Daniel Defoe, che inventò il romanzo moderno per sbaglio

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Era nato in una famiglia piccolo borghese, nell’Inghilterra del XVII secolo, Daniel Foe (Stoke Newington, 13 settembre 1660 – Londra, 26 aprile 1731) e il padre lo avrebbe voluto pastore presbiteriano. Ma il giovane Daniel aveva ambizioni ben diverse, tipo studiare economia, geografia e lingue straniere. Se il suo nome non ti dice nulla è perché dal 1695 iniziò ad adottare il prefisso “De”, passando così alla storia come Daniel Defoe, che a suo dire suonava più aristocratico.

Daniel Defoe

Sono due gli aspetti chiave della vita di Daniel Defoe, e il primo si lega in qualche modo al secondo. La sua ambizione e la sua brama di ricchezza e riconoscimento sociale lo portarono a cercare il successo attraverso iniziative economiche spesso fallite miseramente.

Come quando andò in bancarotta nel 1692 e dovette passare un periodo in carcere a causa del suo disastro economico. Qui inizia a scrivere i primi saggi di natura politica e economica, in cui anticipa alcuni aspetti come la creazione di una banca centrale, di un sistema pensionistico e di una società di assicurazioni. In tutto questo ovviamente la sua posizione era di fervente sostenitore della causa liberale.

Dopo essere uscito dal carcere, la sua libertà non durò a lungo: scrivere saggi gli piaceva e uno di questi, che aveva intitolato La vita più breve per i dissenzienti non fu per niente ben accolto dalla società dell’epoca, così il libro fu messo al rogo e l’autore condannato alla gogna e alla prigione, di nuovo.

Ma lui, recidivo nelle sue azioni, decide di scrivere Hymn to the Pillory, testo di polemica contro la condanna alla gogna inflitta agli innocenti, mentre molto spesso i colpevoli restavano impuniti, che inizia a circolare per tutta Londra. Quando fu il suo momento, il popolo ornò la sua gogna con fiori e la birra scorse a fiumi.

La sua passione per la scrittura lo porta nel 1704 a fondare la rivista settimanale The Review, che entrerà nella storia del giornalismo inglese e lo renderà il precursore del giornalismo moderno.

A questo punto è possibile comprendere il perché e la tipologia dei suoi romanzi e in particolare del suo più famoso, Le avventure di Robinson Crusoe (titolo originale: The Life and Strange Surprising Adventures of Robison Crusoe, of York, Mariner). Daniel Defoe non è un romanziere, un inventore di storie, ma un abile saggista e scrutatore della realtà: è un giornalista. Quando scrive lui si basa sui fatti e lo fa anche quando decide di raccontare la storia di Robinson Crusoe.

“Le avventure di Robinson Crusoe”, Ulrico Hoepli libraio-editore

L’ispirazione gli arriva dall’avventura del marinaio Alexander Selkirk, narrata in un racconto contenuto nella seconda edizione di A Cruising Voyage round the World del capitano Woodes Rogers. Fu così che Daniel Defoe scrisse il primo romanzo moderno della storia riportando come fosse un diario di viaggio preciso e fedele le vicende di questo marinaio naufragato in un’isola deserta, ma senza avere l’intenzione di scrivere un romanzo, anzi spacciando i fatti come veri.

Quando decise di raccontare le avventure di Robinson Crusoe, o di altri personaggi che vennero dopo, lui non vuole proporre ai suoi lettori una storia di immaginazione, ma vuole spacciare quelle storie come vere, come reportage giornalistici e biografie. Insomma, in cuor suo resta e resterà sempre un saggista, attratto dal vero, pronto a utilizzare le sue abilità letterarie per guadagnarsi da vivere e pagare i debiti.

La mescolanza tra vero e finzione e la dose di intrattenimento che caratterizzano i romanzi di Daniel Defoe verranno poi riprese da tutti gli scrittori che vogliono cimentarsi in quel nuovo genere narrativo, ma, come per molte invenzioni geniali, chi ha avuto l’idea non si è nemmeno reso conto della portata rivoluzionaria di quello che ha creato.

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

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