#1B1W – “La tredicesima storia” di Diane Setterfield, una narrazione a più voci

0 918

Una vicenda appassionante è presentata nell’opera della scrittrice inglese Diane Setterfield La tredicesima storia, edita Mondadori. Inizia tutto con una lettera che invita una giovane e inesperta quanto piuttosto testarda biografa di nome Margaret a recarsi in un luogo a una determinata ora di un tal giorno. «L’ora è giunta. Venga lunedì con il treno della quattro e mezzo. Manderò una macchina a prenderla alla stazione di Harrogate. Vida Winter». A scrivere è un’anziana donna di nome Vida Winter, scrittrice famosa ma ormai malata, intenzionata a chiedere aiuto all’appassionata di biografie che vede come suo alter-ego.

La vicenda prende avvio e pare imboccare un sentiero che sempre di più conduce a una lotta irrimandabile contro i propri fantasmi, che si presentano a chiedere il conto sia alla giovane antiquaria che all’anziana scrittrice, senza differenze. Un doppio binario sul quale si osserva l’evolversi di due persone che, partendo da uno background evolutivo comune caratterizzato dalla copiosa presenza di libri, hanno molte più cose in comune di quanto pensino, nonostante le personalità siano quasi agli antipodi. Testardaggine, passione, indecisione, coraggio, sono gli elementi base del gioco serrato tra le due, che arriveranno ad affrontare insieme diversi segreti racchiusi in un antro inviolato che è il passato. Il non detto, il celato ancora da scoprire e assaporare o temere è un concetto chiave, messo a nudo e analizzato a puntino dalla Setterfield, che lo osserva da vicino come un prisma dai lati perfetti ma che in realtà è un elemento che più irruento ed infausto sarebbe impossibile.

Diane Setterfield

In tutto questo, l’amicizia tra le due donne cresce e si consolida dalle esperienze affrontate insieme fino a creare una vera e propria complicità che permette di arrivare a rievocare congiuntamente alcuni eventi tormentosi del passato, per poi rielaborarli attribuendogli un significato, il tutto in una magica finzione creata dalla narrazione, strumento che permette di scoprire verità ancora più nascosti del narrato aperto che da soli difficilmente si arriverebbe a esplorare coscientemente. Un passato e i suoi segreti, in un’ottica secondo la quale le vite di ognuno sono intersecate continuamente con quelle degli altri ma con la consapevolezza, amara o non, che probabilmente non si arriverà mai a conoscere esaustivamente le menti altrui, visto che non si conosce mai del tutto nemmeno la propria persona. Il percorso della Setterfield è un’opera scomposta, i cui tasselli sono infiniti e continuamente rimescolati tra loro, a creare perpetuamente nascite, avventure, fini, guerre, reinvenzioni, finzioni, misteri tra vaghe certezze nelle creazioni momentanee.

Una nascita non è propriamente un inizio. La nostra vita al principio non è propriamente nostra, è solo la continuazione della storia di qualcun altro. Prenda me, per esempio. A guardarmi ora, penserà che la mia nascita sia stata una cosa speciale accompagnata da chissà quali strani presagi e assistita da streghe e fatine buone. E invece no. Nemmeno per idea. Anzi, quando sono nata ero poco più di un intreccio secondario.

L’interpretazione della vita che la Diane Setterfield presenta ne La tredicesima storia esprime il concetto che alcuni capisaldi mentali non cessano di vivere con la persona che li crea ma, una volta che questa li dimentica o cessa di esistere,  vengono trasmessi di persona in persona, di generazione in generazione, con le reazioni singole di chi si ritrova ad avere a che fare con questi. Non ci sono segni di interpunzione validi, se l’artefatto conta realmente, nulla può fermare un messaggio anche se le voci che lo pronunciano si susseguono e dono diverse: ciò che è importante resterà, sempre e comunque. Come rami di uno stesso albero che si propagano, crescendo in direzioni diverse, arriveranno fin dove sarà concesso di esistere, e le pagine dell’autrice testimoniano proprio questo: un racconto lineare che «senza barare, anticipare i tempi o fare domande» arriva dove deve, e sa farlo bene.

Antonia de Francesco per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.