napoleon. After that, my ambition just went on growing. I wanted to be Salvador Dalí and nobody else.

Il Museum-Gallery Xpo Salvador Dalí

Al centro del museo, è stato realizzato un allestimento che casca a pennello con lo scopo di rievocare senza filtri lo stile dell’artista, astratto ed estetico quanto inverosimilmente bizzarro: pannelli leopardati a simulare il muro dell’atelier, scaffali pallidi come le debolezze degli umani tranne lui, l’artista, che invece con la sua alma può dar vita a un blu vivissimo, pronto a diventare il colore sommo. Un corvino pronto a slanciarsi in un dominio della stanza, in un culmine in cui l’elevarsi in vertiginosa altezza diventa trasformazione e incarnazione nelle sembianze di due maestosi pavoni, per nulla sobri come alticcia è la bellezza intrinseca e dichiaratamente surrealista. E nascosti dai volatili, lì dove schiarisce il bluette, si insinuano dei simboli schizzati voracemente su dalle tele, semplici e diretti come lampi guizzanti, luminosi e  significativi come moniti di fantasie da tempo dimenticate.

Voltando l’angolo, compaiono figure sdraiate, in attorcigliamenti e abbracci avvinghiati in cui tutto è unione e possesso, in un urlo spietato al carpe diem e alla precarietà del tempo che inesorabile scorre via e non concede nulla se non la passione momentanea, vorace e sporadica come qualsiasi scelta possibile. Per Dalí sembra quasi tutto un sogno, in cui nulla vuole essere passivo ma è parte attiva e mai indifferente di una psiche errante che vagabonda per un mondo di colori e fantasmi, per trovare una logica che potrà garantire un’identità supponente di sé. Credersi importante per esistere, pensarsi unico e inimitabile per tastare il calore della propria pelle, in un grido che è voragine e disequilibrio lungimirante.

Museum-Gallery Xpo Salvador Dalí

Dalí dedicò notevole interesse all’opera aurea di Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, realizzando per la Press-Random House di New York un corredo pittorico per descrivere il libro. Un personaggio isolato che cammina, delle carte che si destreggiano tra loro lasciando spazio a una regina rossa, un bruco che insegue una farfalla su un tetto arancione e una presenza onirica orrorifica che si arrampica sui muri: terrore e sorpresa, storia e sogni allucinati, retrospezione e idee vagabonde, forestieri incapaci come Alice pronti persino a colorare le ore nascoste tra gli alberi pur di trovare un senso al proprio viaggio in continua avanscoperta. E poi tanto altro ancora, tra treni fumeggianti e diavoli rossi, macchie arancioni intricate e uccelli nelle bocche blu, a testimoniare l’evidenza, per una visuale follemente sincera delle fantasie proibite.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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